Demolito il Genux, la discoteca più grande del mondo

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È un altro pezzo di mito del Lago di Garda che se ne va, ma non solo perché la fama della discoteca “Genux” ha contribuito, negli anni 90, a creare il “Lago di Garda”, non solo come meta turistica, ma come zona ideale del divertimento. La storia del “Genux” si colloca esattamente là ove termina quella del “Melamara” – locale storico di Castiglione delle Stiviere –  e delle discoteche ad essa connesse. È proprio nel 1989 – quando chiude il “Melamara” – che inizia l’avventura artistica, ma anche economica, del “Genux” il cui slogan è “la discoteca più grande del mondo”.

Non si potrà  mai sapere se la cosa è vera, ma di fatto il “Genux” rinnova e stravolge i canoni della discoteca. Fino ad allora si tratta di locali omologati per 500, massimo 1.000 persone nei casi limiti delle sale site sul Lago o nei luoghi di villeggiatura. Il “Genux”, che nasce dall’idea di un imprenditore genovese, che vide nella collocazione strategica dell’area – esattamente a metà fra Brescia, Verona e Mantova, con lo sbocco sul Lago di Garda, ma anche a poche centinaia di metri dall’autostrada A4 (Milano – Venezia) – il luogo ideale per questo locale, è omologato per 8.000 persone, che posso diventare 10.000 in estate.

Il “Genux” nasce al di là della collina, direzione Desenzano, ma pur sempre in territorio di Lonato del Garda. Nel 1989 si apre ed è subito un successo, complice la buona operazione di lancio pubblicitario (adesivi, volantini, ma soprattutto la radio, era l’epoca in cui internet era ancora da venire). Claudio Tozzo, direttore di RadioStudioPiù, ricorda in una sua intervista rilasciata qualche settimana fa ai colleghi del Bresciaoggi, che “Il Genux ha fatto epoca: la radio tambureggiava, avevamo cartelloni in ogni città, facevamo pubblicità a ogni livello e in ogni modo. In quel periodo i giovani volevano ballare e noi avevamo la pista più grande. Adesso, nelle discoteche la pista ha lasciato posto ai tavoli e in queste condizioni un’area come quella del Genux non è gestibile”.

Al di la della questione economica – che si trova all’origine dell’attuale demolizione – è anche l’idea di discoteca che, oggi, è radicalmente cambiata. La pista era centrale un tempo perché ballare era fatto esclusivo delle discoteche, come lo era l’abbigliamento. Non che si possa affermare che si trattasse di “free zone”, ma di fatto in discoteca tutto era ammesso. Nel blog nato su Facebook dedicato al “Genux”, molti hanno postato le immagini delle loro serate, ed è possibile vedere quanto affermato.

Oggi la musica dance è ovunque, sdoganata e ballata in ogni luogo, in ogni buon bar da aperitivo; ballare si riduce a pochi movimenti, l’abbigliamento “free style” è tollerato ovunque e la discoteca non ha più alcuna esclusività, se non quella del rituale del “tavolo”: un gruppo di amici paga un cifra che oscilla dai 250 ai 400 euro a sera, per ricevere, di media, un tavolo appunto con un cestello con due bottiglie di rum, alcune coca cola, un cesto di frutta fresca (in alcuni casi lavorata a spiedino), una o due bottiglie di spumante (solitamente mediocre) e, solo i più generosi, aggiungono alcuni stuzzichini. È un rituale in voga fra i giovani, per compleanni e feste, o semplicemente per passare il sabato sera, in un finto lusso che è tale solo perché “costa” caro, quasi che, ormai, senza un “certo prezzo da pagare”, non ci si possa divertire.

Al “Genux” il rito della discoteca e del ballare era il punto forza: ingresso, non caro, con consumazione, ma poi tante piste per ballare, giardino esterno, e apertura anche al pomeriggio (la domenica), per i più giovani. Un’altra epoca insomma, lontana da noi solo 20 anni. Poi i concerti e gli ospiti: 883 agli albori, i Nomadi, James Brown (proprio lui in persona), Jovanotti, e nel 2004 la serata di gala con Diego Armando Maradona che palleggia, così si favoleggia, con una bottiglia di vetro. I castiglionesi ricordano le code, davvero chilometriche, della domenica pomeriggio, ma anche del martedì e del sabato sera, con ragazzi e ragazze in autostop per essere riportati alle macchine lasciate molto distanti dall’ingresso storico.

Quella del “Genux” era una storia destinata a finire perché, ricorda sempre Tozzo, locali di quel tipo solitamente durano 4 o 5 anni, mentre il “Genux” resistette 8 anni, fino al 1997, poi ci fu un cambio di gestione e infine la trasformazione in “Dehor”, locale fashion & cool, come imponevano gli anni 2000, caro, con clientela selezionata, guardaroba da 10 euro, ingresso da 30 senza consumazione (che però era obbligatoria, e costava in media 10/15 euro). Presto finì anche questa manna e la discoteca fu aperta a “student party” e ragazzini, ormai il vero pubblico delle discoteche, per le loro mini sfilate con ospiti del calibro di Fabrizio Corona, le Veline, Lele Mora e Fabio Testi.

Anche questa bolla era destinata a fallire e così è stato. Le gestioni non pagano gli affitti e neppure i fornitori, il locale viene sequestrato. Resta chiuso un anno e in giugno viene in parte abbattuto. Ora è un cumulo di macerie a cielo aperto, dove in molti si sono serviti liberamente, in mezzo a calcinacci e pareti pericolanti, di quanto si poteva: bicchieri, divani, frigoriferi, computer, il tutto lasciato lì, senza alcuna giustificazione, da chi ha deciso la demolizione. Si poteva, forse, gestire la cosa in modo diverso, per non trasformare il luogo in un andi&rivieni notturno di piccoli camion e furgoni.

Sul futuro si vocifera di tutto: dal polo del lusso a “Legoland”. Il comune di Lonato del Garda, che dichiara di non sapere nulla, potrebbe lasciarvi costruire di tutto e di più: è dall’altra parte della collina e cioè non visibile dal suo bel borgo, recentemente riqualificato con l’aggiunta dell’estensione “del Garda” al nome del comune. L’aerea è appetibile essendo adiacente al multisala, alla pista dei go kart e al centro commerciale il “Leone”. Per ora resta un cumulo, pericolante, di macerie, aperto a tutti, e neppure messo in sicurezza. Per il futuro, c’è da attendere, mentre il presente è la fine ingloriosa della “discoteca più grande del mondo”.

Luca Cremonesi

Per poter vedere più foto e leggere i box su Sesto Senso e Biblò si consiglia di sfogliare la versione digitale del numero di ottobre 2011

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