Ci andavo spesso in campagna

La campagna era il nostro giardino, il lago la nostra piscina.

Ci andavo spesso in campagna da ragazzo prima e poi quando cominciai la professione negli anni 60, era una ricreazione, una maniera per rilassarmi, per riposare la vista riempiendo gli occhi di verde per incontrare vecchi e nuovi amici.

Ci andavo spesso in campagna … oh quante volte!

Tutto era collegato e in simbiosi, paesaggi, scorci : Montonale Basso, Montonale Alto, Le selve, San Donino, il piccolo borgo di Vaccarolo, la casa padronale di San Girolamo, le cascine attorno alla torre, il Pilandro, il Maiolo, là dove inizia la terra del Lugana, quello vero, le colline e poi Cobue, San Giacomo fino a Pozzolengo … e così via … via fino a Castellaro Lagusello per poi tornare e fare il percorso inverso.

Ogni volta era una scoperta, un mondo sempre diverso, sempre uguale, rassicurante, era il nostro giardino.

A volte si andava a Castel Venzago e sulla collina a fianco al cimiterino sotto ti appariva Centenaro e ancora campagna e poi la in fondo la pallida, celeste distesa del lago.

Ci andavamo spesso in campagna … non ti tradiva mai, nessuno scorcio, nessuna prospettiva di campi, di piccoli vigneti, di fossi con le rive a platani che avevano sostituito i gelsi, ricordi di allevamenti autarchici di bachi da seta (i caaler). Tutto ti appariva come un gran libro aperto con i colori messi nella campitura perfetta delle sue pagine, era così semplicemente armonico e ordinato grazie ad un attento modo di regolamentare il territorio.

Mi ricordo in quegli anni un PRG con regole semplici ma ferree, un attenzione particolare da parte di una commissione edilizia scrupolosa che ti dettava materiali, coperture, finiture, colori : c’era la cultura del restauro, della ristrutturazione e il nuovo era obbligatoriamente acconsentito solo se osservante le caratteristiche ambientali e le sagome dell’esistente : la cascina bresciana, semplice, solida, sicura, con pietra, legno, ferro battuto, griglie e coppi, preferibilmente recuperati e di varie tonalità di rosso mattone.

Ci andavo spesso in campagna … oh quante volte !

Poi, ci sono ritornato oggi 3 dicembre dopo anni in un pomeriggio di mezzo sole, una pausa di bel tempo insperata dopo giorni di pioggia continua e fredda.

Mi sono regalato queste due ore di vagabondare per strade conosciute ma non più ho riconosciuto la campagna, il nostro giardino.

Provate a percorrere a caso queste strade, andate alla ricerca delle località che ho citato prima e potrete capire cosa è successo, e chi si ricorda potrà vedere quale cecità e con quanta miopia è stata trattata questa parte così preziosa del nostro territorio.

Questo è il risultato di circa due decenni di distrazione, di menefreghismo delle cosiddette amministrazioni della seconda repubblica.

In questi decenni è successo di tutto ; hanno imperversato con modifiche al Piano Regolatore, Piani Integrati e quanto reso possibile da leggi in deroga che hanno permesso costruzioni di villette, di case, di appartamenti che nulla hanno a che vedere con le zone agricole. L’ammasso di appartamenti in frazioni senza vita e dulcis in fundo capannoni : tutta la gamma della peggiore edilizia ha travolto questa nostra campagna rendendola terreno di conquista alla faccia della buona volontà, del buon costruire e dell’armonia.

Guardatevi attorno quando andrete alla gran festa del cento cinquantenario alla Torre di San Martino e lì attorno vedrete le casette dei sette nani, i capannoni che sono stalle ma sono vuoti, le cascine sventrate, abbandonate, in attesa del prossimo furbo Piano Integrato e scoprirete una campagna ridotta a campi incolti, quasi assalita da un cancro.

Non credete poi, parlandone con chi ha la facoltà di controllo, alla loro indignazione posticcia e tardiva, cercheranno di giustificarsi, si nasconderanno dietro parole e banalità perché costoro non vogliono nessuno al loro fianco, non vogliono addizionare le loro idee a quelle di altri, non esiste.

Il territorio, l’uso che se ne fa, la democrazia decisionale si chiama pluralismo, e il pluralismo è addizione di voci, di pareri, non è sottrazione di partecipazione perché in questo modo si affida questa sghemba democrazia di attenzione per l’ambiente ai pochi che vogliono decidere pasticciando e giustificando in maniera incivile e gretta ogni scempio.

Ci andavo spesso in campagna … non è più quella di qualche anno fa ma forse siamo ancora in tempo a curare qualche ferita.

Non tutte purtroppo!

Ugo Andreis

No Comments

  1. lordbad scrive:

    Una riflessione sulla solitudine…

    E se la cercassimo in campagna…Se in fondo fosse il posto a determinarla?

    Bel blog…

    Spero potrai ricambiare la visita nel nostro:

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2010/12/10/viva-la-campagna/

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