Le due opere civili incompiute di Todeschini a Desenzano

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Il nome di Giulio Todeschini, architetto bresciano del cinquecento, è noto a Desenzano per l’attribuzione del nome dell’attuale palazzo del turismo, in piazza Malvezzi. I suoi interventi in paese sono stati diversi, prolungati nel tempo a causa di interruzioni e ripensamenti, sostanzialmente incompiuti e diversamente ricostruiti ed interpretati dalla storiografia, ma non per questo di poco interesse architettonico.

Palazzo del turismo in Piazza Malvezzi a Desenzano

Il primo incarico riguarda la realizzazione della quinta ad archi a tutto sesto che cinge il palazzo che riporta il suo nome; siamo nella seconda metà del cinquecento e la costruzione a nove assi sulla darsena, quattro sulla piazzetta più due di chiusura laterale, doveva costituire il porticato al suolo del grande palazzo comunale. Il modello di riferimento era probabilmente il palazzo della Magnifica Patria a Salò, al cui disegno partecipò anche Jacopo Sansovino, composto da un piano nobile su di un porticato antistante la piazza a lago. L’opera, come vediamo, si limita alla realizzazione delle arcate, in pietra bianca di Malcesine, severe e definite da un pesante bugnato, segnato da scanalature geometriche, a manifestare l’evidente astrazione del procedimento, che tende ad annullare la valenza statica del sistema costruttivo in conci di pietra in favore di un atteggiamento linguistico descrittivo.

Il palazzo del provveditore in centro a Desenzano

Il secondo incarico tratta invece della realizzazione di un palazzo da destinare, secondo le aspettative della comunità, alla magistratura che Desenzano sperava ottenere come possibilità di affrancamento dal governo salodiano: il palazzo del provveditore. Inserito tra i fabbricati dei portici, l’edificio, la cui parte realizzata risale al triennio 1585 –1588, in pietra bianca di Malcesine, a due campate, è di ordine rustico e composto da un livello porticato, un piano principale ed un mezzanino di chiusura. Il gusto è quello dell’architettura manierista della provincia padana (Sanmicheli, Palladio, Scamozzi, Giulio Romano): la finitura è a bugnato, trabeazione e secondo ordine sono stilizzati, ridotti alla definizione di stilatura tra conci, l’imposta di copertura appena accennata da un minimo sporto. Il trattamento unitario del paramento murario dona un effetto di smaterializzazione; la sostanziale assenza di vibrazione volumetrica è invece sopperita dal chiaroscuro generato dalle pesanti cornici delle aperture dalle geometrie tipiche cinquecentesche con volute e mensole. La soluzione d’angolo, libera su entrambi i lati al piano superiore, è risolta dal risvolto del paramento lapideo, reso manifesto dallo slittamento delle lesene.

L’intervento si limita alla definizione di facciata, alle due campate descritte ed al blocco della sala principale.

Questi due edifici civili, i soli, se escludiamo il palazzo del monte di Pietà di San Felice, di discutibile attribuzione, si scostano evidentemente dall’esito figurativo e formale delle architetture religiose. Sembra che Todeschini agisca secondo un duplice registro, dedicando all’ambito pubblico un atteggiamento rigido, pesante, marcatamente ruvido, evidente nel ricorrente uso dell’ordine rustico e della finitura a bugnato, in elementi martellinati, lasciando solo al campo religioso spazio ad un disegno più elegante, articolato e complesso.

Flavio Vida, architetto, collabora con la cattedra di progettazione del corso di laurea in architettura al Politecnico di Milano

One Comment

  1. Andrea scrive:

    L’effetto sulla piazza è bello. Ma palazzo del turismo ha le finestre più alte degli archi.

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