Notarelle benacensi

Stendhal (1783-1842) sulla via del ritorno di un itinerario di viaggio in Italia dettato per un amico, dopo la visita alla più belle città italiane, non si dimentica di suggerire una sosta sul lago di Garda. Da Verona «in 4 ore una sediola porta a Peschiera e a Desenzano. Là si prende il battello che per 5 lire austriache porta a Salò e all’estremità del lago, dove si dorme. Si torna a Salò;da Salò una piccola carrozza porta a Brescia. Se fosse troppo cara, si potrebbe con il battello menzionato tornare a Desenzano e riprendere la grande diligenza per Brescia». Anche Carlo Goldoni (1707-1793) si è più volte fermato a Desenzano perché vi trovava «una buonissima osteria dove si suol mangiare del pesce squisito, e dove si tratta bene ed a poco prezzo».

Egli alludeva all’Osteria della posta, poi divenuta Posta Vecchia e quindi Albergo Trento. Ora non esiste più nulla, tranne gli antichi ricordi, che non si limitano al tempo del Goldoni ma si trovano di frequente anche negli autori del Rinascimento. Stefano Dolcino (1462-1508) loda il Garda per le sardine, le trote, i persici, i temoli delicati e le sue anguille, grandi e saporite, delle quali, come già scriveva Plinio (I sec. d.c.), il lago era assai abbondante. Ma è senza dubbio il carpione il pesce più apprezzato: questo raro salmonide vive solo nel Benaco a grandi profondità. Il Platina (1421-1481) nel suo ricettario De honesta voluptate riconduce il suo nome

al modo di conservarlo, sotto sale e in seguito fritto nell’olio, in carpione appunto, con o senza la copertura di aceto attestata secoli prima in Apicio (I sec. d.c.) nella cottura dei pesciolini. La credenza poi che si cibasse dell’oro che scaturiva dal fondale alimentò innumerevoli favole sulla sua origine, cantate con diverse varianti da numerosi poeti del Cinquecento (Fracastoro, Iodoc

o, Valeriano, Voltolina, etc.) e ne fece pietanza richiestissima sulle tavole di principi e sovrani. Isabella d’Este (1474-1539), per esempio, lo apprezzava particolarmente e se ne faceva mandare spesso a corte. In tempi a noi un po’ più vicini, alla fine dell’Ottocento, il Carducci (1835-1907) fu a Desenzano come commissario per gli esami di maturità liceale. E proprio durante la prova scritta di italiano, di solito la più lunga, gli fu portato qualcosa da mangiare: una buona costoletta lombarda con patatine ben crogiolate, del formaggio stupendo e delle albicocche. Aveva chiesto del vino leggero e gli portarono un buon vinello nero: «qui il nero è leggero, perché hanno, sul lago, anche un vinetto bianco ch’è un po’ traditorello il furbetto». Si trattava del Lugana ovviamente, già apprezzato e richiesto, a quel che si dice, dagli antichi Romani. Carducci soggiornando a lungo a Desenzano trovava che nella cucina lombarda ci fosse troppo lardo e burro. Andava meglio col pesce. E infatti, allorquando con un amico si fece portare in barca a Sirmione, mangiò un luccio e un’anguilla. Ma erano i vini la sua passione! Buon bevitore e frequentatore dei caffè sin dai tempi degli studi universitari, a Desenzano amava passarvi il tempo leggendo, scrivendo e sorseggiando calici dell’amato vino. Alla Trattoria degli Angeli, in Capolaterra, sedeva sempre al solito posto, nella solita stanza, vicino alla finestra che guardava sul cortiletto adiacente. Anche la Trattoria degli Angeli, poi Trattoria Torazzina, non esiste più. Rimane un’epigrafe in latino posta lì nel 1946 quando ancora esisteva quell’osteria. E rimane anche l’ode che Carducci scrisse «Da Desenzano» invitando un amico a venire sul Garda, perché è cosa dolce tra i vini udir lontane istorie [...] freschi votando gl’innovati calici/ che la Riviera del suo vino imporpora.

Edoardo Campostrini e Sergio Lingeri

Lo studioso Edoardo Campostrini, prima alunno e poi docente al Liceo Girolamo Bagatta di Desenzano, è autore di vari libri: l'ultimo è “Girolamo Bagatta: una Vita per un Liceo”

Sergio Lingeri, autore di racconti e testi drammaturgici

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An AWESEM design