La nota di Eupoli – Oggi sposi e sposi oggi

Sergio Lingeri, autore di racconti e testi drammaturgici

«Matrimoni per amore, matrimoni per forza… ormai sono sempre meno le coppie che si sposano in chiesa. Anno dopo anno, Mendelssohn, Pachelbel o Wagner lassù dalla loro nuvoletta sentono sempre di meno vibrare canne d’organi o corde di viole, violini e violoncelli. Comincio a credere che davvero non sia più tempo di marce, canoni, quartetti e celestiali. “All’inizio costa, una famiglia, e un figlio soprattutto”. E dopo no? Conosco uno che passa alla moglie più di metà dello stipendio in alimenti. Quanto cavolo mangia, mi domando? Eppure è magra, a quel che vedo, quando se ne esce con un altro. E il marito? Una cenetta, un regalino, seconda età, seconde nozze. Con la speranza che la nuova abbia meno appetito. Le ragazze non sognano più l’abito bianco, che poi diventa quasi sempre un imprecisato avorio o perla, da principessa (non ancora) sul pisello. Gli uomini invece si fanno imbalsamare da improbabili tight cerimoniali e cravattoni carta da zucchero. Il dramma d’oggi sembra essere di coloro che sono passibili di matrimonio. Quelli impassibili, invece, potrebbero cedere perché ubriachi d’amore, di disperata noia o di ambizione. Se la gradazione sia ascendente o discendente lo giudichi il lettore. Se sia giusto o sia sbagliato, e soprattutto se in fondo ci sia poi tanta differenza. Tra le motivazioni, tra l’uno o l’altro modo di pensare» (da S. Lingeri – L’impressione, radiodramma in sequenze). Matrimoni in chiesa in calo nel 2010, a discapito delle unioni civili. In particolare le prime nozze registrano la diminuzione più netta, mentre aumentano le seconde o terze. Incremento anche dei matrimoni misti e delle convivenze. Si alza in generale l’età degli sposi. Motivi sociali s’intrecciano a motivi contingenti. La scarsa propensione all’impegno è sempre più diffusa; o l’ostilità della famiglia di uno degli sposi: a volte però, non tutto il male vien per suocere. Le donne, inoltre, spesso, hanno giustamente le stesse ambizioni degli uomini, e non sempre sono disposte a rinunciare alla propria carriera per fare l’angelo del focolare. Ma sono soprattutto le spese a ritardare il cammino verso il fatidico si. E se a questo si aggiunge una generale crisi della religiosità, si capisce perchè molti giovani scelgono sale comunali piuttosto che navate. O addirittura non si sposano neppure, e semplicemente vanno a vivere insieme, senza tagli di cravatte, lanci di riso, di fiori o giarrettiere. «Honni soit qui mal y pense», fanno bene! Anch’io un tempo credevo bastasse l’amore per sposarsi. Ora, anche se trovassi il coraggio per fare la proposta, e una fanciulla, con molto più coraggio, che la accetti, come viaggio di nozze potrei al massimo fare una crociera sui laghi di Sovenigo. Per due innamorati, forse, sarebbero comunque romantici e stupendi. Pertanto perdonatemi se non sempre riesco a gridare «viva gli sposi», ma preferisco augurare agli amanti un’eterna età di «teneri amori». Che se poi dovessimo dare adesso una definizione di quel che sia l’amore, ci perderemmo in un’opera infinita e che forse contenterebbe alcuni, ma non altri. Desiderio? Passione? Affetto? Tra tutte le opinioni, vi confesso, quella che più mi aggrada, è di messer Torquato Tasso, che ne La Molza dice l’amore essere «una quiete nel piacevole». La quiete però viene col tempo, e talvolta non sempre riposa nel piacevole, purtroppo.

Sergio Lingeri

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