Rilocalizzare l’economia

La globalizzazione, intesa come la concentrazione del potere economico e finanziario in mano a poche entità e l’agire di queste sulla quotidianità di ognuno di noi, ha lentamente cancellato nelle realtà locali il concetto stesso di “locale”.

Pensiamo alla spersonalizzazione delle identità culturali delle comunità avvenuta tramite il consumismo. È così intensa che oggi è praticamente impossibile distinguere a colpo d’occhio un ragazzo di Milano da uno di Berlino: vestono allo stesso modo, hanno lo stesso taglio di capelli, hanno lo stesso atteggiamento e, magari, parlano la stessa lingua. Si considerino poi le innumerevoli attività industriali controllate dai grandi gruppi multinazionali che sono presenti in tutte le nostre città, o alle attività commerciali che vedono particolare sviluppo nelle cattedrali del consumismo che sono i “centri commerciali”. Questi ultimi sono la più evidente dimostrazione della spersonalizzazione dell’economia locale.

Nei centri della grande distribuzione si pratica l’omologazione del prodotto venduto e raramente esiste un legame diretto con la produzione agroalimentare locale; sono una delle cause del deflusso di denaro dal territorio verso altre regioni o addirittura verso altri Paesi; sono la principale causa della morte delle piccole attività commerciali di prossimità. Tralasciamo altre note negative come la precarietà del lavoro e il grande flusso di merci intorno al mondo, con sprechi e inquinamento. A questo proposito, ci ricorda Latouche che “se le idee devono ignorare le frontiere, al contrario i movimenti di merci e di capitali devono essere limitati all’indispensabile”.

Solo negli ultimi anni si sta prendendo coscienza dell’importanza della definizione di strategie che permettano di ritrovare un “ancoraggio territoriale” per la cultura la politica, l’economia e il senso della vita di ogni individuo.

Facciamo nostre le parole di Takis Fotopoulos, filosofo ed economista greco: “La rinascita politica culturale della realtà locale è nel contempo un obiettivo in sé per tornare a provare piacere della vita in tutte le sue dimensioni e uno strumento per rilocalizzare l’economia, nel senso di una ricollocazione della sfera all’interno della società locale e non di una ristrutturazione economica del territorio[...] É dunque importante invertire la rotta partendo innanzitutto dal rilocalizzare la sfera politica, per esempio inventando, o reinventando una democrazia di prossimità

Purtroppo molte volte “utilizzare la creatività popolare e locale per cercare di risvilupparlo” lascia spazio a speculazioni di carattere politico ed economico, indebolendo l’azione di rilocalizzazione della vita. Abbiamo, ad esempio, già visto la speculazione politica che alcune forze politiche fanno sul tema del federalismo, proponendone una versione quanto meno ingannevole.

Per ciò che attiene all’economia, quando si parla di rilocalizzazione, s’intende principalmente la necessità di produrre a livello locale la massima parte dei prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione.

Le aziende, se ne deduce, divengono il motore di questo processo di ristrutturazione. Anzitutto il sistema produttivo deve poter attingere al credito di rete locale, cioè finanziato dal risparmio collettivo raccolto localmente, così come i canali di distribuzione e la rete commerciale devono avere carattere locale.

Va da sé che, vista l’importanza della rilocalizzazione economica poiché fondamentale per il sostentamento della società locale, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale. Il rilancio dell’economia locale, ha evidentemente una ricaduta positiva sull’economia globale e può essere intrapresa attraverso molteplici strade.

Si pensi ad esempio ai Distretti Economici Solidali, diretta conseguenza dei Gruppi di Acquisto Solidale, oppure alle monete locali, che sono particolari tipi di moneta complementare intesa come strumento di scambio con cui è possibile ottenere beni e servizi affiancando il denaro ufficiale.

A questo proposito è interessante l’esperienza degli Šcec (acronimo di Solidarietà CheE Cammina). Lo Šcec non è altro che una riduzione di prezzo che gli associati si autoimpongono e che si traduce in un concreto atto di solidarietà verso la propria comunità. Le monete locali, così intese, aumentano il potere di acquisto delle famiglie e agganciano il denaro al territorio incentivando l’acquisto di beni locali e sostenendo il tessuto commerciale di prossimità. Lo Šcec è presente in 11 regioni con una rete di associazioni riunite sotto il coordinamento nazionale di Arcipelago Šcec.

Fondamentale è il supporto delle Amministrazioni. Tra queste ritengo interessante segnalare il Comune di Tarvisio (UD) che ha attivato la moneta complementare nel 2010 dando un concreto sostegno al progetto e quindi favorendo l’economia locale.

E sul Garda quali sono i progetti per la rilocalizzazione dell’economia? La risposta ce la possiamo dare percorrendo la statale che da Salò porta a Desenzano: un unico centro commerciale globalizzato e multinazionale. Complimenti alla nostra classe politica.

Simone Zuin

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