AAA Desenzano, cercasi il buon senso

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Mauro Bonfanti, noto ristoratore desenzanese e presidente della Lega Bisse del Garda

Leggevo qualche mese fa che anni addietro la nostra città per prima aveva dato corso alla pedonalizzazione del proprio centro storico facendo così un passo in avanti rispetto alle altre località gardesane migliorando la qualità della vita dei residenti e dei visitatori, ma che poi si era bloccata passando ad una fase di immobilismo quasi totale, fatta eccezione per il comparto edilizio, venendo raggiunta sul piano della crescita dalla maggior parte dei paesi competitori; e che fosse giunto ora il momento di far ripartire lo sviluppo della città per riprendere la posizione di Comune guida del lago di Garda.

Quello che non quadra in questa considerazione è che Desenzano purtroppo non è stata solo raggiunta dagli altri paesi lacustri, ma nettamente superata e che ora, per recuperare il divario accumulato e dare ai cittadini desenzanesi non tanto quello che si meritano – visto che a votare da più di vent’anni ci sono andati loro me compreso – ma quello di cui hanno bisogno.

Per ridare dignità alla città, occorre mettere immediatamente in piedi un progetto a 360° gradi che riguardi tutto il territorio e alla svelta senza aspettare e temporeggiare come propone qualcuno dall’alto del piedistallo su cui si è posto, per il timore che altri, soprattutto giovani, non abbiano le capacità e le idee per realizzare qualcosa di positivo. Certo, dicono, che chi non fa non sbaglia, ma per me chi non fa commette l’errore più grave impedendo ad un intero paese di crescere e svilupparsi al pari degli altri.

Il buon senso dice che un’Amministrazione che decide di porsi al governo di un paese deve aver sviluppato un progetto a medio lungo termine, organico e globale del territorio da proporre in campagna elettorale ai propri concittadini e metterlo in atto fin dal primo giorno di mandato senza la pretesa che debba per forza realizzarsi nei cinque anni a disposizione, ma che possa essere portato avanti anche dalle Amministrazioni successive pur di schieramento opposto. L’interesse comune prima di tutto. Va proposto ai privati con i quali è obbligatorio cooperare e all’interno del quale troveranno il proprio tornaconto. Occorre promuovere dei bandi rivolti a studi professionistici presenti sul territorio e a centri universitari di architettura per lo studio e la realizzazione del progetto stesso, sempre su indicazioni precise dell’Amministrazione, e metterli quindi a confronto creando competizione e alternative. Invece, si assiste da anni ad Amministrazioni che vivono alla giornata, che attendono che bussi alla porta qualche privato che proponga un progetto, in genere uno scambio, per poi valutarlo e se serve per sopravvivere accettarlo e –ahimè – realizzarlo.

Il buon senso dice che non si può più andare avanti col metodo del serpente che si mangia la coda dando concessioni edilizie, spesso a discapito di aree verdi vitali, per la necessità di incamerare denaro attraverso gli oneri di urbanizzazione (unica risorsa, secondo questi grandi imprenditori e strateghi della politica, per far entrare denaro nelle casse comunali) e poi accorgersi che questi nuovi agglomerati urbani necessitano di servizi, scuole, aree verdi, vie, fognature, assistenza e manutenzione. Allora dove si va a reperire il denaro per far fronte a queste esigenze? Certo, concedendo la prossima lottizzazione e incamerando i relativi oneri e avanti così.

Il buon senso dice che non è attraverso il rifacimento di un pezzo del lungolago che la città cresce; anzi, l’opera apparirebbe come un corpo estraneo a tutto il resto, il risultato di un’incompiuta, un velleitario tentativo di dimostrare se non altro di aver fatto qualcosa.

Il buon senso dice che il primo punto di partenza è il centro storico con il suo lungolago che deve essere chiuso il prima possibile, pedonalizzato dalla Maratona all’incrocio con via Gramsci, con la realizzazione dei parcheggi sotterranei il cui progetto, accantonato da anni per ragioni politiche e prevaricatorie, non può più aspettare. A seguire la creazione di zone di aggregazione, di passeggio, di intrattenimento nelle varie piazze e sullo stesso lungolago. Quasi tutti i principali paesi del Garda(Limone, Gargnano, Gardone, Salò, Lazise, Bardolino, Garda) hanno pedonalizzato il proprio lungolago e decentrato il mercato settimanale e dipende soprattutto da queste scelte il piacere di frequentarli.

Non si possono sacrificare le uniche aree a lago del centro storico, piazza Feltrinelli, piazza Cappelletti e la Maratona, ad anacronistici e disordinati parcheggi che deturpano, come tutto il movimento motorizzato in superficie, la parte più preziosa del paese. Se poi qualcuno azzarda una proposta di un centro termale alla Maratona con posti auto sotterranei, sul modello di Aquaria di Sirmione, un’idea a dir poco geniale a favore di tutti e in sintonia con la generale necessità di destagionalizzare il Garda – forse per la semplice ragione che abbia avuto l’idea per primo qualcun altro – viene subito criticata con arroganza da chi ritiene di aver in tasca la verità. L’umiltà, che permetterebbe in modo reciproco ad ognuno di noi di valorizzare e ascoltare le idee del prossimo, non viene quasi mai usata come strumento positivo e indicativo di saggezza per interagire sui problemi comuni: c’è sempre qualcuno che crede di essere più intelligente e più furbo degli altri.

Il buon senso dice che una città mitteleuropea, con vocazione prettamente turistica (aspetto ignorato completamente da tutte le amministrazioni succedutesi negli ultimi decenni) come Desenzano, indicata purtroppo a torto in questo momento come capitale del Garda, non può rimanere al palo rispetto ai paesi competitori, perché priva di strutture che permettano di promuovere importanti mostre d’arte, concerti musicali, fiere, eventi artistici e sportivi e meeting di livello internazionale. Queste sono le strutture da realizzare, coinvolgendo il privato, non gli agglomerati di seconde case che ricordano tanto l’hinterland milanese. Ogni giorno percorrendo il territorio comunale, guardo con sospetto ogni angolo verde rimasto perché prima o poi, ci si può scommettere, comparirà un cartello di lottizzazione.

Il buon senso dice che è ora di fermare la crescita urbanistica di Desenzano perché, se come qualcuno sostiene, ora la località risulta piacevole e amena e quindi è giusto che si ingrandisca per permettere a chi lo voglia di venirci ad abitare è altrettanto vero che la stessa potrebbe perdere, con un’ incontrollata cementificazione come avvenuto in paesi vicini a noi, tutto l’appeal fin qui mostrato; e non solo non risultare più appetibile al visitatore e potenziale residente, ma, perdendo fascino e identità, convincere gli stessi desenzanesi ad abbandonarla come sta avvenendo per il suo centro storico.

Si tratta di mancanza di sensibilità più che di buon senso il non aver ancora capito quanto sia importante per Desenzano, al di là dell’ubicazione, degli interessi politici e di parte, la realizzazione sul proprio territorio di un ospedale oncologico di tali dimensioni e contenuti quale il “Laudato Si’” di Rivoltella. Lo stesso per il non aver abbracciato in modo deciso fin dall’inizio, ma ancor più oggi che ne è venuto a mancare il Fondatore, il progetto per farlo proprio e affiancarlo nel suo percorso, nelle sue iniziative e condividerne le finalità tanto nobili da farlo diventare <<un ospedale della gente per la gente, con al centro dell’attenzione massima la persona considerata individualità assoluta e unica>>, come amava ripetere Don Pierino Ferrari. Si rischia nuovamente di perdere un’occasione importante per crescere e far crescere Desenzano e non è certo con una pacca sulle spalle che ci si può mettere la coscienza in pace.

Mauro Bonfanti

PS: Per me che scrivo su questo foglietto è stupefacente riscontrare, contrariamente a quanto riferitomi che sul Garda siano quasi scomparsi, che i pesci sole ci sono (e come se ci sono!) e che abboccano.

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