Castiglione, oggi – Il nuovo libro di Luca Cremonesi

Luca Copertina

Luca Cremonesi, foto di Bianca Ferrari

(Parte del primo capitolo ) Mantova sarà comunque costretta, prima o poi, a fare i conti con Castiglione delle Stiviere, ma più in generale con l’Alto Mantovano, e cioè con quella “landa” situata al di là di Goito, ultimo baluardo (ri)conosciuto, tentacolo distaccato della grande periferia che difende Mantova-città dai “barbari” dell’Alto Mantovano. Oltre Goito, insomma, “hic sunt leones”, come erano soliti dire i latini delle terre che non conoscevano o, meglio ancora, non riconoscevano come ciò che esisteva in modo diverso da loro.

Tuttavia, è vero che Castiglione delle Stiviere ha avuto uno sviluppo contaminato, una metamorfosi rapida e mixata con un territorio, quello bresciano, distante, culturalmente e socialmente, da quello mantovano: Brescia è terra lombarda, Mantova odora d’Emilia. Castiglione ha i tratti di entrambe queste terre, anche se i dominanti, va detto chiaramente per onestà intellettuale, sono quelli bresciani. Lo sanno i suoi cittadini, lo sanno i vicini e lo sanno i bresciani, che non riconoscono questo Comune come loro figliuolo adottivo. Ne deriva, così, una terra di confine mista, come tutti i confini, dove convivono forze e tensioni di varia natura.

Il tutto è già insito nel nome: Castiglione viene da “castrum”, accampamento, il luogo dove le genti passavano, si fermavano e ripartivano. Accampamenti estivi (“castrum ab estivis”), per la precisione, perché qui c’era l’acqua (tutt’ora Castiglione vanta molte fontane funzionanti) utile quanto necessaria ai grandi eserciti che si muovevano verso il nord dell’Impero. Terra di confine e di passaggio, insomma, Castiglione lo è sempre stato, anche nel nome. Nell’antica Roma, ma anche nel Rinascimento, con la Signoria dei Gonzaga che qui ha la sua sede avanzata che guarda alle terre di proprietà ubicate nel Piemonte, nel Monferrato, ma dove risiede un ramo della famiglia che ha una sua storia, una sua tradizione, una sua vita. Su tutti, cosa nota, San Luigi Gonzaga, il giovane “ribelle”, oggi patrono mondiale della gioventù. Ma non finisce qua.

Il Risorgimento ha un gran debito nei confronti di Castiglione, a cui si aggiunga l’eredità della Croce Rossa che nasce qui, sui campi di battaglia di Castiglione delle Stiviere e Solferino (lo testimonia un recente inedito di Dunant scoperto dal prof. Giulio Busi, ad ulteriore testimonianza di quanto già si sapeva, quindi, siano indicati entrambi i Comuni padri della C.R.I. una volta per tutte). Terra di passaggio di eserciti agguerriti e di mercanti d’armi pentiti che danno vita alla prima grande associazione umanitaria. A ricordarlo il primo Museo Internazionale (il secondo e ultimo è a Ginevra), forse il luogo meno conosciuto e frequentato dai castiglionesi e dagli stessi mantovani, inaugurato niente meno che dal Presidente Gronchi e da le général Charles de Grulle, presidente della Francia.

Castiglione è anche solitudine: terra di contadini, di lavoratori dei bachi da seta e di pastori, così fino alla Guerra e all’eco della Repubblica Sociale su fino al miracolo del “Boom Economico” degli anni ‘50/’60. Gli spiriti guida sono, in perfetta sintonia con il mondo di Guareschi, il Sindaco Enzo Boletti e il parroco Aldo Vignola (personaggio chiave per l’economia castiglionese). Castiglione esplode in una prima industrializzazione che porta capitali italiani, ma anche tedeschi e inglesi: i manicomi, ma anche la chimica con “Marchon” e “Wella”, l’artigianato di massa con “Rapetti Rubinetti” e “Baraldi Gomme”, i dolci con “Papà Barzetti”.

Si da così il via alla prima grande ondata di immigrazione, prevalentemente meridionale. Da paese, villaggio per lo più, si diventa cittadina con fabbrica, casette popolari, quartieri residenziali, piccolo grattacielo e servizi. L’identità storica, o presunta tale, inizia a vacillare perché comincia una terapia d’urto con siringamento di grandi sacche di cittadini provenienti da tutta Italia, per ora. La contaminazione di usi e costumi è globale, non ancora globalizzata, ma ormai è li a venire.

La storia recente è quella degli anni ‘70/’80: nuovi volti e nuovi capitali, nuove aziende leader in Italia e nel Mondo (Pata, Amica Chips, Sterilgarda, Golden Lady, Aimée, Piscine Castiglione, Goman, Bertani), trasformano radicalmente il tessuto sociale, culturale, politico e umano del territorio. La seconda ondata di immigrazione è quella, ora, degli stranieri: manodopera fondamentale per i nuovi capitali e la nuova industrializzazione. Castiglione cambia volto, non solo per l’aggiunta di tonalità diverse della pelle, ma perché il paese cresce, si allarga, si espande e si estende. Ai servizi si aggiunge la vita agiata della “middle class” anni ’80, che a Castiglione è ricca e potente. È l’epoca del divertimento, delle discoteche che nascono come funghi, e bruciano come roghi sacrificali (il Melamara), del boom delle notti brave sul Lago di Garda. È l’epoca del boom immobiliare.

In vent’anni lo sviluppo urbano è massiccio, il Comune cambia abito perché cresce e, come gli adolescenti, ogni anno necessita di un nuovo guardaroba. Qui nasce la contraddizione, cresce e si sviluppa la schizofrenia che caratterizza questa Città (ne ha, per legge, lo statuto). Un territorio vasto, di passaggio e di confine, ricco e fiorente dal punto di vista economico, ma anche civile, sociale e culturale, che però vive recluso e senza spazi per gestire questo cambiamento. Il nuovo e il vecchio non convivono, ma il primo langue mentre il secondo vive di ricordi e di un’epoca che, oggi, appare più lontana di quanto possa in realtà essere. Il perché, appunto, sta nel non-dialogo fra passato e presente che denota, dunque, tutto il limite strutturale di Castiglione.

Detto in parole povere: il vecchio è figlio di una Castiglione autoctona (e in parte classe dominante ancora oggi), il nuovo è tutto immigrazione, nessuno è originario di Castiglione. Logiche tribali, graniticamente autoctone, reggono e governano dunque un tessuto sociale che di autoctono ormai ha solo, forse, i muri che sorreggono il tetto delle varie abitazioni. Basta osservare l’uscita delle scuole per rendersi conto di come, oggi, Castiglione sia davvero l’unica città multitenica e, perciò, davvero contemporanea, dell’intera Provincia.

CASTIGLIONE, OGGI – DI LUCA CREMONESI

Ed. presentARTsì (3 euro)

Copertina di Noemi Avanzi

Prefazione di Ernesto Valerio

In libreria dal 4 dicembre 2010

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