Castiglione delle Stiviere, crisi PDL

Luca Cremonesi, autore dell'articolo, in una foto di Bianca Ferrari

Senza dubbio è il dato più significativo e rilevante di questo secondo turno elettorale: la vittoria di Pastacci in Provincia di Mantova, segna, di fatto, la possibilità, per Castiglione delle Stiviere, di avere due consiglieri provinciali (e, si spera, un assessorato, con Tiana, per evitare il totale isolamento politico), e la sonora sconfitta del PDL a Castiglione, perché si tratta di una debacle rumorosa ed eclatante. Parlano i numeri, ben oltre ciò che si pronosticava nelle scorse due settimane: al primo turno Fava aveva il 49,09 % dei voti (4144 preferenze) e Pastacci il 30,04% (2536 preferenze), e alle urne si erano recati il 59% dei castiglionesi. I numeri del turno di ballottaggio sono significativamente differenti. Fava vince per una manciata di voti, Pastacci cresce e raddoppia i consensi, segno che una campagna elettorale che lo ha portato spesso a Castiglione ha pagato in termini di credibilità e conoscenza. Per il ballottaggio hanno votato il 47% dei castiglionesi, affluenza in netto calo dunque; Fava ha raccolto 3457 preferenze, pari al 50,31%, Pastacci 3415, pari al 49,49%. Si tratta di 42 voti di differenza, un risultato del tutto inatteso che aprirà scenari politici interessanti.

È chiaro, come già scritto, che Fava non ha convinto i castiglionesi, ma soprattutto gli elettori del PDL. I dati sono cristallini: Fava ha perso consensi dal primo al secondo turno, segno che la chiamata in campo non c’è stata e, soprattutto, che le due componenti del PDL (maccariani e lucchiniani) non hanno trovato alcun accordo, neppure di coalizione. La Lega, dunque, può sentirsi davvero umiliata e offesa in quel di Castiglione, se si guardano anche i risultati degli altri comuni: Guidizzolo, Cavriana e Solferino, realtà dove gli uomini di Maccari hanno mantenuto i loro voti e raccolto consensi per Fava. La stessa Volta Mantovana, dove è in carica una giunta di centro sinistra, ha visto la vittoria di Fava, stessa cosa a Medole. E in tutti questi comuni si parla di distacchi significativi fra le preferenze dei due candidati. Che urgano chiarimenti è chiaro quanto necessario a tutti: alla Lega, che si ritrova partito di maggioranza locale (30% di preferenze al primo turno), ma all’opposizione a Castiglione e in Provincia, ma anche nel PDL dove la convivenza appare sempre più impossibile. Pertanto, le soluzioni appaiono strette: o si trova un patto di legislatura, o si lavora per un patto elettorale, oppure l’unica soluzione è la sfiducia a Paganella, un suicidio politico che decreterebbe un ulteriore fallimento della politica del PDL a Castiglione, ma non solo.

Fabrizio Paganella, sindaco di Castiglione, e Carlo Maccari, coordinatore provinciale del PDL

Si tratta di un nodo politico, una faccenda che trascende simpatie e antipatie personali che in ogni comune convivono con l’impegno politico. L’anomalia castiglionese sarà il primo punto dell’agenda politica del post ballottaggio dunque, perché Castiglione è un nodo politico da risolvere al più presto, necessaria azione, dunque, per dare stabilità alla nuova giunta provinciale, ma anche agli equilibri del PDL mantovano.

Ha vinto Pastacci e i consiglieri provinciali sono due, Andrea Darra della Lega, consigliere comunale, ma all’opposizione da mesi, e Franco Tiana, anche lui consigliere comunale di opposizione (SEL). Di fatto, dunque, nessun membro della maggioranza siede in consiglio e l’isolamento del più importante comune dell’alto mantovano, ma anche l’unico industrializzato dell’intera provincia, è un problema politico non di secondaria importanza. Se Tiana e Darra, ognuno per la sua parte, hanno sempre dato segno concreto della loro attività politica – e i numeri della loro elezione parlano chiaro perché il loro operato è riconosciuto dai cittadini – è vero che o Tiana ottiene un assessorato da Pastacci, oppure Castiglione non conterà nulla.

La campagna elettorale del ballottaggio è stata caratterizzata da una chiamata a serrare i ranghi con lettere, mail, telefonate ad personam che non ha precedenti. Si è cercato il fronte comune, lasciando da parte il prezzo finale da pagare. Il problema, anch’esso politico, è però evidente: qualora la chiamata a raccolta avesse funzionato, sarebbe stata un’esplicita ammissione che Fava, al primo turno, non era stato votato di proposito, fatto che aleggia e s’aggira non come sospetto, ma come triste realtà. La chiamata, tuttavia, non ha portato frutti, ed è chiaro ed evidente l’altro problema politico, che ha rimandi regionali e nazionali: la crisi della classe dirigente del PDL. La scelta fatta all’epoca da parte del sindaco Paganella di non aderire al PDL, si rivela oggi provvidenziale. Chi già pensa alla soluzione civica per la prossima tornata elettorale per il comune, di fatto si ritrova in casa, ora, un sindaco che è già fuori dai partiti, pur se governa con una maggioranza monocolore, ma bigama. Fabrizio Paganella, dunque, in questo scenario, sarà l’arbitro politico, almeno in loco, della sfida e questo è un dono forse inatteso in questa fase, di certo non casuale. Si attendono, gli sviluppi per vedere i venti di tempesta arrivare, ma soprattutto per scoprire se servirà, come accade nelle notti d’estate quando arrivano i grandi temporali, accendere i cannoni anti grandine di Guidizzolo, per evitare danni ingenti al territorio, o quanto meno per limitarli.

Manca un anno alle elezioni comunali, sembrano così distanti, ma in realtà sono dietro all’angolo se le premesse sono queste anche perché, come è noto, Fabrizio Paganella non è ricandidabile (ha già governato per due mandati). La Lega – giustamente – alzerà la voce per avere un suo candidato; il PDL parla di civica, per cercare di tenere insieme le due ali, con il rischio forte di non poter volare insieme. A tutto questo, diretta conseguenza di quanto accaduto dopo il ballottaggio, segue la scelta del candidato. Le prime voci parlano di un uomo dell’Indecast, in forza PDL, da sempre legato a Lucchini, ma è chiaro che dopo quanto successo la voce appare sempre più il canto di una civetta per tastare gli umori dell’elettorato. Di certo, appunto, Maccari non lascerà ancora una volta il partito in mano a un uomo del suo avversario, ed è cosa nota che gli uomini vicini all’assessore regionale non vedono di buon occhio, in questo momento, la Lega e i suoi rappresentati. Appare, dunque, più credibile la candidatura di un uomo nuovo e, soprattutto, la sfida civica per sostenere un progetto di governo. Ancora una volta, dunque, Castiglione appare specchio della società italiana e, soprattutto, avanguardia per un post berlusconismo che si respira nell’aria, in queste ore per lo meno.

 

One Comment

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