Le anguille e le alborelle bocciano le acque del lago di Garda, ma non significa che queste siano realmente inquinate

Tutto è cominciato qualche mese fa con un primo segnale d’allarme sanitario, quando in alcuni campioni di pescato di anguilla vi era stato un riscontro chimico più che sospetto. Sullo stato di salute non eccellente del lago di Garda nessuno negli ultimi anni ha mai avuto dubbi, ma allo stesso tempo nessuno avrebbe mai immaginato una notizia del genere, tanto inaspettata quanto importante, ripresa in più occasioni dalla stampa locale e dalla stampa nazionale: alcune specie ittiche del lago sono risultate contaminate da diossine, furani e policlorobifenili (Pcb).

Sono stati esaminati 102 campioni di pesci e, anguille a parte, sono tutti risultati idonei per il commercio e per il consumo; delle 39 anguille controllate invece in ben 15 di esse sono stati rilevati livelli di diossina decisamente al di fuori della norma. Il Ministero della Salute con una rapida ordinanza ne ha vietato la vendita per almeno un anno, con delega alle Regioni Veneto e Lombardia e alla Provincia autonoma di Trento nel vigilare al meglio affinché il divieto venga rispettato.

Se le anguille sono contaminate da sostanze potenzialmente cancerogene non significa però che le acque lacustri siano realmente inquinate. Lo sostiene il sottosegretario alla Salute Francesca Martini: “A parte le anguille contaminate, tutti i pesci esaminati sono risultati idonei al commercio e al consumo. Le acque del Garda sono assolutamente sicure per la balneazione e non è stato rilevato alcun problema sulla qualità dell’acqua degli acquedotti”. A rinforzare la sua teoria le analisi effettuate dall’Arpav (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Veneto) sulla sponda est del lago, secondo cui “in tutti i campioni d’acqua finora analizzati non si è riscontrata presenza di diossine e furani al di sopra del limite di quantificazione”.

I Pcb, che non hanno un limite normativo nazionale, sono risultati al di sotto dei limiti di riferimento (quelli della normativa made in Usa o della più cautelativa norma canadese). L’indice di tossicità equivalente di diossine e furani, misurato tra gli 0,12 e i 6,31 nanogrammi per kg, risulta paragonabile “a quello riscontrato in ambienti lacustri non soggetti a pressioni antropiche connesse con scarichi di attività industriali”.

Un sospiro di sollievo? Solo fino a un certo punto. La raccolta e il prelievo di sedimenti hanno interessato uno strato pari a circa 20 cm in dieci diversi siti della costa veneta del lago. Altri accertamenti sono in corso ed è presto per cantare vittoria: la salute ambientale di un bacino d’acqua non può essere misurata in termini di nanogrammi per chilo ed è opinione diffusa che anche quantità così basse non siano garanzia di sicurezza.

L’inquinamento crescente è un’evidenza? Al momento, specificano dal Ministero, “non è ancora stata formulata alcuna ipotesi sulle cause della contaminazione”. Ma le analisi degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali della Lombardia, dell’Emilia Romagna e delle Venezie sono inequivocabili e ancor più lo sono le valutazioni dell’Istituto dell’Abruzzo e del Molise sul rischio per la salute umana: “I livelli di diossina riscontrati nelle anguille sono talmente elevati da non poter essere ignorati”.

In febbraio l’Assessorato alla Caccia e alla Pesca della Provincia di Brescia ha stabilito la quota ripopolativa del Piano Semine 2011, che prevede un’iniezione di quasi 80 milioni di pesci, la maggior parte dei quali diretta verso i bacini lacustri. Tra trote fario, lucci, tinche, cavedani e carpe ci saranno anche 2600 kg di anguille (importate dall’Atlantico). Le anguille amano il fondo e, qualora fosse realmente contaminato, in tempi brevi si potrebbe trovare diossina anche negli innesti in arrivo.

“Pescare significa gettare una lenza nell’ignoto”, ha scritto Robert Hughes nel suo memorabile ‘La filosofia della sardina – Riflessioni di un pescatore mediocre’. Pescare nel Garda significa dunque gettare una lenza nell’acqua “inquinata”? Anche le alborelle (o aole) sono un esempio: vanno in ‘frega’ nei canneti e nelle zone sabbiose, ma la cementificazione dell’ultimo ventennio, i porti smisurati, la bonifica delle aree turisticamente poco apprezzate le hanno portate lentamente a rischio di estinzione. Dal 1° giugno le Province di Brescia e Verona hanno vietato la pesca delle aole fino al 2014.

E gli scarichi fognari, dove vanno? E il depuratore funziona come dovrebbe? E i pescatori? Certo, ci sono pescatori e pescatori. Sempre Robert Hughes ci ricorda che “è grazie alla pesca commerciale ad alta tecnologia che la popolazione ittica del mondo sta morendo”. Ma la realtà gardesana è composta da “piccole realtà di pesca professionale, quasi tutte a conduzione familiare” (Bresciaoggi, 3 giugno) e ancora “il divieto (di pescare anguille, ndr) è un duro colpo per la pesca professionale”, anche perché “sul Garda l’anguilla è al quarto posto tra le specie più pescate, circa 10 tonnellate annue, alle spalle di coregone, persico e sardina”. Il sindacato chiede aiuti economici destinati alla riqualificazione degli attrezzi e alla riconversione della tipologia di pesca. Forse, invece, servirebbero aiuti ambientali.

Secondo Hughes nessuna moratoria può ripristinare la popolazione ittica, poiché una trama di fattori ecologici, con l’impatto dell’uomo, ha cominciato a crollare sotto tensioni che non era predisposta ad assorbire. Nel nostro piccolo ci stiamo adeguando e torna alla mente la moria di lucci di qualche anno fa. Se una volta il pesce aveva un solo nemico, il “pescatore carnefice”, ora ne ha altri nuovi, dal pesante cemento alle leggerissime molecole di Pcb o diossina.

Lo scrittore australiano ci può far riflettere: “Il racconto della creazione della Genesi – Dio che conferì all’uomo signoria sulla terra e su tutte le creature in essa comprese – è diventato uno dei miti più distruttivi che siano mai gravati sulla mente umana”.

Alessandro Gatta

10 Comments

  1. Pino says:

    non credo che la diossina derivi dagli scarichi fognari, quanto dalle emissioni atmosferiche. Dov’è che si brucia ad esempio, nel bresciano? Ehm…..

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  2. Sabato scorso uscita in barca con Michele il pescatore di Punta Grò (Sirmione), assieme alla golettta dei laghi e circoli legambiente di Salò e Verona: secondo il giovane pescatore l’affaire anguille è stato montato dalla stampa poichè il numero di esemplari con diossina era appena il 3% e non del 30%. La valutazione politica è che le istituzioni si sono mosse per inerzia, sull’onda emotiva scatenatasi, anche per salvare l’immagine del lago di Garda e con essa la stagione turistica. Il punto è che i pescatori esigerebbero maggiore attenzione e rispetto, almeno per mettere fine all’incertezza sul proprio futuro. Gli impianti per la pesca infatti sono costati parecchi soldi in investimenti privati e continuano a costare per la continua manutenzione: se la politica vuole cancellare una tradizione secolare deve caricarsi di questa responsabilità, ma certo se il lago è davvero inquinato il problema non finisce con il bando della pesca delle anguille. Intanto a Punta Grò si è scelto di trasformare l’isolotto dei pescatori (del 1920) in un museo della pesca, che fa presagire che anche questa peculiarità del lago di garda apparterrà ad un passato legato alla nostalgia del benàco che fu.

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  3. La questione della pesca è sottovalutata dai più. Già tempo fa avevamo dedicato un paio di pagine ai pescatori, una delle professioni più tradizionali, ma allo stesso tempo importantissime: basti pensare all’apprezzata cucina locale. Quella dell’anguilla è stata una scelta di prevenzione, ma ci sono tanti fattori da valutare, a cominciare dal fatto che le anguille vengo importate dall’Atlantico e poi immesse ancora di pochi centimetri nel Garda. EG

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  4. Proprio così. Mi raccontava il pescatore, che le anguille vengono importate fin da quando fu realizzata la diga della centrale di Salionze sul Mincio. Non è per minimizzare, ma l’esiguo campione di anguille trovato positivo (1 su 30), diventato 30% sui giornali locali, dimostra tutta la vulnerabilità del sistema dei controlli. Dato l’allarme, sono prevalse come sempre le ragioni dell’economia prevalente, che si basa sull’immagine del brand “lago di garda”. La riprova in Veneto sarebbe secondo indiscrezioni, che la IV commissione (agricoltura, caccia, pesca) presieduta proprio da un albergatore, avrebbe procrastinato ogni iniziativa per non compromettere la stagione turistica: di fatto la politica ha scelto di non scegliere, nascondendo la secolare tradizione della pesca benacense delle anguille e i problemi connessi, sotto il tappeto.

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  5. Proprio così. Mi raccontava il pescatore, che le anguille vengono importate fin da quando fu realizzata la diga della centrale di Salionze sul Mincio. Non è per minimizzare, ma l’esiguo campione di anguille trovato positivo (1 su 30), diventato 30% sui giornali locali, dimostra tutta la vulnerabilità del sistema dei controlli. Dato l’allarme, sono prevalse come sempre le ragioni dell’economia prevalente, che si basa sull’immagine del brand “lago di garda”. La riprova in Veneto sarebbe secondo indiscrezioni, che la IV commissione (agricoltura, caccia, pesca) presieduta proprio da un albergatore, avrebbe procrastinato ogni iniziativa per non compromettere la stagione turistica: di fatto la politica ha scelto di non scegliere, nascondendo la secolare tradizione della pesca benacense delle anguille e i problemi connessi, sotto il tappeto.

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    • Algo Carè says:

      Solo un appunto alla chiusa dell’autore dell’articolo secondo cui il “mito” (sic) del Genesi graverebbe sulla mente umana col suo potere distruttivo. Mi sembra che ci sia un vizio, filosofico e religioso insieme. Dal punti di vista filosofico o una cosa è vera o è falsa. L’uomo ha o non ha la capacità di signoreggiare sul creato? Ce l’ha, lo dimostrano i danni che va facendo. Quindi il “mito” attesta un fatto reale. Dal punto di vista etico e religioso, però, è sbagliato interpretare quanto nel Genesi come diritto di esercitare la propria potestà sul creato a capriccio e, a parte qualche invasato tecnocrate modernista, non credo ci siano cattolici propalatori di una tale visione dell’ individuo quale monarca assoluto del creato. Piuttosto, si legga per esempio quanto scrive il Vescovo Luigi Negri (riprendendo Romano Guardini): <>

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      • Algo Carè says:

        “di fronte all’albero della conoscenza del bene e del male, l’uomo infrange l’ordine in cui il potere accordato era unito alla responsabilità verso il Signore. Invece di attuare il dominio come servizio, restando fedele all’immagine di Dio che è in lui, l’uomo pretende di esserne l’archetipo, l’assoluto e incontrastato protagonista. Così, invece di conformarsi alla verità delle cose, riconoscendo ciò che l’essere è in se stesso, egli ha costruito un proprio mondo autonomo, rinnegando il compito che Dio gli aveva affidato: custodirlo.”

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  6. alessandro says:

    questa situazzione fa schifo… stanno distruggendo il nostro lago… i canneti stanno lentamnete sparendo il cemento continua ad avanzare sciami di motoscafi riversano veleno nel nosto lago… questa situazzione fa schifo

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  7. Giorgio says:

    Ricordate: affari-politica. Questa e’ la chiave di lettura per capire cosa succede nel mondo, compreso il Lago di Garda.

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