Intervista a Diego Beda, assessore a turismo e attività produttive a Desenzano

diego beda

Nelle scorse settimane nei luoghi della politica e nei bar ha tenuto banco il cosiddetto polo del lusso previsto alla Grezze, ma bocciato a larga maggioranza dal consiglio comunale su mozione del centrosinistra. Un non meglio identificato Comitato pro sviluppo Desenzano dice non è essere un centro commerciale, ma un polo fieristico. Per buona pace di Saussure e della corrispondenza tra significato e significante, tuttavia, non possiamo far altro che chiamarlo per quello che è: un centro commerciale. Su questo, sul commercio cittadino e sulla vita notturna abbiamo intervistato Diego Beda, assessore ad attività produttive e turismo del Comune di Desenzano del Garda. Classe 1970, è conosciuto negoziante del centro e presidente del Consorzio Riviera del Garda – Colline Moreniche.

Desenzano ha un bel centro storico il cui fiore all’occhiello sono da sempre i negozi. Cosa ha avuto in più negli anni passati rispetto ai vicini lacustri e, considerate le lamentele dei commercianti, cosa è mancato questo anno?

Trattare prodotti di qualità superiore e, quindi, di una categoria di prezzi superiore è una scelta che negli anni ha premiato. Desenzano è una città turistica privilegiata sotto l’aspetto geografico, ma in un tratto dove sono sorti centri commerciali come funghi e sappiamo tutti che generalmente tengono prodotti di qualità medio-bassa. Sono stati costretti a cambiare quei commercianti che per accontentare tutta la clientela lavoravano con prodotti medio-bassi: non potevano permettersi di proporre prodotti che si trovano nei centri commerciali. Una ripresa dei consumi darebbe di nuovo ragione a chi ha investito in un prodotto di qualità, che giustamente è in linea anche con le aspettative degli albergatori.

Qualcuno ha delle colpe?

Le amministrazioni che si sono succedute non hanno colpe, hanno fatto di tutto per incentivare e valorizzare l’economia del paese. Questa contingenza economica ha messo in difficoltà l’intero sistema, ma prima ancora i prodotti di una certa qualità, perché c’è una minore propensione al consumo. Si segue la moda, ma con una disponibilità economica inferiore e, quindi, i centri commerciali hanno iniziato a lavorare di più. Desenzano si è sempre differenziato perché qua si trovano prodotti che normalmente si trovano nelle grandi città. Pensiamo a Via della Spiga a Milano e alle zone turistiche: noi abbiamo nulla da temere, il confronto lo reggiamo benissimo.

I parcheggi interrati sarebbero manna dal cielo per commercianti? Di quello alla Maratona se ne parlò durante l’amministrazione Pienazza, ma se ne fece nulla.

I parcheggi attorno al centro storico sarebbero utili e funzionali alle attività commerciali, è altrettanto vero che si dovrebbero sostenere costi di non poco conto. Ci sono state tante iniziative per incentivare l’uso di quelli esistenti, come quella dei 10 centesimi per la prima ora durante la settimana. La precedente amministrazione prevedeva con un project financing un parcheggio interrato alla Maratona, ma era legato a un progetto più invasivo per il porto.

Le attività del centro quest’anno hanno lamentato che l’amministrazione ha fatto pochi eventi di intrattenimento serale.

La disponibilità economica degli enti non è più la stessa e c’è stato un calo dei piccoli eventi. È stata fatta una scelta strategica di puntare più su eventi di promozione che di mero intrattenimento. Abbiamo scelto scelto di investire in quegli eventi che dessero visibilità anche a livello internazionale come la Mille Miglia, la cui prima tappa paesaggisticamente rilevante è quella desenzanese.

Vari paesi del lago hanno la propria notte bianca, la fanno anche Brescia e Castiglione. Qua, invece, non la si fa. Perché?

Altrove funziona, ma qua c’è qualche retaggio verso un’iniziativa che si chiamava proprio notte bianca e che aveva creato qualche problema. Ci sono già dei problemi di gestione tra le tante attività che fanno riferimento ai giovani e i cittadini residenti. Si è cercato di evitare un’insurrezione di chi abita nel centro storico. Però faccio una anticipazione per il prossimo anno: probabilmente si realizzerà qualcosa che ha a che fare con il concetto delle notti. Ci stiamo ragionando e quasi certamente stupiremo i giovani residenti e non.

Il castello sarebbe un valore aggiunte, ma oggi è poco utilizzato.

Abbiamo un mastio bellissimo che permette di godere di un panorama sul lago fenomenale. All’interno c’è la caserma Beretta: di epoca successiva rispetto alle mura, permetterebbe scenari promozionali importanti, ma è comunque da restaurare.

Il lungo lago durante la settimana ora rimane aperto, come volevano commercianti e ristoratori. Gli albergatori lo volevano chiuso. Lei come lo preferirebbe?

Viste le dimensioni del tratto di lungolago, dico una cosa che mi renderà impopolare. Aperto o chiuso, è il mio punto di vista slegato dal ruolo istituzionale, non fa una grande differenza, non credo che le sorti di Desenzano cambino per un tratto di cento metri. Per noi è importante averlo chiuso nel fine settimana, quando si riempie di gente. Vi espongono anche i club di auto d’epoca.

Desenzano è stato il paradiso delle discoteche, basti pensare al film di Jerry Calà. La movida anni 90 non c’è più, cosa è cambiato?

È cambiata la propensione dei giovani verso le grandi discoteche. Si sono indirizzati verso quei locali dove è anche possibile socializzare e questo nei centri cittadini ha creato qualche problema. C’è stata una migrazione dalle grandi discoteche ai locali dei centri storici, dove bisogna mantenere un giusto equilibrio tra chi ci vive e vuole riposare e chi ha una attività. Non è semplice riuscire a trovare un giusto equilibrio. Qualcuno diceva che l’amministrazione volesse scongiurare apertura di altre discoteche, è vero esattamente il contrario: abbiamo visto discoteche migrare da un posto all’altro senza intralci.

Fino ai primi anni 90 i locali del centro restavano aperti fino alle 5 senza problemi, ora la notte tutto chiude.

Sono cambiati i tempi, anche io ero uno dei frequentatori dei locali a tarda ora. Non è volontà dell’amministrazione ridurre gli orari. Premesso che c’è stata una circolare della Prefettura di Verona che diceva di fermare la somministrazione di alcolici a mezzanotte e chiudere i locali un’ora prima, il nostro sindaco si è operato affinché questo non accadesse. Il patto per la sicurezza che coinvolgeva tutto il lago parlava di orari molto più restrittivi degli attuali.

Il polo del lusso è stato scongiurato con la votazione del consiglio comunale, ma un comitato ha stampato un volantino per dire la sua verità. Cosa ne pensa?

Sul volantino preferiscono non esprimermi. Il polo del lusso non mi avrebbe fatto prendere una certa posizione se non avessi visto il rendering di uno studio associato bresciano. Con dati facilmente intelligibili con metri quadri dedicati a ricettività, a commercio e a ristorazione. Non penso di aver visto assolutamente in questa progettualità l’intenzione di fare un polo fieristico, che secondo me è certamente cosa diversa dalla bozza previsionale visionata. Il progetto non parla assolutamente di questo. All’interno di quello che oggi viene venduto come polo fieristico c’erano metri quadri dedicati alla ricettività che prevedevano la realizzazione di due-trecento camere.

In campagna elettorale come vi eravate posti su questi argomenti?

Ci siamo esposti in maniera chiara: no alla grande distribuzione sul territorio desenzanese. Poi ci sono le linee programmatiche del sindaco, che sono depositate: quando si parla di attività produttiva e turismo, si parla di valorizzare l’esistente. Un centro commerciale sarebbe un antagonista delle attività esistenti.

Perché qualcuno in maggioranza non si è espresso contro nel consiglio di fine settembre?

Avrà maturato idee diverse.

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