Salpare di Mirco Maltauro – recensione

«Per correr miglior acque alza le vele/ omai la navicella del mio ingegno» (Dante, Purgatorio, I, 1-2). Un verbo tratto dal mondo marinaresco, e così Mirco Maltauro «allenta gli ormeggi» pronto a Salpare (Ed. Publimax, Brescia, 2011, 210 x 150mm, pp. 168, € 14), un libro, ma diremmo meglio una navigazione, che si volta al passato, con una sezione antologica di componimenti già pubblicati dal 2003 ad oggi e in alcuni casi ripresentati con considerevole lavoro di lima, ma che si dirige anche verso nuove mete con testi inediti, tra cui il poemetto che dà appunto il nome alla raccolta. Compagni di viaggio sono gli interventi di Milena Moneta e Vincenzo Guarracino, che curano l’una la Prefazione, l’altro la Postfazione, prestigioso viatico circolare, per così dire, all’avventura del poeta e dell’amico. È lo stesso Guarracino a tratteggiare una ideale rotta artistica e stilistica dell’autore: «da una fase iniziale eminentemente idillica, a un progressivo arricchimento e ispessimento in direzione dapprima lirico-visionaria, a un sempre più convinto e a tratti indignato realismo, fino ai testi più recenti, inediti, intrisi di ferma coscienza civile da molto leopardiano “malpensante” che non accetta di sentirsi intruppato nel coro…». Concetti acquisiti dal lettore che conosce i versi di Maltauro, poeta, non ho timore a dirlo, talora difficile, per la sua continua ricerca lessicale e le divagazioni cosmiche che nelle parole del critico rimandano a Empedocle, cui mi sento di aggiungere Parmenide e Lucrezio. E navigando nei suoi luoghi, che siano essi il lago, o «meraviglioso il mare di luce/ che veste i giorni/ e nelle notti di luna/i riflessi di stelle lontane», o ancora «fra le dune dei pensieri» o solo «nel sonno», la navicella dall’ingegno salpa per trovare all’anima le immagini, senza sapere «chi troverà all’appuntamento./ È dall’eternità che è fedele/ e scioglie al vento le sue vele». Il viaggio è intrapreso, motore consapevole del cambiamento inevitabile che porta il tempo, il quale, nei versi del poeta, «è un elastico/ i cui lembi/ dall’inizio s’allontanano./ […] Puoi fingere d’incatenarlo/ ma dilaga in ogni cosa;/ quando lo pensi è già passato, e nel suo incedere/ sfiorisce/ tutte le cose». Anni prima, in un altro passo, constatava che «tutte le cose/ approdano in un porto/ e nessuna torna/ dov’era un tempo». La presentazione si svolgerà sabato 9 aprile alle ore 17 presso la Sala Pelèr di Desenzano. S. L.

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