A–LETHEIA: viaggio tra le esemplari bellezze del lago di Garda e dintorni

La richiesta era semplice e corretta: “Ti va di scrivere qualcosa sulle brutture che deturpano il nostro territorio?”. La risposta, non immediata, arriva, dopo qualche mese, e dopo una riflessione a seguito di una discussione con alcuni amici/colleghi di Milano.

Da dove cominciare a parlare di brutture? E ancora, per essere più radicali, c’è qualcosa da escludere in questo insieme, vastissimo, di brutture? Qualcosa che per valore architettonico, sensibilità al paesaggio, intelligenza nel mettere in sintesi la memoria dei luoghi e la necessaria affermazione della contemporaneità, qualità dei sistemi insediativi… emerga dalle quintalate di edilizia versate sopra le sponde del Garda?

Tutto (o quasi) esula da tali principi; in compenso risponde ad altre logiche, legittime, per carità: speculazione (perché temere di affermare che sia un punto di vista, distante da quello di chi scrive, ma legittimo?), rispondenza a volontà di ricettività per forme di turismo senza qualità, rincorsa all’oro negli anni bui delle seconde case et cetera.

La pieve San Giacomo in Calì di Gargnano è considerata la pieve più antica del lago di Garda: è probabile sia stata eretta sulle rovine di un tempio pagano. Per secoli è stata luogo di sosta e ristoro dei pellegrini in viaggio lungo l’itinerario per il Cammino di Santiago de Compostela.

Insomma, la rubrica si sarebbe esaurita col primo numero ed in poche righe, più o meno simili a quelle precedenti: con un’affermazione, non del tutto semplicistica né qualunquista, per riassumere che (quasi) tutto quanto è davanti ai nostri occhi deturpa il territorio. Musil avrebbe scritto un’opera infinita sulle piccolezze, l’inutilità, l’assurdità e chi più ne ha più ne metta, del Polo del Lusso, dei Mega Residences della Riviera Occidentale o dell’intervento sulla collina di Polpenazze, ma alla fine li avrebbe bollati con un appellativo esaustivo: ohne Eigenschaften, senza qualità. Lo sanno bene gli abitanti di Padenghe, Moniga, Desenzano; lo sappiamo bene, quando lo attraversiamo sulle strade dell’entroterra, di crinale o di collina, o sulla gardesana occidentale.

L’alternativa era stilare una classifica sui nuovi mostri, alla Dino Risi, sulle brutture dell’ostentato ed effimero boom edilizio che si stagliano su, o si insinuano tra, le colline lacustri.

Burke ci insegna che il sublime è l’esperienza estetica di fronte all’orrore, all’evento drammatico o tragico. In tre secoli questa inquietudine sensibile e generatrice di creatività, oggi stravolta, è divenuta atteggiamento passivo, indifferente: l’esperienza dell’orrore diviene parte della percezione della normalità.

È luogo comune compiacersi malinconicamente nel bruttume, sostantivo che ci fa ritornare al tema della rubrica, dando per scontato che sia uno stato ovvio, ineluttabile, contingente e necessario. Questo (purtroppo), non solo per l’architettura, l’edilizia, l’arte o il paesaggio; società, costumi e politica ci ricordano che non c’è fine al peggio.

Ma credo sia possibile trasformare questo elemento di osservazione in momento per un atteggiamento operativo e militante, finalizzato alla condivisione delle buone pratiche. In contrappunto quindi bruttume non più come constatazione, ma come disvelamento, oltre il semplice denunciarlo (è sotto l’occhio di tutti), perché divenga momento per riconoscere (ricordandolo) il bello.

A-Letheia è, più o meno letteralmente, la negazione dell’oblio: un impegno a riconoscere e ricordare. Lo sforzo credo sia quello appunto di non perdersi nel caos delle percezioni, quasi tutte negative, per ri-educarci, all’interno della tumultuosa memoria e storia, a far emergere quanto c’è di positivo ed esemplare.

Tentare di tracciare una linea, una tendenza, che trascenda stili, linguaggi e temi, per individuare un atteggiamento critico nei confronti del tema della trasformazione del paesaggio è forse presuntuoso. Cominciamo magari con un’elencazione, sommaria ed incompleta, di quei fatti cui valga la pena, riprestare attenzione.

Il mese venturo proviamo ad incominciare questo viaggio nell’oblio. I temi futuri possono essere: i parallelismi brutali di Vittoriano Viganò, i bizantinismi di Carlo Scarpa, le pievi romaniche del Garda, i trapezi di Franco Albini, le pietre parlanti di Pontenove e i pastelli di Andrea Celesti.

Arch. Flavio Vida, docente al Politecnico di Milano

studiofva@gmail.com

One Comment

  1. Jesolo Hotels scrive:

    Mi piace trascorrere week end sul lago di Garda con la mia famiglia e la famiglia quando ho l’opportunità. Un sito fantastico delle Dolomiti.

    Rispondi

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An AWESEM design