Salute & Soffritti – Lo zucchero non è sempre così “dolce”

Come ormai consuetudine, per molti di noi la conclusione del periodo natalizio sancisce l’inizio di una fase di “disintossicazione”, volta a depurare l’organismo dagli eccessi alimentari festivi e mirata a recuperare il proprio peso forma, poiché il trionfo sulle nostre tavole di pandori, panettoni, torroni e molte altre prelibatezze ha contribuito senza dubbio all’assunzione maggiorata di molti nutrienti, in modo particolare di zuccheri. Tali composti sono essenziali al nostro organismo per lo svolgimento di tutte le funzioni vitali, ma è anche risaputo quanto un loro eccesso nella dieta possa provocare incrementi corporei di massa grassa e scompensi metabolici a lungo termine.

A tal proposito l’industria alimentare, con l’intento di contrastare tali problematiche, sta investendo da parecchi anni sulla ricerca applicata a questo settore, cercando di progettare molecole sostitutive dello zucchero aventi le medesime caratteristiche di dolcezza del corrispondente composto naturale, ma che fossero totalmente prive di calorie. Nel corso degli ultimi decenni sono stati brevettati svariati composti sintetici, identificati tecnicamente come edulcoranti di sintesi, e che oggi occupano il 95% del mercato dei dolcificanti destinati alla fabbricazione di alimenti e bevande senza zuccheri aggiunti o a ridotto contenuto calorico.

Il loro spettro di utilizzo è vastissimo, basti pensare che rientrano nelle formulazioni di dessert, yogurt, gelati, semifreddi, marmellate, succhi di frutta, bibite gassate, merendine, caramelle, frutta in scatola, e persino di alcune salse (ketchup) o sughi pronti. Tra gli edulcoranti attualmente di maggior impiego spiccano la saccarina, i ciclamati, l’aspartame e l’acesulfame k, ormai insiti in una vasta gamma di prodotti presenti sugli scaffali dei supermercati, e che stanno riscontrando un interesse sempre maggiore anche da parte del consumatore, poiché, utilizzando le stesse parole di una nota campagna pubblicitaria, consentono di “toglierci le voglie rispettando la linea”.

È infatti risaputo come, nella maggior parte dai casi, un’azione di marketing mirata e martellante, magari supportata da volti celebri, sia in grado di influenzare positivamente l’acquisto di un determinato prodotto, traslando in secondo piano eventuali effetti collaterali o dannosi alla salute. Tutto ciò è comunque profondamente errato, non si può pensare di diffondere una corretta cultura del cibo quando tuttora non esiste assoluta trasparenza da parte delle aziende produttrici nei confronti del consumatore circa i possibili effetti dannosi riscontrabili a lungo termine.

Pensate ad esempio che l’aspartame, presente in ben 5000 prodotti alimentari differenti, ha avuto una lunga storia di valutazioni contrastanti sotto il profilo tossicologico per la sua presunta azione tumorigena. L’aspartame è un composto chimico di sapore identico al saccarosio (zucchero comune bianco), ma 180 volte più dolce; quando viene ingerito, il nostro organismo lo metabolizza scindendolo nei suoi due componenti principali (acido aspartico e fenilalanina) per mezzo di una reazione chimica che rilascia etanolo, i cui effetti tossici sono noti a molti, e che in casi di accumulo possono arrecare emicranie, reazioni allergiche ed epilessia. Allo stato attuale l’aspartame è stato dichiarato cancerogeno, ma nonostante ciò continua ad essere impiegato indisturbatamente.

Durante la mia carriera universitaria ho potuto verificare personalmente in laboratorio i suoi effetti nocivi, pertanto è mio dovere informarvi e rendervi partecipi di tutto questo. Chi, specie tra gli “addetti ai lavori” ritiene che si tratti di un dolcificante innocuo, deve però tener presente che il suo impiego in ambito alimentare si è centuplicato rispetto a 20 anni fa, e una valutazione corretta dei suoi effetti non può prescindere da questo dato. Altro fattore non irrilevante è l’impiego di aspartame in caramelle e dolciumi, notoriamente destinati ai più piccoli che vengono quindi esposti sempre più precocemente a composti chimici dalle dubbie conseguenze sull’organismo.

Sarebbe davvero utile che l’etichetta di tutti i prodotti che contemplano la presenza di dolcificante chimico venisse modificata, palesando come un suo uso prolungato negli anni possa provocare gravi problematiche; solamente in questo modo le aziende instaurerebbero un rapporto veramente trasparente con il consumatore. Ricordiamoci tuttavia che è nostro dovere prestare maggiore attenzione e cura a ciò che acquistiamo; fare la spesa non deve essere un gesto meccanico di “lancio” dei prodotti nel carrello, bensì un momento di consapevolezza nell’acquisto mirato al mantenimento del nostro stato di salute.

Abbiamo tutti i mezzi possibili per orientarci in maniera oculata negli acquisti, poiché la menzione della presenza di dolcificanti sintetici nella lista degli ingredienti è obbligatoria, quindi il mio suggerimento è quello di investire un po’ più di tempo nell’analisi delle etichette. Ricordatevi inoltre che la sequenza con cui vengono elencati gli ingredienti non è casuale. In particolare i vari componenti sono indicati per ordine decrescente di quantità, ciò significa che il primo dell’elenco è quello più abbondante, e così via; ciò ci fornisce quindi già un primo giudizio circa il valore dell’alimento in questione, oltre che a consentirci di confrontare tra loro più prodotti simili per stabilire quello che risulti qualitativamente migliore.

Alla luce di tutto ciò traete voi le vostre conclusioni, ma ricordate che spetta solo a noi muovere i primi passi verso un ottimale stato di salute. Vorrei concludere con un invito che potrebbe determinare il primo passo verso un razionale abbandono di tutti gli edulcoranti sintetici: la prossima volta che berrete un caffè, evitate di dolcificarlo con aspartame per “mantenere la linea”, ma poi prendere le scale mobili nei centri commerciali, effettuare anche minimi spostamenti in macchina, condurre una vita sedentaria. Se proprio non riuscirete a rinunciare allo zucchero, ricordate che le circa 20 calorie presenti in una tazzina sono smaltibili con solamente cinque minuti di camminata, tre di bicicletta ed uno di corsa.

Andrea Tessadrelli

Dott. Magistrale in Scienze Alimentari

Produttore biologico di ortaggi

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