La politica può essere donna? Quattro chiacchiere con la senatrice Germontani

Famiglia, lavoro e politica? È già difficile conciliare i primi due. Eppure molte donne riescono a barcamenarsi tra lavoro, famiglia e, quindi, spesso anche figli e nello stesso tempo a impegnarsi in prima fila nelle istituzioni e nei partiti politici. È un valore aggiunto che spesso si traduce in un migliore contribuito allo sviluppo di legislazioni più attente proprio alla condizione di donne, bambini e famiglie.

La sottorappresentazione femminile è un dato di fatto (non contano veline, soubrette o belle ragazze in genere divenute all’improvviso consiglieri regionali o ministri), ma non tutte condividono le “quote rosa”. Una eccellente rappresentante del femminismo come la radicale Emma Bonino è contraria, mentre la senatrice Maria Ida Germontani ben le accoglie: “C’è un motivo se nel Nord Europa c’è più presenza femminile. Le quote ci vogliono per un certo tempo, sono un ariete culturale”.

Tra impegni e ghettizzazione culturale, la politica può dunque essere donna? Per dare una risposta alla domanda, in conclusione della stagione delle “Quattro chiacchiere con…”, il Bar Bosio di Desenzano ha invitato una desenzanese d’adozione d’eccellenza qual è proprio la Germontani, finiana da sempre e oggi membro delle commissioni Finanze Tesoro e Bilancio di Palazzo Madama. Qua ha iniziato la sua attività politica (è stata presidente del consiglio comunale) e per la prima volta ha istituito con Maria Rosa Papa la commissione pari opportunità.

“Quando sono stata eletta in Parlamento – ha ricordato – sono tornata alle mie origini di studi commerciali e ho lasciato un po’ i temi femminili delle pari opportunità, ma mi sono resa conto che non era possibile perché c’è ancora molto da fare. Non c’è stato un governo che abbia cercato di favorire la presenza delle donne al lavoro”. Dal 2008, al di là delle critiche sulle candidature, la presenza femminile è aumentata, ma tra Camera e Senato non si arriva neanche al 18%. Eppure nel 2006 le quote erano state approvate a Palazzo Madama, senza poi poter arrivare a Montecitorio.

“Siamo maturi a cambiamenti politici – ha detto Papa, consigliere comunale di Desenzano –. Io non sono molto appassionata alle pari opportunità in sé, perché mi sembra assurdo che si debba ancora lavorarvi. Il problema è che in Italia le donne non hanno opportunità di scelta”. “Io – ha poi proseguito – nel momento in cui ho scelto di fare politica a tempo pieno, ho dovuto pagare un’altra donna che venisse a stirare”. E su questo, dall’altra sponda politica, le ha fatto eco con una simpatica parafrasi Sonia D’arconte: “Dientro a un grande uomo c’è una grande donna… dietro a una grande donna c’è una grande colf”.

Mi si conceda una riflessione conclusiva. Da mesi (o anni?) assistiamo allo svilimento mediatico proposto da donne che tentano scorciatoie sbrigative e degradanti per giungere al successo. Credo, tuttavia, che la crescita e la realizzazione di una persona debbano fondarsi su un percorso di formazione, di maturazione e di curiosità di grande spessore culturale e di impegno sociale. EG

Le quote rosa in politica? Era il febbraio 2006. L’allora ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo esulta: il Senato ha approvato in prima lettura e a larghissima maggioranza (229 voti a favore, 4 no, 19 astenuti) il disegno di legge sulle quote rosa. Introduce nuove norme a favore di una maggiore rappresentanza femminile nelle cariche elettive. Ringrazia maggioranza e minoranza, ma il provvedimento si ferma a Palazzo Madama: non andrà mai alla Camera per la seconda lettura perché la legislatura è finita, non ci sono i tempi tecnici. A Montecitorio sarebbe stato comunque improbabile raccogliere una maggioranza compatta attorno a una legge che aveva registrato fratture, sofferenze e conflitti.

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