C’era una volta il CLUB – Da divertimentificio a dormitorio

 

Roberto Funaro creativeManager-dj-art director

L’anno scorso ci eravamo lasciati con una fatidica quanto preoccupante domanda: in una Desenzano che non è città d’arte, non ha le terme, non ha un palazzo congressi, non ha un centro fiera, non ha grandi spiagge, non ha puntato più di tanto su un turismo agro-eno-gastronomico, chiuse le discoteche e perso il loro indotto, su quale tipo di turismo puntare per il futuro?

La domanda a tutt’oggi rimane inevasa, tra lo smarrimento di commercianti, albergatori e la rabbia di imprenditori che hanno creduto in un modello di economia che per circa un ventennio ha funzionato a tal punto da proiettare Desenzano tra le mete più ambite in fatto di locali notturni, club, night-life e discoteche di ogni sorta.

Tempi passati cari lettori, ormai Desenzano è territorio dormitorio… dormitorio apparente.

Questo termine è però improprio. Primo, perché lo sterminio delle discoteche è stato voluto; secondo, perché gli obiettivi che si erano prefissati coloro che tale sterminio volevano realizzare, comunque non sono stati raggiunti. Questi signori hanno sprecato energie per annientare la night-life, facendo leva sul consumo delle droghe, dell’alcool e sulla prostituzione che “l’economia della notte” tira dietro di se. Ebbene, provate a immaginare: una volta abbattuto il mondo delle discoteche cosa è rimasto? Tutto il resto!

Il loro modo di fare prevenzione nei confronti dei giovani si è trasformato in “repressione”. Tre ambulanze fuori da una discoteca, credo non sia un buon modo per indurre i giovani a non assumere sostanze stupefacenti o non mettersi alla guida in stato di ebrezza, assomiglia di più a un’azione di costrizione nei confronti dei ragazzi e di soffocamento nei confronti dei gestori delle discoteche che per ogni ambulanza devono comunque corrispondere un onorario che si va ad aggiungere a tutte le altre spese di gestione rendendo praticamente la serata infruttuosa e paralizzando di fatto un azienda.

Se prevenzione si deve fare, la si dovrebbe fare all’interno delle discoteche e non all’esterno con “metodi impetuosi”, che mortificano l’intelligenza dei ragazzi e come ogni cosa forzata ne si ottiene l’effetto boomerang, quello contrario. Meglio farla con degli stand affidati a personale specializzato, psicologi, assistenti sociali, che spieghino ai ragazzi, anche attraverso la distribuzione di opuscoli opportunamente preparati da altrettanto personale specializzato in campagne di comunicazione sociale, i danni che ogni tipo di droga che assumi ti arreca. I ragazzi sono intelligenti, vanno stimolati non costretti, si devono toccare le corde giuste, non proibire. Un’operazione da svolgere congiuntamente con la proprietà e la gestione del club (o discoteca) in collaborazione e sinergia , parole che sembrano essere disconosciute da queste parti.

La mancanza di competenze in ruoli chiave ha portato Desenzano nello stato vegetativo in cui si trova , una comunità che era tra le prime in Italia per il turismo legato alla movida, oggi agonizzante e privo di iniziative realmente valide per l’economia locale di questo settore e di conseguenza di tutto il suo indotto. Basta snocciolare qualche numero per rendersi immediatamente conto delle mancate possibilità che una cittadina “turistica” come Desenzano subisce.

Comuni con caratteristiche simili, ma con una visione del mondo della notte totalmente diversa, che puntano soprattutto su quel tipo di offerta anche turistica, ne fanno il loro fiore all’occhiello, il loro prestigio, con una “semplice” manifestazione della durata di tre giorni in pieno luglio , che ha visto la musica al centro come collante dell’evento,  tenendo aperte spiagge, negozi, bar, e tutti gli esercizi per un intero week end, hanno creato un indotto da 100 milioni di euro e hanno fatto registrare un milione e mezzo di presenze.

Ora può anche essere possibile che all’interno di un’intera comunità non ci siano persone in grado di attivare azioni di marketing e strategie per attirare i giovani che un tempo popolavano questo “divertimentificio” , ma è possibile che a nessuno venga in mente di fare benchmarking con questi comuni che riescono a fare delle discoteche e del mondo della notte la loro miniera d’oro?

Roberto Funaro

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