L’editoriale – numero 4, 16 dicembre 2010

 

Ogni anno che si chiude necessita delle riflessioni. Una dovrebbe essere sempre fatta sulla politica, ma le cronache di Palazzo sono zeppe di beghe, veleni, risse, sederi incollati alle poltrone, mancanza di dibattito, di progetti, di programmi di ampio respiro, spesso in un clima da cabaret.

Una riflessione va fatta a livello sociale, perché le feste di fine anno, religiose o laiche o atee che siano, portano con sé una impennata dei consumi e delle calorie assunte. Ci vogliono però i paraocchi per non accorgersi che anche un’area ricca, benestante e come quella gardesana conta al suo interno tanta gente sulla soglia della povertà.

Siamo terra di villette e villettopoli, luccicanti centri commerciali, sfarzosi negozi nelle vie di alcuni paesi, vestiti alla moda, discoteche, tacco alto e orologio bene in vista. Siamo un’isola del benessere, ma secondo la Caritas solo a Desenzano ci sarebbe un migliaio di famiglie che vivono sulla soglia della povertà. Non sono tutti extracomunitari, stanieri, barboni, o più elegantemente clochard, ma gente che ha sempre lavorato e che oggi si ritrova con pensioni insufficienti, stipendi striminziti o, peggio ancora, senza lavoro.

Nessuno viene comunque lasciato solo. Nei Comuni ci sono i servizi sociali con diverse iniziative e forme di sostegno, cui si afiancano, la Caritas o, per esempio, l’Opera San Vincenzo (che distribuisce pasti quotidiani ai più indigenti). Aiutano chi bussa alla porta, chi ha il coraggio di farlo. Per molti è un peso immane, non è facile domandare aiuto, elemosinare un pezzo di pane perché i soldi non bastano. Le isole felici non sono sempre così felici a uno sguardo più attento.

A Lonato quest’anno hanno deciso di spendere meno soldi in luminarie natalizie, hanno dimezzato la spesa: anziché 30 mila euro, ne costeranno 15 mila. Per voce dell’assessore al commercio ci è dato sapere che le attività del centro hanno accolto favorevolmente la decisione, mentre il risparmiato andrà ad aiutare i pensionati con ISEE inferiore agli 11 mila euro.

A Desenzano le luminarie in quattro anni sono costate 481 mila euro tra noleggio e installazione. Sono stupende. Però hanno un costo molto sostenuto, tanto che c’è chi lamenta che sarebbe stato meglio comprarle e pagare di anno in anno solo degli operai per montarle e smontarle. Sono uno spreco? Piacciono ai commercianti, agli esercenti, alle famiglie, ai bambini, ai giovani.

C’è un poeta che fu anche filosofo e che si chiama Velimir Chlebnikov (Chanskaja stavka 1885, Santalovo 1922) che ha scritto: Poco, mi serve. / Una crosta di pane, / un ditale di latte, / e questo cielo / e queste nuvole.

Vi auguro un buon 2011. Noi cercheremo di informare voi lettori sulle questioni serie che sono sul tappeto, sempre senza reticenze o paraocchi ideologici.

Enrico Grazioli

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