La nuova Doc Valtenesi tra entusiasti e scettici

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Tutto è iniziato due anni fa con “Mettiamo l’accentto alla Valtènesi”, slogan con cui il Consorzio Garda Classico ha iniziato un’azione promozionale all’interno di un progetto per condurre le produzioni enoiche della riviera bresciana del Benaco verso nuovi traguardi qualitativi e di mercato. Il Groppello è la base e a caratterizzare questa fase sono i “Rossi della Valtènesi”, denominazione transitoria in attesa del punto di arrivo: la nuova Doc Valènesi, approvata dai soci del Consorzio, presieduto da Sante Bonomo, per sintetizzare in un’unica denominazione le sfaccettature di questo terroir. Si concretizzerà, probabilmente, a partire dalla vendemmia 2011, tra entusiasti e scettici.

Elena Parona de La Basia mentre discorre con il ristoratore Federico Bellagente

“Questa Doc era nata con un progetto, poi ha dovuto fare delle corse per l’OCM. La Valtènesi – dice Elena Parona de La Basia di Puegnago – a livello turistico è conosciuta, legare il vino al nome del territorio è linea con le tendenze, ma c’è ancora del lavoro da fare su quale vino sarà. Il Groppello, che sarà la base, non ha la tradizione dei nomi grossi: sono secoli che si parla di Pinot Nero, è difficile parlare di Groppello e dire che ci si può fare di tutto. Ha uve molto belle, ma si devono lavorare bene”. Bisogna stare attenti, come sottolinea Maurizio Gualtieri dell’AIS di Brescia: “Sono vini non semplici da vinificare. Sono spigolosi. Con il tempo poi è fondamentale la sapidità, che è quella che più ti permette di berli. Non si deve avere fretta di metterlo in commercio, così si smussano le spigolature e diventa morbido. Altrimenti rimane ruvido e spigoloso. Per i vini giovani, invece, bisogna stare attenti perché sono uve di difficile lavorazione”..

Emilio Pancera è presidente della Confraternita del Groppello

La Valtènesi è terra di rossi, ma nel 2010 alcuni hanno registrato un calo nella vendita. “I vini importanti non vanno più di moda – spiega il titolare dell’azienda Masserino, Emilio Pancera presidente della Confraternita del Groppello -. Il Barbaresco, il Barolo e il Montalcino si vendono comunque, ma con qualche calo anche dovuto al prezzo. Negli ultimi anni abbiamo fatto del Groppello un vino importante, che non lo è: alta gradazione, colori scuri, con stoffa, spalla et cetera. Oggi il mercato va in un’altra direzione, chiede vini giovani, profumati, beverini. Chi fa vini pesanti oggi fa fatica”. Punti di vista, perché, per esempio, per far capire che qua si possono fare anche vini che durano nel tempo a Profumi di Mosto l’azienda Monte Cicogna ha proposto agli enonauti il suo Don Lisander 2001. “Il mercato – dice un altro produttore – ha portato al confronto con altri vini e abbiamo tannini un po’ difficili. È immediato il confronto con altri vini più strutturati”.

Silvano Delai de L’Ulif evidenzia un altro aspetto: “È giusto lavorare per cercare di migliorare e far conoscere di più il prodotto. Il progetto Doc Valtènesi ha tempi lunghissimi per affermarsi, se fosse una Doc bio non avremmo bisogno di cercare il mercato, ma sarebbe il mercato a cercare noi. Tutte le riviste di settore ne parlerebbero, sarebbe la prima Doc bio al mondo”. Miopia e gelosia sono brutte malattie e Mattia Vezzola di Costaripa taglia corto: “Siamo in dirittura d’arrivo, io ne penso solo bene. Se ci mettiamo dalla parte del consumatore, di quello che poi lo beve, è la cosa più giusta fatta negli ultimi 40 anni”. Il consumatore necessita tassativamente di chiarezza: “Se vai a Tavel o a Bandol in Francia, ci sono il Tavel rosso e quello rosè, il Bandol rosso e quello rosè”. Qua sarà lo stesso: ogni cantina avrà i propri rossi e sull’etichetta ci sarà scritto: Valtènesi, l’anno di vendemmia e il nome dell’azienda.

Paolo Pasini dell'azienda agricola San Giovanni di Raffa di Puegnago

Tra i fondatori di questo percorso c’è Paolo Pasini, dell’azienda San Giovanni a Raffa di Puegnago. Ne è entusiasta e non ha dubbi: “I vantaggisono che chiamiamo così i vini che già esistono, migliorati con la sperimentazione in corso sugli autoctoni”. Il concetto è semplice ed è quello di avere un nome unico per identificare territorio e vini: Lugana bianchi, Franciacorta bollicine, Valtènesi rossi”. Le percentuali degli uvaggi non sono ancora decise, ma almeno il 50 o 60% sarà Groppello. “Abbiamo dato un nome a un modo di fare il vino che già abbiamo. Valtènesi vorrà dire rossi. Ogni azienda fa anche altre cose, io, per esempio, faccio anche il Riesling e non smetterò di farlo. Non deve passare l’idea che si aggiunge una DOC alle altre esistenti, non è così”.

E.G.

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