I nostri politici – intervista a Rosa Leso, coordinatrice del circolo del PD di Desenzano

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Le elezioni comunali non sono così lontane come potrebbe sembrare e Rosa Leso, coordinatrice del circolo del Partito Democratico di Desenzano e responsabile scuola per la segreteria provinciale, sa che il partito deve tornare tra la gente. Nata a Desenzano, in Capolaterra, l’8 marzo del 1949, per 37 anni ha lavorato nella scuola: 10 come insegnante alla primaria, che un tempo chiamavamo elementare, e 27 come dirigente scolastico. È entrata in politica per la prima volta alle ultime elezioni in squadra con l’ex sindaco Pienazza. Ed è proprio nel 2007 che si è tesserata al neonato PD, è la sua prima tessera di partito, ma alle spalle ha anni di attività sindacale con la CISLSCUOLA. Da allora siede in consiglio comunale tre le fila della minoranza: uno dei temi più scottanti di recente è stato il cosiddetto Polo del Lusso.

Rosa Leso, coordinatrice PD Desenzano

Il 30 settembre il consiglio comunale di Desenzano su mozione della minoranza ha bocciato l’eventualità che venisse costruito alle Grezze. Di fatto avete indicato la strada alla maggioranza. Nei mesi precedenti il PD cosa ha però fatto per contrastarlo?

La mozione del 30 settembre 2010 è l’epilogo di un percorso iniziato un anno prima, per la precisione il 30 settembre del 2009, quando l’architetto Salvadori, incaricato dall’attuale amministrazione a redigere il PGT, ha presentato in consiglio comunale le planimetrie della zona Grezze con l’indicazione di un “non bene precisato Forum” coincidente , guarda caso, con l’area dove avrebbe dovuto sorgere il fantomatico Polo del lusso. Alla richiesta di spiegare cosa si intendesse con Forum la risposta è stata evasiva: potrebbe essere un centro espositivo di macchine, barche…

Quindi, cosa avete fatto?

Immediatamente, attraverso un emendamento , bocciato dalla maggioranza, è stato richiesto l’impegno a non attivare ulteriori grandi strutture commerciali di vendita. È stata poi presentata un’interrogazione specifica alla quale è stato risposto che non esistevano progetti presentati e che si trattava di una semplice richiesta verbale. Questi i fatti. Il resto è proseguito sui giornali e in incontri sul territorio in particolare da parte di commercianti e albergatori, fino ad arrivare alla nostra mozione del 30 settembre 2010. Nel frattempo il PD ha organizzato un incontro pubblico c/o la sala civica delle Grezze denunciando il non coinvolgimento dei cittadini, da parte dell’amministrazione, sulle linee del redigendo PGT e prospettando le criticità legate alla scelta di ricorrere ai Programmi integrati di intervento (PII) in assenza di una visione complessiva di città. Il problema non sono i privati che legittimamente presentano le loro richieste: il problema è la totale assenza da parte dell’amministrazione di un progetto sullo sviluppo possibile di Desenzano.

A tal riguardo, la vostra idea?

Desenzano va rivitalizzata, soprattutto in questo momento di crisi economica, va rilanciato il turismo, ma non solo: esiste un entroterra che potrebbe, se opportunamente sfruttato, diventare volano per la ripresa. Va valorizzato il centro e vanno valorizzate le periferie. Se è vero che i Comuni sono sempre più stretti nella morsa iniqua del Patto di stabilità e nella continua decurtazione di risorse da parte del Governo centrale e della Regione, e che gli oneri di urbanizzazione sembra siano l’unico strumento per realizzare opere pubbliche, a maggior ragione è urgente il PGT . Prima di ricorrere ad ulteriore consumo di territorio va recuperato quanto ancora possibile in base al PRG vigente, vanno favorite le ristrutturazioni dell’esistente. Va sfruttata la potenzialità del nostro bel lago non certo coprendolo con una piazza su palafitte come ipotizzato dal progetto depositato recentemente in Comune che verrebbe finanziato con il PII Tessere: 6 milioni di euro in cambio di 49.788 metri cubi di edifici residenziali.

Poi cosa servirebbe?

Abbiamo un castello che potrebbe essere la cerniera tra Piazza Malvezzi e Piazza Garibaldi, tra la zona a lago e la parte alta della città. Adeguatamente ristrutturato potrebbe avere un centro congressi nella Caserma Beretta. Serve un palazzetto dello sport, il lungolago è da ristrutturare, ma non con faraonici progetti: magari completando la passeggiata a lago di Rivoltella e allungandola fino a Desenzano. Il turismo familiare non c’è più, quello culturale nemmeno. Desenzano si fa bella se c’è cultura, se c’è coesione sociale. Servono eventi significativi che attirino persone. Occorre valutare la viabilità, tema mai affrontato da questa amministrazione. In qualunque occasione il PD ha sempre fatto presente la propria idea di città, che non si basa sul consumo di territorio, ma sulla valorizzazione dell’esistente.

Scuola dell’infanzia e primaria competono al Comune, quale è la vostra proposta?

L’ipotesi del centrosinistra era di sistemare l’istituto alberghiero nella scuola Laini di Via Michelangelo e portare la primaria alle G7rezze, quartiere in espansione con famiglie giovani, all’interno di una riorganizzazione complessiva delle scuole. Volevamo anche la scuola dell’infanzia a San Martino, ma sul terreno del privato prevedendo là dove ora sta sorgendo la scuola un parco pubblico. Noi non siamo contrari alla scuola alle Grezze: siamo contrari al luogo dove si è deciso di edificarla (zona umida, per altro su terreno da salvaguardare e comunque troppo decentrata rispetto all’utenza) e sul metodo utilizzato (ricorso a PII i cui oneri non sono sufficienti per l’opera complessiva).

Per contrastare le scelte urbanistiche dell’amministrazione sono sorti gruppi di attivismo spontaneo e apartitico, la politica è lontana dai cittadini?

Non si può negare che ci sia da un lato una sfiducia nei confronti della politica e dall’altro il desiderio di essere coinvolti e diventare protagonisti di certe decisioni. È un segnale che la politica non può sottovalutare, è comunque una manifestazione di disagio. Oggi dobbiamo renderci credibili alla gente attraverso proposte, idee e comportamenti. Se vogliamo intercettare i cittadini, il percorso da fare, soprattutto a livello locale, è passare da un partito che si vota per il leader, come fanno Pdl e Lega, a una proposta politica seria che interpreti i bisogni e li coniughi con l’interesse generale. Il programma va fatto tenendo conto delle ristrettezze economiche e dei trasferimenti limitati, non si può promettere la luna. È importante che ci sia una progettualità chiara.

Le fabbriche erano elettorato di sinistra, oggi la situazione è cambiata a favore di altri partiti. Può il PD riavvicinarsi e riconquistare questa fetta di elettori?

Il PD ha l’obiettivo, l’ambizione, la volontà di ritornare all’elettorato delle fabbriche. Il lavoro è uno dei temi fondamentali nella sua azione politica. Non è che il PD si sia volutamente allontanato dalla fabbrica, è stata una contingenza tra la nascita del nuovo soggetto politico, la frammentazione partitica, il cambiamento nei rapporti di lavoro e la crisi. Noi siamo stati forse deboli e altri hanno parlato più di pancia come Lega e Di Pietro, ma si è vista poca sostanza. Il PD deve essere il partito del lavoro per il lavoro: degli operai, dei datori di lavoro e dei dipendenti. A livello nazionale le proposte ci sono, a livello locale abbiamo cercato di essere vicino ai lavoratori della Federal Mogul con varie iniziative: tramite una mozione approvata abbiamo chiesto che non venisse cambiata la destinazione dell’area; abbiamo chiesto un consiglio comunale aperto; chiesto di soprassedere a dare esecuzione al prelevamento delle macchine per vedere se c’è ancora qualche spiraglio e se c’è qualche possibilità di ricollocare i lavoratori; fatto una mozione che prevedesse  misure straordinarie per i cassaintegrati. Abbiamo cercato di sensibilizzare la popolazione con manifesti e volantini.

Nel 2012 si vota per Palazzo Bagatta. Ci sono Sinistra Ecologia Libertà, Italia dei Valori e Lega Nord, che dubito si riallerà con il PdL. Con chi potreste legarvi?

Ora è difficile dare una risposta. Prima di scegliere i compagni di viaggio servono delle proposte da presentare, non ci sono preclusioni a priori o alleanze prestabilite a tavolino. Stiamo pianificando il nostro progetto, la nostra idea di città: una Desenzano che abbia come obiettivo il benessere economico e la qualità di vita dei cittadini. Abbiamo intenzione di dialogare col “ territorio”, di interagire senza preclusioni con partiti, associazioni, mondo del volontariato, società civile. La proposta va socializzata e non imposta, ma deve essere chiara. Diversamente da alcuni partiti che prima pensano ad assetti, organigrammi, alleanze e poltrone, vorremmo fare un percorso che parte da un progetto e si apre a tutta la società desenzanese.

Il candidato sindaco?

È presto, ognuno di noi avrà le sue idee, ma per ora non c’è la persona fisica.

Con i giovani come state lavorando?

Un gruppetto di giovani lo abbiamo, stiamo cercando di metterli in contatto con i Giovani Democratici di Brescia e vorremmo costituire il Gruppo Giovani democratici PD del Garda. Stiamo valutando le iniziative per far legare i giovani come manifestazioni musicali, incontri, percorsi di formazione. Cercheremo di lavorare con loro anche perché dovremo passare a loro il testimone.

Un pregio dell’amministrazione Anelli?

Non saprei, non lo vedo.

Il peggior difetto?

Ha sottomesso Desenzano alle logiche partitiche. Chi determina le scelte dell’amministrazione Anelli sono i partiti a livello alto, minimo da Brescia. Non ha un progetto suo.

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