22gennaio 1801: festa grande a Sirmione. E l’uliveto si riempì di musica, di canti, di poesia e di brindisi

Le truppe di Napoleone Bonaparte occupano la città di Verona nei primi giorni del gennaio 1801 mentre, sul lago di Garda, la situazione rimane ancora difficile: Peschiera e Sirmione, proprio per la facilità di comunicazione via acqua (distano tra di loro 4/5 miglia), formano un’unica guarnigione occupata dalle truppe austriache che, ritirandosi, lasciano ancora 2.500 uomini a Peschiera e un trinceramento di altri 500 nel borgo di Sirmione. Come si legge nel JOURNAL HISTORIQUE DES OPERATIONS MILITAIRES DU SIEGE DE PESCHIERA redatto dal capo squadrone F.Henin, a quel tempo gli Austriaci conservavano una flotta ben equipaggiata che dominava il lago e intercettava tutte le comunicazioni dei francesi. Questa flotta, organizzata per ordine della corte di Vienna dal capitano Blumanstein al quale venne affidato anche il comando, era composta da: 12 imbarcazioni armate e 6 da trasporto, 33 cannoni di vario calibro e 570 uomini. La forza navale francese era invece molto inferiore e precisamente: 9 brigantini, 6 cannoni e 60 uomini

Con una flotta del genere, ormeggiata a Salò da cui non osava allontanarsi se non raramente, era assai improbabile vincere gli austriaci via lago; quindi la strategia dell’attacco doveva essere pianificata via terra. Nel frattempo il rombo dei cannoni echeggiava sulle rive del Garda: le imbarcazioni austriache stazionavano a Peschiera, Sirmione e a Torri. Da lì gli austriaci facevano delle incursioni sulle rive del lago e nei villaggi intorno, dove si procuravano i viveri con cui vettovagliavano Peschiera e i trinceramenti di Sirmione. La fortezza di Peschiera era protetta da un sistema di difesa così raffinato da costringere i francesi ad un assedio con tutte le regole. Fu solo il 30 dicembre 1800 (10 nevoso anno VIII, secondo il calendario francese adottato dopo la rivoluzione) che Oudinot, capo di stato maggiore generale, nominò il generale Chasseloup Comandante superiore delle truppe destinate all’assedio e il capo squadrone Henin Capo di stato maggiore. Tra ufficiali, sottufficiali e soldati si contava un totale di 3050 uomini di cui 2125 appartenenti alla Legione Polacca.

Il 19 nevoso nel corso dell’assedio, arrivarono altri 1.000 soldati. Il fragore della battaglia si estende anche alle località limitrofe, nella pace della campagna e sulle sponde del Mincio. Parte della Legione Polacca fu destinata a Sirmione per contenervi i trinceramenti austriaci mentre il resto delle truppe fu occupato sulle rive del Mincio per preparare la battaglia finale. I lavori dell’assedio continuavano con lena. L’attacco finale era programmato per il 29 nevoso anno IX (19 gennaio 1801), quando, nel pomeriggio del 28 nevoso, giunse la notizia dell’armistizio concluso a Treviso il 26 dello stesso mese. Sebbene l’artiglieria non avesse avuto il tempo di aprire il fuoco sulla fortezza, non va sminuito quanto queste truppe hanno fatto: gli uni per conquistare la fortezza e gli altri per difenderla.

Purtroppo questa battaglia è stata comunque una piccola guerra, drammatica, con feriti, morti, razzie sul territorio e grosse difficoltà anche per i lacustri.

Gli austriaci abbandonano la trincea di Sirmione l’1 piovoso, mentre il giorno sucessivo, il generale Chasseloup fa evacuare, alle sette del mattino lungo la via per Verona, i soldati della guarnigione austriaca e quindi entra vittorioso in Peschiera. Fu proprio in quella mattina che il generale francese La Combe S-Michel, conosciuto per i suoi talenti amministrativi, politici, militari e non solo, ma anche poetici “scrisse poesie fuggevoli, ricche di dolce filosofia”, si reca a Sirmione; la percorre in lungo e in largo, riconosce le antiche mura, i resti inglobati nella terra cespugliosa e fa tracciare, dal capo di battaglione Melliny, planimetrie e disegni della casa di Catullo. Di questi disegni lo storiografo sirmionese Luciano Guido Salvelli scrive: “ è questa la prima pianta che si possiede delle cosidette Grotte di Catullo poiché di altra, attribuita al Bramante e ricordata da Silvan Cattaneo come esistente nel XVI secolo presso l’archivio reale di Napoli, si è perduta ogni traccia”. Come non ritrovare prepotente l’estro poetico tra quegli ulivi e quelle ruines? Come ignorare il fascino che scaturisce dalle pietre antiche, dall’immagine, di nuovo viva, di Catullo soprattutto ora che i combattimenti, gli scontri a fuoco, le battaglie sul lago sono finite?

Quale luogo più adatto per festeggiare la Pace che favorisce le Arti, la Poesia, le Scienze come ben si addice al pensiero napoleonico?

Innamorato della poesia , e nel cuore la leggerezza di una guerra finita, il generale La Combe S-Michel vuole commemorare Catullo dando una festa sui luoghi cari al poeta e fu così che, il 2 Piovoso anno IX, nell’uliveto si tenne la festa del generale La Combe-s.Michel: c’erano proprio tutti: i generali, gli ufficiali francesi e polacchi, alcuni abitanti di Sirmione e il poeta Anelli con la sua famiglia.

Durante il pranzo che fu dato in questa occasione sui luoghi cari al poeta il generale La Combe-s.Michel e il poeta Anelli diventano a loro volta gli ospiti d’onore, aedi , citaredi in un duetto dialogante le loro poesie, i propri versi estemporanei tra la gioia per la fine della guerra e molti brindisi dai più nobili intenti.

Come raccontato dal Capo di stato maggiore F.Henin, ci furono molti brindisi. Ne ricordiamo alcuni che vale la pena, anche oggi, evidenziare poiché, tolta la prosopopea dell’epoca, sono ancora altrettanto attuali. Eccoli di seguito come sul JOURNAL HISTORIQUE :

- A Catullo, abitante di Sirmione, il più elegante dei poeti latini, la cui produzione è piena di grazia e di brio. […]

- Alla Pace che fa fiorire la Scienza, le Belle Arti, il Commercio.

- A Bonaparte, protettore delle Scienze e delle Belle Arti; egli stesso fece onore ai grandi uomini e ai sapienti, nel mezzo della battaglia e nel tumulto delle armi. Celebrò Virgilio a Mantova e rese i suoi omaggi a Catullo, visitando la penisola di Sirmione (*). […]

- Al poeta Anelli che, come Catullo, abita su questa riva del lago di Garda e che, per il suo talento è considerato l’emulo del celebre poeta.”

(*) Verso la fine dell’anno V, quando Bonaparte si recò da Milano a Perseriano nel Friuli per lì trattare la pace di Capoformio, lungo il viaggio da Brescia a Peschiera, fece una deviazione per venire a visitare la penisola di Sirmione.

F.Henin conclude così la stesura del giornale storico dell’assedio di Peschiera.

[…] Gli abitanti della Sirmione moderna vennero nel bel mezzo della festa che noi demmo in onore di Catullo ad esporre ai generali quanto fosse stato pesante per loro sfamare il distaccamento delle nostre truppe che rimpiazzarono la guarnigione austriaca […].

Il generale Chasseloup […] volle anche che fossero stimati i danni subiti e che gli abitanti danneggiati ne fossero risarciti.

Questi atti di benevolenza furono ripagati dalla testimonianza della più viva riconoscenza. I Sirmionesi sono gente espansiva e così esternarono nella maniera più evidente le festose effusioni della loro amicizia.

Sarebbe difficile non condividere l’emozione che loro provavano. Era uno spettacolo toccante vedere i nostri militari, di tutti i gradi, fraternizzare con questa brava gente.

Ci lasciammo inviandoci reciprocamente auguri sinceri. FIN”

Mariarosa Wilde

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