L’incubatoio ittico di Desenzano ripopola il Garda

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Al Centro Ittiogenico del Garda è in corso una grande campagna di ripopolamento con numeri quasi incredibili: in incubazione ci sono 50 milioni di avannotti di coregone (i piccoli pesci nella fase successiva a quella larvale). Costruita fine anni Novanta, la struttura di Desenzano è la principale per dimensioni e caratteristiche in Italia.

 

All’incubatoio di Punta Vò gli sforzi maggiori sono concentrati sul coregone, la cui produzione è cominciata nel 2003. La prima fase dell’intervento è la cattura degli esemplari, seguono la fecondazione delle uova e il primo accrescimento delle larve, infine, raggiunta una certa maturità, vengono trasferiti nel lago. Le femmine di coregone catturate ogni anno dai pescatori sono 4-5 mila e ciascuna di esse produce 12-13mila uova. Nel giro di due semine quest’anno sono stati immessi nel lago 13,8 milioni di coregoncini (4 cm).

 

Si stanno facendo comunque iniziative anche per il luccio (per il quale ci sono difficoltà nella cattura dei riproduttori), il carpione e la trota lacustre (ce ne sono incubazione alcune migliaia). Per le alborelle in passato, invece, erano stati posti dei letti di frega. Qualcuno potrebbe chiedersi il motivo per cui i pesci non possono riprodursi naturalmente e, quindi, si richiede un intervento umano. Il coregone, per esempio, depone le uova nella ghiaia quasi a riva e le variazioni delle acque negli ultimi tempi sono mortifere. Conviene ricordare che il livello del lago è anche regolato dalla diga sul Mincio in funzione.

 

In questo periodo si sta ultimando il già annunciato regolamento di pesca (professionale e non), su cui stanno lavorando da oltre un anno le Province di Brescia e di Verona, alle quali si è aggiunta anche quella autonoma di Trento, con le associazioni di categoria e quelle di pesca sportiva più rappresentative per una più estesa protezione delle specie ittiche a rischio di estinzione o in forte riduzione. Da qualche settimana è anche annunciata la moratoria di tre anni per la pesca del carpione e dell’alborella.

 

Questa storicamente rappresentava un terzo del pescato con un migliaio di tonnellate annue tra gli anni 60 e 80, ma dal 2000 è scomparsa. Lo stesso declino vive la pesca del carpione, di cui negli anni 50 e 60 se ne contavano 200 quintali. Nello stesso periodo finivano nelle reti anche 50 quintali di trote. Una storia particolare è quella del persico, che, molto pescato subito dopo la metà del secolo scorso, ha subito una flessione tale che negli anni 80 se ne pescavano solo 10 quintali. La quantità pescata è poi notevolmente salita fino ai 400 quintali del 2009 per l’odierna gioia di ristoratori e buongustai. EG

Introdotto nel Garda agli inizi del secolo scorso, il coregone (o lavarello) è uno dei pesci più pregiati del Garda e superbo protagonista della cucina locale. Le carni bianchissime cotte alla brace sprigionano tutto il loro delicato sapore, esaltato dalle note aromatiche dell’olio extravergine del Garda. Lo consiglio con un bicchiere di Chiaretto.

Ingredienti per 4 persone: 1,2 kg di coregone, olio extravergine d’oliva del Garda, salvia, rosmarino, alloro, prezzemolo, sale.

Preparazione:
Pulite il pesce, salatelo e insaporitelo all’interno con gli aromi tritati. Passatelo nell’olio e mettetelo a cuocere sulla griglia, girandolo una sola volta. Servitelo caldo, irrorato d’olio crudo. Niente limone, che “brucia” la carne del pesce. Potete servirlo con della salsa verde ricavata unendo all’olio extravergine un trito di prezzemolo, capperi e poco aglio. Potete anche insaporire con una salsa di alborelle, ottenuta soffriggendo nell’olio uno spicchio d’aglio e alcune alborelle in salamoia tritate

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