L’editoriale – numero 2, 28 ottobre 2010

 

Questo per noi è il vero numero uno. Il precedente per noi è stato il numero zero, una prova, ma il cantiere resta ancora aperto. Abbiamo raddoppiato le pagine e nel frattempo sono successe alcune cose. A Palazzo Bagatta, per esempio, il consiglio comunale di Desenzano del Garda il 30 settembre è riuscito a portare a termine una seduta, dopo mesi di interruzioni e mancanza del numero legale. Alla stessa data, passata la mezzanotte, è arrivata la bocciatura del cosiddetto polo del lusso, con la quale la maggioranza si è divisa.

Di altre cose successe e di altre attese ne parliamo nelle pagine successive tra analisi, interviste e opinioni, talvolta anche con toni un poco faceti. Così, per non tediarvi ma invitarvi a riflettere sulla vita di tutti i giorni, lascio spazio a Pablo Neruda e alla sua ode “Chi muore”.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,chi non cambia la marcia, chi non rischia e non cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”, piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non legge, chi non viaggia, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

In chiusura rinnovo l’invito a scriverci, a dire la vostra opinione con franchezza. Vogliamo scrivere un giornale per voi e con voi. Tutti avrebbero consigli da dare, tutti vorrebbero sapere, intervenire, discutere. Dite cosa pensate, cosa non funziona e cosa c’è di ben fatto nei vostri paesi, cosa servirebbe fare nei palazzi della politica per migliorare la nostra vita. Partecipate. Consigli e garbate critiche sono sempre benvenuti. Vi daremo voce e cercheremo di dare una risposta alle vostre domande.

E. G.

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