La pittura astratta di Marco Paladini

Marco Paladini

Discende più dai longobardi che dai liguri, ma di questi ne ha assorbito lo spirito. Marco Paladini, nato nel 1955 a Genova da genitori lombardi, oggi vive tra Gargnano, Desenzano e la Romania. Da quasi trentanni dipinge solo opere astratte, ma è un termine che non gli piace: preferisce chiamarla “arte concreta”, perché la pittura è sempre figurativa anche se in termini mimetici. Le sue opere sono su www.artantide.com.

 

Quando hai iniziato a dipingere?

Come tanti fanno da piccolo impiastravo con la biro le mura dell’appartamento, poi altri proseguono e iniziano a fare cose più sagge.

Da bambino a pittore quale è stata la strada?

Quando uno si trova ad avere dei talenti e vuole fare certe cose crea degli scompigli in una famiglia borghese come sempre. Fin dalle medie era stato consigliato un liceo artistico, feci lo scientifico, ma poi lo lascia per l’artistico. Poi c’è stata la classica trafila accademica, l’ho fatta a Genova, Milano e Venezia, ma non ne ho mai finita una.

Perché?

La prima volta ero stato chiamato per il militare, ma di fondo sono un cane sciolto. Derivo da un’impostazione classica en plain air e avevo gli ulivi anche in giardino. Ho disegnato la natura sul posto, serve a conoscere i colori.

Quindi, allergico all’ambiente?

Erano gli anni 70 e nell’accademia c’era una filosofia che non era per me, che ero più per la tradizione. C’erano l’arte povera, quella concettuale, le installazioni, che non mi hanno mai interessato.

Dal figurativo come sei arrivato alla pittura astratta?

Erano gli anni 80. Dai paesaggi liguri dove vivevo in quegli anni c’è stata una meditazione sul colore tramite la tecnica del divisionismo. Nei primi anni 80 ho fatto un po’ di neo-divisionismo, un po’ di pop art.

Una delle opere di Paladini

Ora del passato cosa rimane nei tuoi quadri?

Nei quadri c’è una struttura totemica. Si vedono o si possono vedere figure antropomorfe, questo per avere dipinto per molti anni piante e uomini. I quadri diventano una sindone, è un po’ come se dipingessi te stesso. L’unica cosa ancora figurativa sono i ritratti che faccio quando mi trovo con gli amici.

Come descriveresti il tuo stile?

La tradizione della pittura prima di tutto nell’Umanesimo. L’elemento umano come proiezione del sé è il filo conduttore classico di sempre nella pittura. Il pittore, anche quello manieristico, veniva riconosciuto dai dettagli anatomici.

Sei pittore a tempo pieno, hai però dovuto rinunciare a qualcosa?

Ci vivo, ma ho dovuto rinunciare ad altre cose, come prendere una compagna. Infatti, sono dovuto andare in Romania.

Oggi in Italia ci sono tanti artisti, che però sono più arredatori. Perché?

Tanti sono figli del boom economico, troppi vivono privilegi di una società che glielo ha consentito, ma ora con questi numeri è insostenibile.

Per il futuro?

Tra un anno o due uscirà una catalogo con tutti i miei periodi artistici: dal figurativo ai paesaggi, dal divisionismo alla pittura gestuale-dinamica veloce, fino a quella più stratificata

Enrico Grazioli

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