La nota di Eupoli: La passeggiata

Sergio Lingeri, autore di racconti e testi drammaturgici

«Lasciatemi divertire»: Palazzeschi. Come Palazzeschi, in una nuova «Passeggiata», tra i palazzi, lasciatemi dire diverso: raffreddato? Diver-dire. Sincero? Di-ver-dire. O categorico? Di-dover-dire. Malizie a parte, luci e ombre d’un passeggio a Desenzano. Un tardo venerdì pomeriggio d’un tardo settembre ancora caldo. Esco di casa come ogni settimana (“week-end” per i non Futuristi) in onore della consuetudine degli aperitivi lunghi con gli amici, fino al folto della notte, al mattino, etc: la PARIGI-DA BAR. La partenza della passeggiata pazzesca, scusate palazzesca, è in via San Zeno a Rivoltella (nome latino, Pistòla Benacensis), fino al primo “santuario dello spirito”: il Maratona Cafè, a Desenzano ovviamente. «Lasciatemi divertire». Decido di passare via lago. La Fornasetta (il tratto che collega il lido di Rivoltella alla Spiaggia d’oro, “golden beach” sempre per i non Futuristi) è più veloce, grazie al percorso in legno, e illuminato di notte, se non ricordo male. Ottimo, mi dico. Anche abbastanza pulita, tiene il turno, a meno che il lago non sia stato agitato. Ma niente di male s’intende, può succedere. Sulla Spiaggia d’oro, nulla da dire, è perfetta, a parte l’erba del parco superiore: sarebbe verde, o meglio, ci sarebbe, se fosse irrigata. Oltre, prima della barriera dei Rogazionisti, invece, la spiaggia è indecente. Forse in quel tratto nessuno è interessato a renderla decorosa. Mi tornano alla mente poi un’amica e una lettera comparsa un paio di mesi fa su un giornale che per finzione chiamerò “Aria blu”, che si lamentavano della spiagge. Cose tipo «qui da voi ci sono i sassi e non la sabbia»: te stèt al lac, mìa a le Bahamas! «E ci sono le bisce»: che fòm, le copòm? Tra questi e altri pensieri, continuo a camminare come Orazio “totus in illis” fin oltre il Sesto Senso, quando all’altezza delle Terrazze sono attirato da un mistero irrisolto, ben più affascinante ed enigmatico del Sèrcol: si può sapere chi è quello che scrive gli annunci sui cartoncini della pizza e poi li appende alle piante?! E si raccomanda pure di non strapparli… vabbè! Stamparli su dei fogli o pubblicarli su un giornale no? Fa venire voglia di tirargli un oggetto contro-un-dente. Ma “tirem innanz”. Delle due vie per arrivare alla Maratona, non saprei quale sia la più brutta. La prima, via lago, è trasandata, buia di notte e fetente, visto, o meglio sentito, quella specie di pisciatoio (credo sia un depuratore) sulla curva d’inizio del parco. La seconda, che costeggia il distributore Pellegrini, è anch’essa buia, con un marciapiede dissestato stile Parigi-Roubaix (mentre noi, ricordo, stiamo facendo la Dabar) e delle aiuole inadeguate alle belle piante (sòfora, se non sbaglio) che vi sono in esse. Come non rendersi conto che il centro inizia lì, non solo al teatro Alberti: eppure quella zona, che è l’anticamera della piazza, è ancora scura e trascurata. Tra “en pirlo da ‘na banda e giü da n’otra”, ormai, i pesci Abdu e Anet tirano la nave di Ra al semicerchio di ritorno (= tramonta el sul). Il centro è ben illuminato: la gente scema di media intorno alle tre. Quanti di voi hanno avuto il piacere di aver visto Desenzano nella notte, quando è deserta? Cogli davvero particolari che con la luce, la folla e l’abitudine si perderebbero altrimenti. Resto ancora un poco con amici per i quali, come per me del resto, fare le quattro o far le cinque non fa tanta differenza. E torno, piano piano. Con alcuni tratti oscuri nella passeggiata, che però non mettono paura; li conosco da più o meno quindici anni. Che poi tre fotomodelle slowacche (i Futuristi direbbero “lente e disinibite”) mi saltino addosso, non s’è mai visto, purtroppo.

One Comment

  1. Sul prossimo numero dalla rubrica appuntamento con l’irredentismo locale con toni faceti.

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