La nota di Eupoli – In vodka veritas

Giovani e alcolici, un problema che vedo e sento spesso trattato. Forse perché è, appunto, un problema. E dannatamente delicato, mi sento di aggiungere. Sgombriamo subito il campo da fraintendimenti con alcuni postulati: prima, anche parecchio prima, di mettersi al volante, non si beve, punto. E su questo, non è ammissibile neppure la possibilità di discussione. Non ho fama di astemio e ho non poche mattine in comune col poeta Persio che sbolliva il falerno [un vino rosso] a Sarzana, ma non guido, quindi, al massimo, mi ritirano le scarpe. Non faccio la morale a nessuno, ma che i giovani bevano, e per giovani intendo davvero giovani, dai 14 ai 20 anni, è un dato di fatto. Dopo la maggiore età, spesso una formalità anagrafica che quasi mai corrisponde a una effettiva maturità, ognuno dovrebbe essere libero di fare quel che vuole, più o meno, a patto di rispettare la legge o non ledere la libertà degli altri: abc del giusnaturalismo, e del «farsi-i-fatti-propri». Ma riguardo al problema, c’è chi propone serate da sballo all’insegna di cedrata e sciroppo di carrube, o chi reagisce suggerendo flebo di vodka iniettate direttamente nelle vene! Ragazzini e ragazzine che si bevono una birra, oppure due, o un aperitivo, oppure due, sono all’ordine del giorno, anzi della notte. Se poi ce n’è uno che finisce in coma etilico dopo essersi ordinato un’autobotte di miscela al 2%, quello accade perché, dispiace dirlo, in fondo, al barile, è un citrullo, e più citrulli i suoi amici che non l’hanno preso prima per l’orecchio dicendogli «adés basta». Eppure non ci vuole tanto a capire certe cose, come bere ad esempio mangiando anche qualcosa, evitare di mescolare, soprattutto i superalcolici, sorbendosi intrugli vari degni dell’aula di pozioni di Harry Potter, cercare di non esagerare con gli “scuri”, whisky e rhum, sempre più difficili da smaltire e soprattutto cercare di rispettare il proprio limite fisico finché si è in tempo. Sono solo alcuni consigli, anche se «si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio». Resta il messaggio da far capire ad alcuni ragazzi, ovvero che bere dovrebbe essere un piacere, non una gara, e che basterebbe usare un po’ di buon senso. Già, di buon senso.

Sergio Lingeri

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