Festa dei diritti in piazza Dallò anche se alcune comunità disertano l’incontro

Castiglione delle Stiviere (MN) – Che il cammino della convivenza sia lungo e lastricato di buone intenzioni è cosa risaputa, come è fatto noto agli organizzatori e promotori de “L’Altro Festival” giunto alla sua terza edizione che, se sul piano della visibilità e della parte pubblica è attivo, vivace e partecipato (una festa di piazza, ma anche un dibattito e un incontro su questi temi attira e attrae sempre), sul piano dell’organizzazione e della gestione di un evento così lungo, strutturato ed articolato come è questa iniziativa, si presenta ricco di crepe. Non che la volontà da parte dei promotori venga meno, in quanto, ricordano, quello che si è fatto è, prima di tutto, necessario da un punto di vista sociale e civile, se parliamo di un paese che si vanta di essere fra i grandi della terra, ma anche una moderna democrazia. Quanto sin qui realizzato in fatto di dibattiti, articoli, prese di posizione, interventi pubblici, battaglie e denunce, non è discussione, ma è altrettanto deludente constatare che, in alcuni casi, la collaborazione era volta solo al raggiungimento di alcuni obiettivi personali che, una volta ottenuti al meglio grazie alla mobilitazione di persone, enti, istituzioni e soggetti vari, hanno poi segnato una presa di distanza del tutto incomprensibile.

Per quanto riguarda Castiglione delle Stiviere la nota vicenda del Centro Culturale Islamico aveva segnato un’ampia collaborazione fra i promotori dell’iniziativa de “L’Altro Festival” – che, è giusto ricordarlo, non si tratta solo di un evento di piazza, ma della condivisione di un modello di società e di convivenza diverso che andava realizzato grazie anche ai momenti pubblici del festival – e oggi, a battaglia finita, e cioè a Centro aperto, nessuno si è più fatto vivo né per collaborare né per promuovere e valorizzare quanto il Centro sta realizzando. Dalla massima collaborazione e apertura si è tornati alla chiusura e all’isolamento. Se è vero, da un lato, che il modo di intendere e valorizzare la convivenza è, soprattutto, problema dell’ospitante, è altrettanto vero che una porta aperta è sempre difficile da trovare, soprattutto in questi momenti di incertezza economica, sociale e civile, e quando questa viene varcata solo per necessità personale lascia un grande amaro in bocca. La speranza, come è noto, è sempre nelle seconde generazioni, ragazzi e ragazze che, nella reciproca convivenza, riescano a vincere retaggi ancestrali, politici, tribali e umani che rendono difficile, in questa fase, la reciproca fiducia.

Le seconde generazioni sono anche la forza attuale de “L’Altro Festival” e della festa per i diritti di domenica 25 settembre scorso, in Piazza Dallò a Castiglione delle Stiviere. Musica, danze, ma anche tatuaggi, balli di gruppi, stand enogastronomici (e cena multietnica al vicino centro parrocchiale) hanno reso colorata e viva una piazza troppo spesso vuota e senza anima. I Giovani Mussulmani Italiani era presenti in piazza con il loro stand, reduci dalla bella iniziativa di sabato pomeriggio presso i locali di Villa Brescianelli, dove è stato ospite l’intellettuale e giornalista Yassine Lafram, volto noto grazie alla trasmissione Anno Zero, che ha discusso di immigrazione, flussi irregolari e clandestinità con i giovani intervenuti in sala. Molti i ragazzi giovani che si sono succeduti sul palco dando vita a una lunga danza che ha visto le varie provenienze unirsi in una vera festa collettiva. Cibo e musica si confermano ancora una volta come il miglior collante, ma è on dubbio che non basta. I tempi sono quelli che sono e la stanchezza diffusa, legata anche all’attuale situazione di continua precarietà di molti migranti (in tanti lamentavano la perdita del lavoro, la chiusura di fabbriche e di attività) non è certo un aiuto. L’Altro Festival prosegue i suoi eventi nella speranza che le varie comunità, attive e vere protagoniste fino all’anno passato dell’iniziative, possano ritrovare quella serenità e volontà di partecipare che ha permesso loro di uscire dall’isolamento, di incontrare persone che hanno sposato la loro causa, ma soprattutto di avviare il percorso di reale e concreta convivenza civile. Altra strada non esiste.

Luca Cremonesi

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