Gastronomia di casa nostra – Trattoria Clementina, Rovizza di Sirmione

Mia nonna si chiama Caterina, la sua si chiama Clementina ed è proprio il nome che Francesco Targa – non un debuttante nel mondo della ristoranzione – ha dato alla sua trattoria, inaugurata lo scorso autunno.

Il locale è in centro a Rovizza, nella piazzetta della frazione di Sirmione oggi facilmente e comodamente raggiungibile anche in tangenziale. In quella piazzetta un tempo sicuramente c’era il sabato del paese, ora ci sono bambini in bici e un monumento ai caduti onora la Repubblica. Quando entrate non vi metterete di sicuro a chiacchierare della Storia dell’Italia, ma quelle mura hanno sentito i rimbombi delle bombe.

Aprite la porta e Francesco vi accoglie e vi mostra il locale. C’è lo spazio esterno all’aperto per i giorni sereni allietati dal frinire del grillo, c’è la cantina con tavolo per degustazioni di vini, ci sono tre stanze non troppo grandi ma spaziose con tavoli in legno, tovaglia bianca, tovagliolo marroncino, posate, bicchiere a tulipano per il vino e quello classico per l’acqua. Voi iniziate a sentire i profumi della cucina, lui vi informa che il menù cambia spesso: segue le stagioni e i prodotti disponibili. Freschezza e sapore.

Sul vino qua si può andare sul sicuro e i prezzi sono onesti. Si può trovare dal Marzemino in purezza di una cantina delle colline moreniche gardesane al Groppello, dal Lugana fino alle bottiglie di più noti e ruffiani vini il cui prezzo è pari alla loro notorietà.

Il menù è semplice: 4 antipasti, 4 primi, 4 secondi, 4 dolci. Già con gli antipasti vengono i dubbi, io li mangerei tutti. Tra i vari provati mi hanno sempre soddisfatto a più non posso la formagella di Collio (Valcamonica) con le marmellate preparate in casa e il gnocco fritto con i vari salumi. Cambiano le stagioni e tra gli antipasti ora trovate anche i filetti di persico in carpione.

Potete mangaire con calma, nessuno vi mette fretta. Francesco propone, spiega, intrattiene e il cliente sceglue. I capunsei con burro e salvia ci sono tutto l’anno: molto buoni, consistenza giusta e burro in giusta dose. Gli altri primi non sono da meno (bigoli con tastasal e fagioli, pizzoccheri gratinati…), ma con il caldo lasciano il posto ai tagliolini con la tinca conditi a crudo con l’olio del Garda e ai gnocchetti freschi conditi con pesti di basilico e formaggio di capra della Valsabbia

I secondi non sono da meno. La prima volta era rimasto entuasiasta dello stracotto di manzo al Groppello. Non lo mangiavo così buono da tempo. E brava Clementina! L’estate però il cuoco è felice di prepararvi il “Brasato de l’Adele”, una chicca culinaria così spiegata dal titolare: “Viene cotto non nel vino come il classico brasato, ma è cotto nel pomodoro leggermente piccante, è più fresco”. Quando la pesca è andata bene, i pescatori del lago vi potranno far trovare sulla vostra tavola anche delle sarde ripiene cotte al forno!

Arrivati qua siete pieni? La gola, tuttavia, è mai sazia. Ci sono i dolci, proposti con del moscato o della grappa. Ricordo la torta di noci, ottima! Pasta brisè all’esterno, soffice all’interno, strato di marmellata nel mezzo, sopra le noci. Mi sono sciolto lì.

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