Sempre meno matrimoni in provincia di Brescia

Ci si sposa meno e in età più matura, ma crescono le coppie di fatto. A parte un lieve recupero a inizio anni 90, in Italia i matrimoni sono in costante diminuzione dal 1972 (anno in cui ne sono stati celebrati 419mila). Dal 1978 a Brescia sono calati del 55%, ma le unioni religiose, in dettaglio, sono diminuite del 73%. In provincia oggi solo la metà dei futuri sposi sceglie di andare all’altare.

 

Il matrimonio è un’istituzione in mutamento e il rapido aumento delle unioni celebrate con rito civile è uno dei tratti più evidenti del cambiamento. Nel 1978 a Brescia erano state celebrate 1231 unioni, di cui 202 con rito civile. Nel 2006 la situazione era totalmente mutata, 330 unioni su 666 erano state sancite davanti al primo cittadino. Nel 2009 268 su 545.

 

L’aumento dei matrimoni civili è anche una conseguenza della crescente diffusione di seconde nozze o coppie miste. Sono sempre più numerose, infatti, le unioni in cui almeno uno dei coniugi è straniero: nel 2006 sono state 176, un quarto dei matrimoni della Leonessa. In Italia i matrimoni con almeno uno straniero sono il 15%.

 

La famiglia, intesa nel senso più tradizionale, mentre si affermava in alcuni paesi asiatici, ha perso importanza in quelli occidentali. Qui, dalla metà degli anni sessanta, sono diminuite le prime e le seconde nozze, sono aumentati le separazioni legali come i divorzi ed è crollata la fecondità. Questi cambiamenti hanno favorito la nascita di nuovi tipi di famiglia. Infatti, se da un lato è diminuita la nuzialità, dall’altro sono aumentate le convivenze more uxorio.

 

Le famiglie di fatto non sono sempre un’alternativa, ma anche una fase di preparazione alla famiglia legittima. Il matrimonio è solo rimandato, rispetto a trent’anni fa ci sposa più tardi. Lui indossa la fede per la prima volta a 32 anni, lei quasi a 30. Nella seconda metà degli anni 70 erano entrambi più giovani: lui in media 27 anni, lei 24. In altri casi, invece, le famiglie di fatto sono un’alternativa. In Italia sono sempre più numerose le coppie, oltre 500mila, che si formano senza fiori d’arancio. Seppure in rapida espansione, le libere unioni comunque non sono ancora così frequenti come negli altri paesi europei. Una decina d’anni fa erano meno della metà.

 

Accanto alle convivenze prematrimoniali, cresce il numero delle coppie che nella convivenza trova un’alternativa al matrimonio. Chiarito questo, resta la questione l’Italia non ha ad oggi una legislazione effettiva per le unioni civili. I primi disegni di legge in proposito furono presentati nel 1986 dall’Interparlamentare donne Comuniste e dall’Arcigay (Associazione gay e lesbica italiana). La prima proposta di legge, però mai calendarizzata, fu presentata nel 1988 dalla socialista Alma Agata Cappiello. Nel 2007, grazie a un disegno di legge del Consiglio dei ministri, si parlò di DICO, ma, caduto il governo, la proposta fallì. Nel 2008, benché mai presentata al Parlamento, il Ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta ha proposto un riconoscimento sia per le coppie eterosessualic che per quello omosessuali. A conti fatti, le coppie di fatto non sono riconosciute.

 

Ogni anno in Italia le nascite “naturali” sono circa 80mila, ma la scelta della famiglia senza matrimonio spesso decade nel momento in cui la coppia ha figli: il modello tradizionale prende il sopravvento e la coppia si sposa. Nella provincia di Brescia le coppie senza figli non unite dal vincolo coniugale sono il 6,4%, ma se la coppia ha almeno un figlio la percentuale scende allo 2,6%. I giovani sono più sensibili ai cambiamenti e più innovatori e, infatti, è proprio tra di loro che le unioni non matrimoniali sono più diffuse (un quinto delle coppie di fatto senza figli ha meno di 30 anni), ma converebbe legare il dato anche al tasso di disoccupazione (quasi un under-25 su tre non ha un posto) e alla ingenerosa precarietà lavorativa EG

Leggi anche la Note di Eupoli sui matrimoni: “Oggi sposi e  sposi oggi”

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