Sèt Pescadur

Se cominciassimo col dire che a Rivoltella non ci sono pescatori questo potrebbe essere un cattivo inizio di discussione, quasi il modo migliore per incrinare amicizie più che collaudate, perciò per forza di cose su questo argomento bisogna andare con i piedi di piombo.
In una comunità come questa dove, dove la satira e lo sfottò personale è una istituzione, esistono però isole e situazioni intoccabili: il calcio, le donne… la pesca… E su questa ultima non si può scherzare tanto facilmente!
Dilettanti che non vivono di questa millenaria arte, ma che sicuramente si sentono dei lupi di mare anzi… di lago con bisse e barche da diporto attrezzate più di pescherecci da caccia alla balena: fiocine, bertaei, reti, fanali, canestri, motori Evinrude, Johnson tirati a lucido e infallibili al primo strappo.
Dilettanti tutti compresi nella parte del pescatore esperto: conoscitore di fondali, magre, canneti, campi fangosi là dove il luccio si aggira con aria da squalo-tigre d’acqua dolce, o là “dove l’anguilla quella avvistata ieri che era lì… quasi a farlo apposta… che c’è mancato un pelo”, là dove la carpa, “più grossa di quella dell’altra volta”, ora nuota con aria pigra, un po’ ebete sbafando l’ultimo germoglio d’alga.
Dilettanti che, come accaniti e gelosi cercatori di porcini, hanno i loro angoli segreti i loro buchi prestabiliti da coordinate forse approssimative, ma per loro esatte più di una carta di navigazione.
Dilettanti che escono dal porto ad orari sempre diversi, magari di un quarto d’ora, per non farsi riconoscere e scoprire dal rivale e dall’avversario… questo non è più un relax, uno sport, ma una competizione all’ultimo etto di pesce pescato.
A loro dedichiamo questo scherzo in rima del Luigino Mura, che indica un mondo piccolo piccolo e un modo dolce di concepire la vita, che speriamo non si arrenda alle cose effimere e false del vivere odierno.
A Riultela ghè sèt pescadur
quater de soca e tre iè noei
per la pesca iè dei profesur
ma a scultai te se ndrisa i caèi
Iè organizac come tanti arsenai
i ga tante reti de fa spaènt
barche, listi, frosine e fanai
ma quand i pesca i ciapa mai nient
a sentin du i dis l’è sfortuna
tre iè convinti che som endre de stagiù
ialter che resta i ghe da culpa a la luna
per na dacorde i fa na gran confusiù
Se te ve al port e te i vèdèt ensèma
i fa discussiù a sbrèga balù
ghe chèi che s’enrabia e chèi che ga flèma
e a olte i se bucia come tanti cavrù
Chi ia conos i ghe fa na ridida
i sa che iè amici o quasi fradei
finic i discorsi i ghe fa na beida
e mai i se vist a tiras i caèi
Se nde o l’alter na oia te ve
de mangia èl pes o sentin el saur
a Desenzà e a Sirmiu i la vend ogni de
ma mia a Riultela dai set pescadur

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An AWESEM design