Il cemento specchio dell’Italia… e del Garda

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Si avvicina la tornata elettorale municipale in alcuni paesi della Valtenesi: Moniga, Soiano e Polpenazze. Da tempo si discutono i progetti delle varie liste, e come sempre al centro c’è la questione edilizia, dal peso economico e sociale così alto da oscurare tutti gli altri problemi reali. Chi affronterà la bassa natalità (in alcune decine di anni i paesi del Garda, senza l’immigrazione, si spopolerebbero), la crescente presenza di anziani e la conseguente difficoltà nell’offrire loro un’alta qualità della vita, la necessità di integrare gli immigrati, la precarietà giovanile, la concorrenza turistica, dalle attrattive locali all’inquinamento delle acque?

La questione edilizia dagli enormi introiti nasconde tutto quanto e condiziona la politica di ogni realtà, locale e nazionale: “Nel cemento – titolava il Sole 24 Ore all’indomani del devastante terremoto dell’aprile 2009 in Abruzzo – c’è la storia dell’Italia allo specchio”.

La mancata realizzazione di case antisismiche e gli evidenti difetti nel rispetto delle norme di sicurezza, oltre a “palazzi interi costruiti male, dozzine di abitazioni tirate su senza regole in zone a rischio con materiali scadenti” (Mario Tozzi in Blogosfere, maggio 2009) hanno portato alla quasi totale distruzione di L’Aquila, provocando centinaia di morti, migliaia di feriti e decine di migliaia di senza tetto. Nonostante il capoluogo abruzzese fosse stato già teatro di due eventi tellurici di pari portata (e anche allora venne praticamente raso al suolo), il dibattito si è acceso solo per qualche settimana, in particolare su tematiche spesso trascurate come il degrado ambientale o le pessime condizioni delle case costruite in Italia.

Insieme all’evasione fiscale – scriveva Il Riformista sempre nell’aprile 2009 – Il lassismo sulle regole edilizie è stato una delle grandi merci di scambio e fattore di consenso nell’Italia repubblicana, dalle borgate romane del dopoguerra ai capannoni del Veneto negli anni ’70, passando per i mostri adagiati sulle coste campane, calabre e siciliane”.

Mostri come l’hangar di cemento del porto di Moniga del Garda, completato nel giugno del 2007 nonostante le tre bocciature della Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio. Problema risolto con un cambio in corsa, e con un ricorso al Tar che nel febbraio 2008 risolse il gravoso problema sospendendo il decreto di annullamento dell’autorizzazione edilizia (a firma dell’allora soprintendente), accogliendo in pieno l’istanza cautelare promossa dalla Moniga Porto srl, secondo cui “non c’è stato alcun danno ambientale” poiché “gli hangar sono tutti interrati e occultati alla vista, in modo da non creare apprezzabili contrasti al paesaggio” (Giornale di Brescia, 28.02.2008).

Nonostante l’ostruzionismo dell’attuale giunta, le possibilità di azione sono praticamente nulle e il progetto sembra destinato a essere riqualificato tramite una rapida e indolore pitturata di verde “prato”: non esiste nessun piccolo Comune italiano che può contrastare investimenti privati di questo tipo, enormemente superiori rispetto ai poveri bilanci comunali. L’espansione del cemento in Italia e in Valtenesi è sintetizzata perfettamente dal già citato articolo de Il Riformista: questo è possibile, sempre e ovunque, perché “ci si è affidati a operazioni sbrigative e licenze compiacenti”.

Il Centro Ricerche per l’Edilizia e il Territorio (CRESME) ha rilevato che il boom edilizio è dovuto a piccole imprese improvvisate, sviluppatesi nella “cascata del lavoro a subappalto”, causa ed effetto delle già citate “pessime case” e di un “avvilente degrado ambientale”. Giusto per fare un esempio, a livello europeo le aziende edili hanno una concentrazione doppia o addirittura tripla rispetto alle corrispettive italiane, con una capacità di studio, ricerca e adeguamento alle nuove tecnologie certamente più rapida ed efficace.

Una costante italiana, in continuo rinnovamento, che ancora Il Sole 24 Ore richiama in un articolo apparso qualche mese fa: “La peculiarità di Berlusconi (e dei suoi predecessori, ndr) è di rivolgersi alla psicologia sociale più diffusa, proprio a partire dalla “cultura del capannone” delle piccole e medie imprese”; in poche parole evasione fiscale e molti regali all’abusivismo e alla cementificazione selvaggia.

In generale vincono le società e le industrie, avendo dalla loro soldi, avvocati strapagati, politici locali e nazionali. Il rallentamento nelle costruzioni avvenuto negli ultimi due anni è dovuto in gran parte alla crisi economica, che ha deviato gli investimenti su altri fronti tra cui finanza, Borsa e Paesi emergenti. Tutti sanno delle centinaia di seconde case vuote e invendute sul Garda, mentre per assurdo mancano risorse abitative per giovani coppie che vogliono convivere o sposarsi.

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Nei prossimi mesi il giornale tenterà di entrare nei particolari e seguire da vicino la questione, contattando le liste politiche che si stanno preparando alla conquista dei Comuni nella prossima primavera. Un consiglio, a giovani e meno giovani: anche se il ministro Tremonti ha più volte ribadito che “con la cultura non si mangia”, leggere, studiare e informarsi non può altro che migliorare la percezione di ciascuno sulla realtà che ci circonda, a fronte delle nuove derive trash dell’Italia e dei suoi eminenti rappresentanti. Confrontare tra loro tutte le idee e tutti i punti di vista, per essere in grado di formarsi come cittadini coscienti.

Farà bene leggere il “Piano Casa” del presidente di Regione Lombardia Formigoni e della consigliera Minetti, come farà bene leggere anche “La Questione delle Abitazioni” e “La Condizione della Classe Operaia in Inghilterra” del giovane Engels, che già più di 150 anni fa sottolineava i difetti di un sistema economico trascinato esclusivamente dal profitto.

Alessandro Gatta

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