Laudato Sì – Il senso del nome

Don Pierino Ferrari con alle spalle l'osepdale oncologico in costruzione

Coloro che mi stanno seguendo in quella piccola porzione di storia desenzanese, che porta il nome di “Laudato sì’”, sappiano che un’invisibile mano – la mano del Divino Regista – ha guidato persino nella scelta del nome, le mie labbra. Due sono gli eventi che spiegano il nome Laudato sì: uno estemporaneo e l’altro storico.

In questo articolo mi soffermerò sul primo, cioè, sull’estemporaneità della titolazione dell’Opera. Nel Giugno 1990, mons. Gian Vincenzo Moreni, nativo di Montichiari, era nunzio apostolico nelle Filippine. A motivo della grave malattia oncologica che lo aveva colpito, si teneva controllato nel nostro ambulatorio di Calcinato, ogni qualvolta veniva in Italia. Eravamo amici dalla frequentazione del Seminario di Brescia e tale amicizia era diventata molto solida.

Incontratolo a Calcinato in una delle sue visite, nei primi mesi del 1990, mi disse: “I padri Conventuali chiudono il Seminario Serafico di Rivoltella. Io sono amico del Superiore Generale dei Conventuali; prendi la penna e scrivigli, spiegando il progetto dell’Ospedale che vuoi costruire, chiedendogli che te lo regali”. Convinto che il messaggio andava tempestivamente còlto, presi la penna e tutto spiegai al Superiore Generale.

Contemporaneamente alla mia lettera veniva posta sulla scrivania del Generale dell’Ordine, l’offerta di Sette miliardi di lire per l’acquisto dell’edificio. Per l’occasione si riunirono sessanta religiosi della regione Patavina.

Dopo lunga e approfondita discussione, riguardante le due proposte, oggetto del ragionamento, la decisione presa fu la seguente: “Accettiamo la proposta di don Pierino Ferrari, ne affidiamo la soluzione al Padre provinciale di Padova, con l’impegno di non vendere e di non regalare”.

Con amici consiglieri iniziai i viaggi verso Padova, dai quali comprendevo che l’edificio non mi sarebbe stato offerto gratuitamente. Personalmente, perciò, non mi restava che una soluzione: ringraziare i Padri della fiducia accordatami e… retrocedere dal sogno. Il Divino Regista mi rimproverò con queste parole: “Per così poco ti turbi? Dimentichi ch’Io ho fatto tutto dal niente?”

Fu così che il signor Bruno Cembran da Merano mi regalò settecentocinquanta milioni di lire, la prima rata delle dieci con le quali il Divino Regista volle che pagassi l’immobile. Quando il 23 Dicembre 1999 fu tutto pagato, mi trovai innanzi all’edificio a pensare come l’avrei chiamato. Le labbra si sciolsero così: “Laudato sì!”.

La sorpresa mi colse, quando, salendo lo scalone d’ingresso trovai scritte a grandi lettere sulle pareti:

Laudato sì’, mi’ Signore, per sora acqua…

Laudato sì’ per frate focu…

Laudato sì’, per sora nostra matre terra…”

Don Pierino Ferrari

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