Le motivazioni di Pio IX contro l’Unità d’Italia

Don Pierino Ferrari con alle spalle l'osepdale oncologico in costruzione

Ringrazio il Divino Regista per il fatto che sono cattolico d’una Chiesa, quale è l’attuale e vorrei essere italiano con lo spirito con il quale mi sento cattolico, oggi.

Per una obiettività di giudizio riguardo all’Unità d’Italia è troppo evidente che è necessario collocarsi nel contesto storico, nel quale Pio IX fu costretto a interfacciarsi con un Camillo Benso conte di Cavour verso il quale nutriva un’antipatia viscerale e per la durezza della legislazione anticlericale applicata dal suo governo nel regno di Sardegna, e perché in materia religiosa lo considerava di idee protestanti.

Dall’altro lato, l’idea di Cavour “libera Chiesa in libero Stato” spogliava la Chiesa dei suoi beni, di cui lo Stato sarebbe divenuto proprietario, mettendo la Chiesa priva di libertà, d’indipendenza vera e subordinata ai poteri dello Stato. Mai nessuna concessione alla Chiesa – intimava Cavour ai suoi collaboratori – in campo spirituale, se essa non rinuncia ad ogni dominio temporale”.

Ogni persona – specie se ha una coscienza retta – opera con sue convinzioni! Pio IX nella allocuzione “Maxima quidem!” del 9 Giugno 1862 scriveva: “Questo principio civile della Santa Sede fu per singolare consiglio della Divina Provvidenza al Romano Pontefice conceduto e il medesimo gli è necessario affinché il Romano Pontefice, a nessun principe o civile potestà soggetto giammai, possa con pienissima libertà esercitare il supremo potere, ricevuto divinamente dallo stesso Cristo di pescare e di governare per l’universa Chiesa l’intero gregge e provvedere così al maggior bene della Chiesa e dei fedeli”.

Un altro motivo che conduceva Pio IX a resistere alla cessione del potere temporale era il giuramento, prestato al momento dell’elezione, di conservare l’integrità dello Stato della Chiesa. Per di più, aggiungeva il Papa: “La dignità e i diritti di questa Santa Sede non sono i diritti di una dinastia, ma beni e diritti di tutti i cattolici”.

Ma la motivazione principale che adduceva Pio IX la troviamo in una lettera, inviata da Lui a Vittorio Emanuele II il 29 Febbraio 1960 nella quale, dopo essersi rammaricato per il sopruso compiuto contro la libertà della Chiesa nelle province annesse di recente al Regno Sabaudo, ricordava: “Il Papa non può acconsentire alla rovina delle anime di un milione dei suoi sudditi, i quali verrebbero abbandonati alla mercè di un partito che per prima cosa ne insidierebbe la fede e ne corromperebbe i costumi”.

Certo, le paure di Pio IX non erano del tutto ingiustificate; noi Cattolici, però, ora, siamo lieti di come il Divino Regista abbia liberato dal peso d’un potere politico la sua Chiesa.

Voglio, tuttavia, spendere, qui, una parola riguardo all’8 per mille, che sembra a molti un regalo che lo Stato fa alla Chiesa Cattolica. In realtà, nel Concordato tra Stato e Chiesa del 1929 lo Stato riconosceva d’avere usurpato i beni della Chiesa, offrendo alle parrocchie povere la “Congrua Restitutio”, cioè la Congrua Restituzione per i beni, incamerati ingiustamente. Con la revisione del Concordato del 1984 venne eliminata la Congrega Restitutio, affidando ai Cattolici di pagare il debito dello Stato tramite l’8 per mille. Non è quindi un privilegio offerto alla Chiesa l’8 per mille, bensì un regalo che i Cattolici offrono allo Stato.

W, l’Italia!

Don Pierino Ferrari, presidente e fondatore della Fondazione Laudato Sì, che sta costruendo l’omonimo ospedale oncologico a Desenzano, nella frazione di Rivoltella.

 

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