Salute & Soffritti – Viva l’Italia

Il 150° dell’unificazione nazionale, piaccia o non piaccia, è un evento troppo importante per non sentirsi in dovere di legarvi anche questa rubrica. Questo numero ho così preferito non affrontare temi tecnici, pur restando legato alla natura alimentare e della cultura del cibo di questo spazio.

 

Andrea Tessadrelli è Dottore Magistrale in Scienze Alimentari e produttore biologico di ortaggi

Il 17 marzo decorrerà il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, avvenimento che tutta la nazione si appresta a celebrare con enfasi. Spesso però mi interrogo se davvero sempre comprendiamo, me compreso, l’importanza e la fortuna di vivere in un Paese unito e libero. Mi piacerebbe chiudere gli occhi e per un istante dimenticare tutti i dissapori che avvengono in ambito politico, giudiziario e civile poiché sono queste le cose che, indipendentemente da destra e sinistra, offuscano la vera sostanza della nostra Italia, fatta soprattutto di gente verace in simbiosi con il proprio territorio di origine e con le proprie differenti identità culturali, frutto di un adattamento secolare alla propria terra e alle proprie tradizioni.

Interessantissimo è l’esempio dei primi migranti genovesi verso l’America che, dovendo abbandonare il proprio Paese in cerca di fortuna, portavano sempre con sé il pesto invece che la pasta, così da poter immaginare, ogniqualvolta lo consumassero, di essere ancora nella loro Liguria, a riprova di un attaccamento fortissimo alle loro radici territoriali.

Per molti può risultare probabilmente azzardato, ma a mio avviso sono proprio queste diversità intrinseche al nostro Paese, fatte anche di dialetti e costumi diversi, che invece di dividerci contribuiscono ad unirci; ed è proprio in relazione a queste osservazioni che si denota il concetto di tipicità alimentare. Attualmente vantiamo una miriade di prodotti tipici che, sebbene abbiano provenienze nazionali diverse, contribuiscono a rendere univoca l’immagine del nostro Paese nel mondo riassunta nel marchio “made in Italy”, espressione che annulla le differenze tra nord e sud rendendo l’eccellenza alimentare veicolo di unità ed orgoglio nazionali al di là delle rivalità territoriali ed individuali.

Come ben sapete siamo gli unici nel mondo a vantare la presenza di 137 prodotti a marchio DOP (denominazione di origine protetta), 83 a marchio IGP (indicazione geografica protetta), e 2 STG (specialità tradizionale garantita). La gamma dei prodotti abbraccia il settore ortofrutticolo e dei cereali, delle carni fresche, degli oli e dei grassi, dei formaggi e dei prodotti di panetteria e pasticceria, spaziando dalle arance di Ribera, all’asparago bianco di Bassano, all’abbacchio romano, al prosciutto di Parma, all’olio del Garda, al parmigiano Reggiano, al pane di Altamura e al miele della Lunigiana, solo per citarne alcuni. Sarebbe davvero interessante poter elencare tutte queste prelibatezze poiché, oltre a compiere una sorta di viaggio virtuale alle radici della nostra identità alimentare, ci renderebbe consapevoli che non esiste una regione migliore delle altre, ma tutte stupende nella singolarità ed unicità.

Le differenze alimentari, così apprezzate e valutate, dovrebbero quindi fare da traino per unire quelle differenze culturali troppo spesso manipolate per mettere le persone le une contro le altre. Sarebbe bello essere uniti per continuare a promuovere e divulgare le nostre potenzialità nel mondo; in effetti se moltissime aziende alimentari straniere continuano a tentare invano di imitare i nostri prodotti ci sarà pure un perché.

Credo che uno dei regali più belli che il nostro Paese abbia ricevuto per il proprio anniversario sia stata l’iscrizione della Dieta Mediterranea alle liste del patrimonio dell’umanità, che consente di accreditare quel meraviglioso ed equilibrato esempio di contaminazione naturale e culturale che è lo stile di vita mediterraneo come eccellenza mondiale, ed a mio avviso reso possibile anche dall’unità del nostro Paese. Infatti il termine dieta, come molti erroneamente pensano, non significa esclusivamente cibo, ma si riferisce all’etimo greco “stile di vita”, pertanto include anche l’insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, inglobando anche le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione ed il consumo di cibo. Pertanto, anche se devo riconoscere che a livello morale molte volte l’Italia non è sempre unita, mi consola pensare che a livello alimentare siamo tutti patrioti.

Andrea Tessadrelli

 

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