Gli amori di Cavour

Lo studioso Edoardo Campostrini, prima alunno e poi docente al Liceo Girolamo Bagatta di Desenzano, è autore di vari libri: l'ultimo è “Girolamo Bagatta: una Vita per un Liceo”

A Camillo Cavour (1810-1861) di solito non si accostano nomi di donne. In effetti il conte non ebbe mai propositi matrimoniali né una famiglia. Ma amò molte donne, in genere nobili, sposate, maggiori di lui per età. Giustamente la madre si lamentava che le avventure amorose di Camillo si svolgessero sempre “su terreno altrui”.
Il primo amore non fu un’avventura, ma un’autentica passione. Camillo aveva 20 anni, era a Genova come ufficiale del Genio e aveva conosciuto la 23enne marchesa Anna Giustiniani Schiaffino, del cui salotto il conte era uno dei più assidui frequentatori. Nel luglio 1830 a Genova scoppiarono dei moti rivoluzionari, che i due giovani accolsero con caldo entusiasmo. Anche l’amore scoppiò, in lui più controllato, in lei passionale e destinato a divenire sempre più travolgente e disperato. A dicembre Camillo fu richiamato a Torino e nel 1831 confinato nella fortezza di Bard. Nel gennaio 1832 è di nuovo a Genova, ma Anna (o Nina per gli amici e i familiari) è osteggiata dai genitori (più che dal marito) e, pur recalcitrante, cede alla volontà materna e tronca la relazione con Cavour.
Nella lettera d’addio Nina si dice sicura che un giorno il genio dell’amico sarà posto in evidenza; dice anche di “credere che fra noi si è formato un legame, che nulla al mondo potrà rompere ormai”. Entrambe le previsioni si sarebbero mostrate vere: Camillo diventerà un protagonista della storia e Nina lo amerà fino alla morte. Dopo la rottura, silenzio fino al giugno 1834, quando Nina con un biglietto lo avverte che è a Torino e desidera vederlo. Un’ondata di ricordi lo sconvolge: Camillo corre dall’amata. La fiamma dell’amore, invano soffocata, divampa prepotente nel cuore di Nina. Lui scopre nell’amica tesori di affetto, di grazia, di delicatezza e giura a se stesso che non lascerà mai quella creatura celeste. Pur contrastata dalla famiglia, Nina alimenta nel suo cuore un’amorosa follia: non chiede a Camillo di esserle fedele, teme di usurpare il suo affetto, di non esserne degna. “Io sono la tua schiava, ma non voglio costarti il più lieve sacrificio; tu non devi rinunciare per me a nulla di ciò che ti fa piacere”.

Ritratto di un giovane Cavour

E Camillo non rinunciò al suo piacere, corteggiò infatti la marchesa torinese Clementina Guasco di Castellotto nata Della Rovere di Montabone. Nota per mille avventure galanti si lasciò facilmente sedurre dal conte di Cavour, il quale subito pentito pensando a Nina si proclamò “un indegno, un infame”. Confessò a Nina il tradimento, e ne ebbe pronta e piena assoluzione: “No, Camillo, io non so essere gelosa… ho in te la più illimitata fiducia… amami soltanto più di tutte le altre figlie di Eva, e poi… fa ciò che vuoi… Io voglio la tua felicità prima della mia”.
Ma se Nina tollerava e sopportava, la Guasco, venuta a conoscere la relazione con la Giustiniani, voleva rompere con Camillo, che, noncurante, si fece fare un ritratto in duplice esemplare, per offrirlo alle sue due belle. Fu la malattia del secolo che semplificò l’imbrogliata matassa: la Guasco (di otto anni più anziana di Camillo) si ammalò di mal sottile e di lì a poco morì a soli 34 anni.
Nel 1835 Cavour era a Parigi col cugino Pietro di Santa Rosa. L’entusiasmo prese i due giovani che nella capitale vivevano giornate piene ed intense. Camillo poté assistere alle sedute della Camera dei deputati; si incontrava con gli aristocratici piemontesi che vivevano esuli in Francia. Dopo Parigi lo attendeva l’Inghilterra, la patria del liberalismo. Questi viaggi devono essere visti come le tappe del lento distacco da Nina, la quale invece visse con il suo grande sentimento d’amore fino al suicidio che pose fine alla sua drammatica vita (nell’aprile del 1841 all’età di 34 anni).
Dal 1834 Camillo iniziò a corteggiare la contessa Emilia Nomis di Pollone, di tre anni maggiore di lui e sposata con un marito gelosissimo. Nei primi tempi Camillo apparve “assez violentement amoureux”, ma la vicenda sentimentale con Emilia col tempo si andava trasformando in amicizia. Infatti a Parigi, dove si trovava per affari di famiglia, Cavour fece un’altra conquista. Si trattava di Mélanie de Waldor, moglie di un ufficiale e già amante di Alessandro Dumas padre. Assai maggiore d’anni di Camillo, Mélanie era una scrittrice che sapeva intuire la grandezza degli uomini dei quali si innamorava. Frutto della relazione e delle confidenze di Camillo sulla sua vita sentimentale fu il romanzo “Alphonse et Juliette” che la Waldor pubblicò nel 1838.
Queste sono state le più significative avventure amorose del giovane Camillo Cavour. Negli anni della piena maturità si registra un’amicizia per Melania Costa, separata dal marito, il medico Ghighetti. Nell’unica lettera giuntaci, Camillo, a differenza della donna, cerca di declassare la loro relazione a niente più che un’amicizia: nel cuore di lei egli ha visto della simpatia, della riconoscenza, ma nessuna traccia d’amore; del resto lui a 46 anni dice di aver perso le facoltà fisiche e morali della giovinezza. La vera ragione del distacco era però una nuova passione per la ballerina ventottottenne Bianca Ronzani. Il marito, Domenico Ronzani, mimo e coreografo, aveva assunto la gestione del Teatro Regio di Torino. Bianca, bella e attraente, dimostrava meno della sua età e aveva attirato le attenzioni di Vittorio Emanuele. A causa di difficoltà economiche del marito, amministratore confusionario e disinvolto, Bianca si era rivolta a Cavour, per richiedere il suo aiuto. Camillo nell’occasione confessò ad un amico di non saper “resistere alle preghiere di una bella donna in lacrime”. E così cominciò una relazione che durò fino alla morte di Camillo.
Quale fu la natura di questo sentimento? Sembra trattarsi di un amore precocemente senile, ma la passione fu vera, con relativo contorno di gelosie. L’intensa attività di Cavour, l’incredibile quantità di impegni e di incontri non aiutava il rapporto sentimentale con Bianca. In genere nei luoghi frequentati dal conte non c’era posto per una ex-ballerina. Cavuor comprò a Bianca una villa sulla collina torinese dove poteva farle visita facilmente senza dare nell’occhio e assicurò alla sua compagna un buon tenore di vita.

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