AAA Desenzano, cercasi l’accoglienza

Seconda parte

Tornando sull’argomento dell’accoglienza che la nostra città offre a un visitatore che si appresti a visitarla, stimolato dalle osservazioni di un lettore sulle condizioni della stazione ferroviaria, devo concordare con il fatto che l’intera struttura risulta priva o quasi di attrezzature per disabili, con barriere architettoniche insuperabili per non parlare del degrado presente nell’area circostante.

Sì, ma per fortuna che per raggiungere Desenzano c’è anche il lago che permette a chi possiede un’imbarcazione o l’affitta di evitare l’intenso traffico stradale e raggiungere via acqua la nostra città. Solo che una volta giunti in prossimità del porto e averne esplorato a lungo l’interno alla ricerca di un attracco ci capiterà di venire avvicinati da una motovedetta delle forze dell’ordine che ci informa che l’unico spazio a disposizione per un ospite occasionale, giornaliero si trova all’inizio della diga dove lo spazio in verità ci sarebbe, anche se lontano, ma senza possibilità di attracco per cui basiti e rassegnati ci dirigeremo verso qualche località sicuramente più accogliente!

Altro punto che mette in dubbio la qualità dell’ospitalità del nostro paese è la mancanza di servizi igienici adeguati nel centro storico. Pensiamo ad una domenica o ad un giorno di mercato con migliaia di persone che si riversano su Desenzano e nel momento del bisogno, soprattutto anziani e bambini, dover necessariamente rivolgersi ad un bar o un ristorante, magari ancora chiuso, con l’obbligo di consumare qualcosa per non esser guardati male dal gestore. Problema sentito in special modo dagli stessi ambulanti.

Desenzano insomma sembra aver perduto appeal, signorilità, eleganza. Dà il senso di una città disordinata, vedi moto, auto e furgoni posteggiati ovunque sui marciapiedi, sulle strisce pedonali, sulle aiuole, di un luogo anonimo all’insegna dell’abbandono. Sarò forse esagerato, ma la sensazione è quella di vivere in una città più vicina alla cultura del respingimento che dell’accoglienza. Non è questione di far arrivare migliaia di persone sconosciute o subire invasioni, ma di far tornare coloro che qualche tempo fa frequentavano il centro storico di Desenzano e ora non ci vengono più per varie ragioni quali la viabilità caotica presente sul lungolago, nelle piazze e spesso nelle aree pedonali, la mancanza di servizi, i parcheggi impraticabili, costosi e insufficienti, la mancanza di luoghi di aggregazione vivibili, se lasciamo da parte il lago direi che a Desenzano in questo momento manca la bellezza nel senso più completo della parola.

Desenzano come tutti i paesi del mondo è prima di tutto il centro storico, il cuore della città e da lì e dal fronte lago deve partire il restyling per riqualificare l’offerta e favorire un turismo di qualità al posto dell’attuale giornaliero, mordi e fuggi. Cosa si aspetta a sviluppare un progetto che manca da più di vent’anni che preveda finalmente la chiusura (seria e non come quella presente attualmente nell’area pedonale) del lungolago dalla rotonda di via Gramsci alla Maratona, come è avvenuto in quasi tutti i paesi che si affacciano sul lago, con la creazione di parcheggi sotterranei ridando alle piazze la loro vera funzione e lo sviluppo delle spiagge esistenti? È inutile pensare di programmare eventi, manifestazioni o soluzioni per attrarre i visitatori e non rendersi conto che senza interventi strutturali, compreso un centro polivalente, tutto ciò serve a poco o a nulla. Non serve stare chiusi in un ufficio e pensare di trovare le soluzioni all’interno dello stesso, occorre avere l’umiltà di uscire e andare a vedere come si muovono i paesi competitori spesso vicinissimi e se serve imitarli mettendo da parte la presunzione sempre che di presunzione si tratti e non di incapacità o altro.

Qualche mese fa mi trovavo in Sicilia e ho visitato Taormina. Sceso dall’auto, parcheggiata a pochi passi dal centro, sono stato avvicinato da un giovane dal passo veloce, distinto con un abito simile a una divisa, subito ho pensato che poteva essere un posteggiatore diciamo abusivo o uno che voleva contestarmi il parcheggio per essere da tempo in attesa del posto o uno che mi chiedeva moneta per il parcometro o nella peggiore delle ipotesi un borseggiatore (quanti pregiudizi ci si porta dietro!). Mi ha salutato cordialmente con le parole “benvenuto nella nostra città” e, porgendomi un biglietto, mi avvisava che, qualunque problema avessi incontrato nella mia permanenza a Taormina, su quel biglietto avrei trovato tutti i numeri telefonici necessari per risolvere le mie difficoltà. Basta così poco per sentirsi ben accetto e respirare l’ospitalità sincera di un luogo!

Mauro Bonfanti

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