No al polo del lusso, ma hanno impiegato 7 mesi

Chi si lobra si imbroda (o Chi no ga antadur i se anta da per lur)

Pensavo di intitolare queste riflessioni “Meglio tardi che mai”, ma poi…

Analizziamo il voto scaturito al consiglio comunale del 30 settembre da un mozione proposta dal consigliere di minoranza Rodolfo Bertoni del PD, che chiedeva di esprimere una posizione chiara sull’ipotesi della costruzione di una nuova struttura commerciale in località Grezze: insomma, per farla breve, il Polo del Lusso tout court! Votare sì o votare no!

Discussione, nervosismo, tensione da tagliare a fettine e, quando sembrava che addirittura la mozione potesse essere ritirata dal proponente… la svolta. modifica la testo e votazione: “Il Consiglio Comunale esprima una posizione chiara ed univoca di contrarietà alla possibile realizzazione di una nuova strutture… et cetera”. Voti: 16 contrari alla costruzione (parte della maggioranza, sindaco compreso, più opposizione formata da PD e Lega), 3 favorevoli (Frosi, Maiolo e Merici, presidnete del Consiglio Comunale, sempre della maggioranza) e 1 astenuta (Bedetti, sempre della maggioranza). Risultato: molti i contenti, tanti i felici, uno incazzato nero, l’assessore all’urbanistica dott. Tommaso Giardino, altre tre meno incazzati, maggioranza in frantumi, opposizione PD soddisfatta, Lega pure.

Bene, benone, anzi no! Decisione tardiva, in ritardo secco di 7 mesi, posizioni mai rivelate da nessuno dei facenti parte di questo Consiglio, di questa Amministrazione, tutti muti e silenziosi. Era trapelata in marzo questa bella pensata, questo elegante progetto, questa porcheria. Era piombata sulla scrivania del primo cittadino, con una deflagrazione silenziosa e soffocata. Tutti ne parlavano, meno gli addetti ai lavori, anche certa stampa con articoli tra l’ironico e lo stravagante che ipotizzavano il nulla.

Ma fin dal primo momento Diego Beda, assessore al turismo e alle attività produttive, ha espresso il NO, chiaro, preciso e inequivocabile al progetto: un esempio oggi raro di onestà intellettuale. Con lui Don Andrea Brugnoli, che con severità ha espresso il suo pensiero lanciando un monito: “il lusso vero è la cultura, non i tacchi a spillo” e ancora “…vista da fuori Desenzano sembra smarrita, non sa dove deve andare”. Ebbene, se è facile, tropo facile valutare i comportamenti su questa triste vicenda della maggioranza (ammesso che ci sia ancora), difficile e doloroso è constatare cosa ha fatto, o meglio cosa non ha fatto in questi 7 mesi il PD, il partito maggiore dell’opposizione. Della Lega già si sapeva il pensiero.

In questi mesi, niente, nulla, nemmeno uno straccio di spiegazione, di riunione pubblica per spigare, per allertare, per sentire l’opinione dei cittadini, acciarpare in tale maniera una cosa di tale portate non è da opposizione seria. Questo è il sintomo di una sinistra che non sa dove deve andare, piegata su sé stessa a guardarsi le scarpe, aspettando nel migliore dei casi cariche future, poltrone e strapuntini e non certo attenta alle esigenze reali di questa città. Tant’è che le voci di dissenso e di contrarietà sono state affidate ai singoli commercianti, operatori economici del turismo e alla Confesercenti, la quale, molto istituzionalmente, ha indotto una riunione il 7 ottobre all’Hotel Nazionale, regalandoci le solite considerazioni, le solite osservazioni e nessuna novità.

Del centrodestra posso dire di avere espresso le mie opinioni in passato e c’è comunque da sottolineare che Frosi & Co almeno hanno fatto sapere il loro voto favorevole pur a distanza, tenendo comunque in scacco tutta l’amministrazione per 7 mesi. Per Marida Benedetti, unica astenuta, potrei dire che, dopo tale lasso di tempo, avrebbe potuto votare maggior chiarezza e potrei suggerirle: va dove ti porta il cuore.

Al dott. Giardino, soave e ineffabile assessore all’urbanistica, converrà spiegargli che questa disciplina non è il gioco del Monopoli. Dopo aver letto la sua dichiarazione nella quale esprimeva la sua personale amarezza per quanto avvenuto nella votazione: “…mai mi era successo di vedere che un Comune si facesse dettare i tempi e programmi dall’opposizione, com’è accaduto l’altro ieri e auguro a chi verrà dopo di me di non vivere mai un’esperienza così umiliante, il problema non è intervento si o no, ma è la povertà politica che la maggioranza, alla quale mi onoro sempre e comunque di appartenere, ha dimostrato in questa circostanza”. Si può ben capire il suo concetto di amministrare. Non si è preoccupato di impatto ambientale, di danni all’economia della nostra città, di ulteiore svuotamento del centro storico dovuto alla costruzione delle Vele, del Leone e del futuro centro dell’Esselunga. No, non si è preoccupato di tutto questo, ma solo della “povertà politica di questa maggioranza”.

In questa catarsi tardiva, alle quale hanno partecipato anche i giovani leoni miagolanti della maggioranza votando contro, spicca il primo cittadino, che avrebbe dovuto prendere immediata decisione e rigettare la proposta. Esiste depositata una lettera di intenti, allegata a una ricca brochure con tanto di elaborazioni grafiche del progetto con spiegazioni e parametri: ha occupato le disccussioni e i sonni di tutta la maggioranza per mesi e mesi. E la dichiarazione del primo cittadino è stata: “In Comune è arrivata solo una letterina in cui ci chiedevano parere preventivo… non dovevano essere preoccupati i commercianti nemmeno prima, non c’era niente di concereto”. Per questa dichiarazione ha aspettato 7 mesi.

Il tragicomico è che ora in maggioranza c’è chi si vanta di aver bloccato tale iniziativa in Consiglio Comunale. È proprio vero, “Chi no ga andatur, i se anta de per lur”.

Ugo Andreis

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