Sant’Emiliano, la lettera di un fedele padenghino

Caro direttore

Sono un cittadino di Padenghe che preferisce al momento mantenere il proprio anonimato. Il motivo è molto semplice: frequento la parrocchia del luogo e considerata l’irascibilità del nostro curato e immaginando quanto egli stia spingendo per portare a casa il suo ambito progetto, temo la sua scomposta reazione.

Sono circa 30 anni che il nostro Don Bruno è sacerdote a Padenghe e, lo dico con affetto, ne abbiamo viste tante. Purtroppo quest’ultima non può passare sotto silenzio e sento il dovere morale da fedele di denunciare tramite questa lettera quanto sta accadendo nella Pieve di S.Emiliano. La volontà del parroco, non si capisce bene se con il consenso della Curia di Verona, è di affittare l’edificio della cascina, vicino alla Chiesa, ad un’attività di ristorazione. Da tanto tempo questa voce circola in paese ma quando Don Bruno l’ha annunciato durante la celebrazione di una messa ho capito che era arrivata l’ora della verità: il demone si è materializzato. Negli ultimi giorni gli  articoli apparsi sui quotidiani locali che trattano l’argomento stanno aumentando, segno che la cosa è ormai concreta. Non so se sia stata già depositata la domanda, ma sono decisamente preoccupato e al tempo stesso indignato.

Una vista d'insieme dell'area della pieve romanica del XI secolo

Come è possibile che un luogo spirituale come la Pieve di S.Emiliano venga avvilito dalla rumorosità di un’attività inappropriata in quel contesto? Sapevamo tutti che Don Bruno avesse un debole per le cose terrene, ma mai al punto da svendere i valori cristiani in cui gli uomini di fede si rispecchiano. Quel che mi fa imbestialire è che una soluzione plausibile sembrò quella di insediare la Comunità dei frati di Bose, soluzione non a fini lucrativi e più accettabile. Ancora peggio poi è il fatto che il nostro sacerdote volle far spostare la pista ciclabile vicina al luogo in questione poiché avrebbe minacciato la pace ed il silenzio. Giudicata adesso questa richiesta sembra paradossale.

Molto tempo fa Gesù scacciò  dal tempio i mercanti e purtroppo a meno che il Messia non ritorni in questo momento sulla Terra, credo che tocchi a noi uomini e donne di fede il compito di fare qualcosa. D’altro canto non abbiamo né la forza né il coraggio di opporci fisicamente, tuttavia qualcosa di concreto si può realizzare. Dobbiamo far capire a tutti i cittadini la nefandezza dell’intera faccenda e non mettere piede in quel ristorante luogo del demonio. Spero che inoltre qualcuno abbia più coraggio di me e faccia una raccolta di firme oppure organizzi un incontro per capire di fronte a tanti silenzi cosa ne pensa complessivamente la gente.

Attendiamo e speriamo

Un fedele di Padenghe

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4 Comments

  1. Ginetti Gino scrive:

    Leggo con stupore molte discussioni sul web in cui persone totalmente disinformate dei fatti si lasciano andare a battute e falsità su questa vicenda.
    E’ ridicolo come ci si appigli alla sacralità del luogo o al fatto che sino ad ora siano stati spesi soldi pubblici per eseguire opere tra l’altro discutibili… ma tutti questi paladini della tutela ambientale, della sacralità del luogo vanno mai a vedere effettivamente in quali condizioni versi la pieve di Padenghe e la zona circostante?… un cantiere sempre aperto con evidenti problematiche di sicurezza, un totale degrado della vegetazione, e un ambiente lasciato solo a se stesso (basti pensare ai furti che si sono verificati in cui sono venuti a mancare preziosi componenti architettonici interni).
    Il dubbio che sorge, e che presumibilmente ha ispirato Don Bruno Negretto è il seguente: ma non sarà che trovando una giusta e ponderata entrata economica si possano trovare le risorse per riportare allo splendore l’area, valorizzandone il contenuto e favorendo il fatto che anche persone non residenti abbiano occasione di visitare il luogo e godere dell’incantevole vista?…non ne trarrebbe forse beneficio anche la comunità?…
    A quanto pare molte persone non la pensano così e si lasciano andare a stupide battute ed a vignette che alterano la verità dei fatti facendo perdere di vista questo obiettivo.

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  2. EG scrive:

    Il luogo è già oggi visitabile e la vista è godibile da tutti. Anzi, non proprio: una sbarra ha chiuso la strada alla pista ciclabile. Cordialmente, EG.

    PS Alterare la verità è una cosa, una vignetta di satira un’altra.

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  3. Gino scrive:

    Ribadisco, oggi oltre ad essere un sito con rilevante importanza storica, è purtroppo un cantiere aperto con evidenti problematiche di sicurezza, un totale degrado della vegetazione, e un ambiente lasciato solo a se stesso in cui si sono anche verificati furti dei componenti d’arredo interni… penso che come in molti altri casi, il patrimonio storico e artistico nazionale vada tutelato me per farlo servono delle risorse e per avere risorse serve operare scelte che siano anche intelligentemente sostenibili oltre che rispettose dei siti.

    Non entro nel merito della pista ciclabile che rappresenta una questione a sè ma che sicuramente va affrontata; il punto è cosa fare di S. Emiliano.

    Aggiungo che conosco benissimo la differenza tra satira e alterazione della verità, ma quando le due cose vengono abbinate per far presa sull’opinione pubblica non è proprio quel che si dice “politicamente corretto”.

    Cordialmente.
    Gino

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  1. Un ristorante alla pieve di Sant’Emiliano: a Padenghe in parroco annuncia le proprie intenzioni dal pulpito « Corriere del Garda

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