Una lettera dai 150 anni

Caro bambino del futuro, non so di che colore sarà la tua pelle, né se avrai una sola lingua o più, né di quale religione tu sarai: ma so che sarai una persona, un italiano. Questa vita che tu oggi vivi divisa tra scuola, sport e tecnologia (già ai miei tempi è così, chissà nei tuoi) non è sempre stata così. Questa terra che io non oso immaginare come sarà mentre tu leggi questa lettera, racconta una storia. La nostra storia. È la storia di milioni di persone, che hanno dato la vita per darla a me, a te, a tutti noi. È successo tanto tempo fa, si leggeva sui libri quando studiavo io; nel tuo mondo non so cosa userai per studiare, ma sono sicura che avrai modo di conoscerlo bene. Forse avrai un nonno che ti racconterà delle storie, e ti racconterà le storie che gli raccontava suo nonno e così indietro. La memoria di una famiglia è un qualcosa di unico e tu, volente o nolente, consapevole o non consapevole, ne sarai figlio. Ogni famiglia ha vissuto tante vicende, ma nessuno ricorda più che c’è stato un tempo in cui tutti volevamo le stesse cose: un’Italia unita. Oggi, mentre ti scrivo, l’Italia ha 150 anni: quando tu leggerai questa lettera, l’Italia avrà molti anni di più. Oggi non esiste nessuno che sia vissuto tanto a lungo da raccontarmi cosa è successo, perciò lo immagino mentre lascio scorrere le pagine dei milioni di libri che sono stati scritti sull’argomento; lo immagino mentre passeggio vicino alla torre di S. Martino, lo immagino mentre guardo il mio lago, lo immagino mentre piove e penso a tutto il fango che persone che non ho mai conosciuto hanno dovuto mangiare per permettere a me e a te di sentirsi parte di una nazione, di essere un popolo unito, il popolo italiano. Guarda la bandiera e pensa che non è sempre stata così: che il rosso non è solo il sangue di chi combatté per unire il nord e il sud, ma è anche il sangue di chi ha portato il nostro paese ad essere una repubblica. Io non so se mentre tu leggerai questa lettera l’Italia sarà ancora una repubblica e se ci sarà nell’aria il profumo della libertà che tante persone nei tempi passati hanno assaporato: io ti posso dire che quando torno in Italia dopo essere stata via un po’ di tempo, sento ancora quell’odore, guardo la bandiera che ho sul letto e che da tanti anni mi fa compagnia e sento, parlando agli altri su cosa sia davvero l’Italia, di essere riuscita a trasmettere la nostra storia. Non è scappando che si risolvono i problemi, ma bisogna anche partire per tornare migliori; nessuno ha fatto l’Italia stando fermo nella propria casa, l’Italia è cresciuta solo sbagliando e imparando dai suoi errori, solo perché qualcuno ha deciso di muoversi! Caro bambino del futuro, sono sicura che tu sai di cosa stiamo parlando, ma se non lo sai pensa quanto sarebbe stato brutto vivere nel tuo paese senza poter dire “fratello” al tuo amico che vive in un’altra regione, senza mai aver festeggiato la nazionale di calcio che vinceva un mondiale, senza mai essere stato orgoglioso dei premi Nobel, senza essere mai stato fiero di aver aiutato qualche altro paese in difficoltà. Ogni volta che si va via, si vuol tornare, perché non è scappando che le cose cambiano; tu farai avanti e indietro dalla luna, userai il teletrasporto per essere lo stesso giorno a Pechino e a Berlino, o a Parigi, ma ricordati che il tuo essere italiano resterà sempre su di te come un tatuaggio, sentirai sulla pelle il profumo della libertà che solo tornando a casa riconosci di aver cercato. Io torno perché lo dobbiamo a chi ci ha affidato 150 anni fa una piantina da far crescere: a volte ci siamo scordati di questa piantina, non le abbiamo dato sufficiente acqua, le abbiamo oscurato il sole, non l’abbiamo nutrita abbastanza, abbiamo permesso che un’altra pianta quasi la soffocasse, abbiamo cercato di togliere di mezzo tutte le piantine che invece erano lì per renderla più forte, che avevano bisogno della sua ombra. Ognuno ha cercato di aiutarla a modo suo, ma senza un lavoro comune non l’avremmo salvata e non la salveremo tutte le volte che la lasceremo quasi morire, dimenticandoci di lei. Oggi festeggiamo i suoi 150 anni e tutti sembrano ricordarsi di lei: ma tu promettimi che ogni anno il popolo italiano cercherà di fare qualcosa per non dimenticarsi di quella piantina.

Gaia Raisoni

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