Se il vino porta alla perdizione, che iddio aiuti i dannati

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Ugo Andreis

PROSECCO! Questa è la storia reale di un miracolo italiano che nell’immaginario collettivo significa vino spumante italiano prodotto nelle Province Veneto-Friulane, ma il Prosecco non è tutto uguale.

Solo uno è denominato Superiore, quello di Conegliano-Valdobbiadene, area collinare ai piedi delle Prealpi Trevigiane, che ha ottenuto il D.O.C.(denominazione di origine controllata) fin dal 1969. Dallo scorso anno però il Prosecco prodotto in questa area ristretta ha ottenuto l’ulteriore e prezioso riconoscimento D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata Garantita), entrando così nel gotha dei migliori vini d’Italia con il nome di “Conegliano Valdobbiadene D.O.C.G. Prosecco Superiore”.

Questo è un marchio comune a circa 40 vini d’eccellenza in tutta Italia e rappresenta una assoluta e totale garanzia per il consumatore. Questa nuova identità è stata presentata per la prima volta dal Consorzio di Tutela al Vinitaly 2010 di Verona principale fiera internazionale del vino.

Il Presidente Giorgio Napolitano nel corso della visita al Vinitaly 2010 firma una delle bottiglie esposte

Per festeggiare l’evento alla presentazione della prima bottiglia di Prosecco D.O.C.G. erano presenti il Presidente della Regione Veneto, e già Ministro, Luca Zaia, il Presidente del Consorzio di Tutela Franco Adami, tutti i produttori. Hanno stappato una Mathusalem di questo prezioso vino brindando con un ospite d’eccezione: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha firmato la prima bottiglia di Cartizze, la massima espressione della denominazione.

Un po’ di storia: la produzione del Prosecco nel territorio della Marca Trevigiana e in particolare nella fascia pedemontana delle colline di Conegliano e Valdobbiadene ha radici lontanissime fin dal 1772, anno in cui viene identificata una varietà di uva a bacca bianca, ma la data di inizio del suo successo coincide con la fondazione della Prima Scuola Enologica d’Italia nel 1876 a Conegliano Veneto!

È qui in questa scuola che vengono studiate per la prima volta, in Italia, in modo serio approfondito la tecnica della vitivinicultura e spumantizzazione del prodotto locale, creando così i presupposti per il successo del Prosecco. Tale successo continuerà poi negli anni ad essere gelosamente custodito e sviluppato anche grazie al rispetto di quelle componenti paesaggistiche ambientali e culturali che oggi formano nel loro insieme l’anima e la matrice profonda di un territorio non a caso chiamato “Marca gioiosa et amorosa”.

Per difendere ulteriormente la qualità del Prosecco, dalla scorsa estate 2010 la legge è cambiata. Il nome identificativo del vitigno “Prosecco” è divenuto sinonimo di vino esclusivamente prodotto nel Nord Est d’Italia e la varietà di uva fino ad allora chiamata “Prosecco “ è rinominata “Glera”.

Con la nuova legge le Denominazioni storiche della fascia collinare nella Provincia di Treviso, Conegliano Valdobbiadene hanno ottenuto la D.O.C.G. e per aiutare il mercato a riconoscere il prodotto è stato scritto il logo sulla fascetta di Stato color salmone apposto sul tappo della bottiglia. Quasi inutile ricordare che la produzione delle altre Province Veneto-Friulane mantengono ancora la originaria denominazione di Prosecco D.O.C..

Cambiare le regole del mondo Prosecco non è stato facile ed ha richiesto una forte coesione anzitutto fra le aziende di Conegliano Valdobbiadene resa possibile dalla istituzione nel 2003 del Primo Distretto Spumantistico d’Italia da parte della Regione Veneto, dando così l’avvio ad alcune attività strategiche, quali: l’analisi e la severa salvaguardia del territorio, la struttura e la professionalità delle aziende, l’andamento dei dati di mercato e il trend nei singoli paesi consumatori.

Oggi il Distretto di Conegliano Valdobbiadene conta 15 comuni e circa 4350 ettari di vigneto, 2913 aziende viticole, 454 vinificatori, 166 case Spumantistiche, 250 enologi e 1500 addetti al settore enologico, la produzione ha raggiunto nel 2009 le 60.840.000 bottiglie delle quali un terzo venduto a paesi terzi (dati Vinitaly 2010).

Con una Strada del Prosecco, una vera arteria enologica istituita fin dal 1966 che guida il visitatore,tra vigneti ininterrotti, borghi e paesi dove si respira il sapore della secolare arte di “fare il vino” di queste terre, regalando scorci e paesaggi di autentico fascino, insieme a testimonianze medievali, eremi, chiesette, tracce della storia rurale civile e religiosa della sua gente.

Dati che dimostrano come questo prodotto sia in piena salute, capace di rappresentare il Veneto e più specificatamente la zona dei colli di Conegliano –Valdobbiadene non solo in Italia, ma soprattutto all’estero e di mantenere alta la capacità di attrazione di un turismo alla ricerca non di solo di vera enogastronomia e prodotti d’eccellenza, ma di un ambiente salvaguardato intatto, carico di bellezza e storia.

La zona di produzione del Garda Classico

È così difficile tentare almeno di copiare, non dico uguagliare, questo risultato anche qui in casa nostra? Non è facile, si capisce, superare i particolarismi, l’individualismo esasperato della singole aziende vitivinicole della zona Lugana e Valtenesi produttrici di ottimi prodotti quali: il Lugana, il Chiaretto, il Rosso Riviera, e il Groppello. San Benedetto di Lugana (Peschiera), Sirmione e Pozzolengo, Desenzano e poi la Valtenesi con i comuni di Padenghe, Soiano, Moniga, Manerba, Polpenazze e Puegnago, tutti situati in un territorio che, a giudizio unanime, è uno dei più ricchi di peculiarità agricole, ambientali e strategiche di tutto il Lago di Garda.

Non mi sembra per niente velleitaria l’idea della creazione di un unico Distretto del Garda con una Scuola Enologica di livello regionale atta a rispondere alle esigenze e richieste di tecnici del settore enologico oggi a malapena soddisfatte dalla esistenza di due sole realtà nazionali altamente professionali e scolastiche quali quelle di Conegliano Veneto e di Firenze.

Una Scuola-cascina con annessa cantina sperimentale, e piccolo podere per l’impianto e lo studio delle varie specie di vitigni, laboratorio analisi ecc. No, non è velleità, e solo uno dei modi di valorizzazione e conservazione del nostro patrimonio ambientale prima che sia troppo tardi. Questa non è solo un idea, ma un sincero e accorato auspicio.

Ugo Andreis

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