Oltre il baratto: il dono e la reciprocità

Sempre più persone considerano il baratto come valida alternativa alla politica del non riuso, dello scarto e della creazione dei rifiuti. Il baratto in realtà è una forma di scambio commerciale di merci in assenza di denaro e soddisfa appieno la logica del rapporto domanda-offerta. Viene correttamente considerato come padre degli scambi mercantili monetari e, quindi, volendo estremizzare, avvicina la comunità alla logica del profitto e del vantaggio anziché rafforzare i legami interpersonali.

Il baratto anche nelle sue forme più goliardiche, che prendono vita negli ultimi anni in molti comuni del nostro territorio, potrebbe considerarsi diseducativo per quella comunità che vuole sganciarsi dalla logica del mercanteggiamento e che vuole rafforzare la convivialità tra i componenti del gruppo.

Per fare ciò si deve partire da uno stile di vita diverso, dove il rapporto tra le persone si sviluppi tramite lo scambio di beni autoprodotti o di quelli non più utilizzati, lo scambio del tempo, della manualità, dell’esperienza e del proprio sapere, senza barattare nulla in cambio, ma esclusivamente come gesto di spassionata generosità. E’ la riscoperta del dono e della reciprocità come strumenti per generare felicità e soddisfazione.

Certo, lo ricorda Maurizio Pallante, «Il dono e la reciprocità […] non devono essere confusi con i regali acquistati e donati in un numero di circostanze fittizie crescenti, create appositamente per potenziare il consumismo».

Il dono in particolare non deve essere considerato un modo per ricevere in cambio una contropartita, ma come mezzo per far fronte alle esigenze di un singolo della comunità. Chi dona è consapevole che non otterrà necessariamente qualcosa in cambio da parte del beneficiario, ma probabilmente da altri membri della comunità, dando così vita alla reciprocità.

Creare un’economia del dono potrebbe essere un’ottima sfida per una amministrazione che vuole rafforzare la rete sociale della propria comunità.

Un progetto che sposa l’economia del dono è la creazione e la gestione di una banca del tempo comunale: luogo virtuale dove ogni membro mette a disposizione gratuitamente il proprio tempo supportato da specifiche competenze. L’insieme dei beni, dei servizi, dei saperi vengono scambiati tra le persone utilizzando il tempo come valuta. Non avviene uno scambio diretto tra gli interessati, non viene, quindi, mercanteggiato nulla. Ognuno dona il proprio tempo e, forse, in futuro riceverà in cambio il tempo di qualcun altro secondo le proprie esigenze. S. Z.

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