Regole, diritti e doveri. Una serata con l’ex magistrato Gherardo Colombo.

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Capita spesso di dire che sono tempi difficili e subito chi ascolta pensa alla situazione economica, senza magari pensare che è sotto gli occhi di tutti un diffuso malcostume, sia nel pubblico che nel privato. Per stimolare un dibattito intorno alle parole su cui è costruito il patto sociale fondativo della nostra comunità nazionale – da legalità a costituzione, da libertà a responsabilità – l’associazione VivaValtenesi per il ciclo d’incontri “Fai la cosa giusta” ha portato a inizio ottobre a Moniga l’ex magistrato Gherardo Colombo, noto per le indagini e i processi di Mani Pulite.

Assieme ad altre 400 persone mi sono ritrovato all’Hotel Ramada a una serata dedicata all’etica e alla carta costituzionale con un Colombo che non mi sarei mai aspettato; ben lontano da un personaggio di Kafka (“Il processo”) e più simile a un capace intrattenitore (insomma, ben diverso da Di Pietro), che mette a disposizione del cittadino la propria erudizione sul funzionamento delle regole. Quando ti cita “Che cos’è l’Illuminismo” di Kant studiato al liceo ti scappa un sorriso, che diventa un misto tra stupore e ammirazione quando riassume recitando “La leggenda del grande inquisitore”, capitolo de “I fratelli Karamazov” del Dostoevskij.

Una domanda è spontanea. È stato pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Milano dal 1989 al 2007, quando si è dimesso. Perché? “Mi sono dimesso – risponde – perché mi sono trovato come l’idraulico che viene chiamato a casa di un signore che una mattina si alza per farsi il caffè e non va l’acqua. L’idraulico inizia, cambia questo e cambia quello, ma non va ancora l’acqua. Lui continua e gli viene un’idea: vuoi vedere che il problema è prima del rubinetto, magari al rubinetto centrale? È come se mi fossi occupato per 33 anni del rubinetto della cucina e la giustizia continuava a lavorare male. E mi sono chiesto: vuoi vedere che c’è altro? Il rubinetto centrale è la relazione tra noi e le regole, se non capiamo che funzione hanno le regole, non le rispettiamo, come succede spesso in Italia. Ecco, mi sono messo a occuparmi di questo rapporto”. Così da 4 anni è impegnato nell’educazione alla legalità nelle scuole.

Spesso, spiega, ci si ricorda solo la parte che ci riconosce tutti uguali davanti alla legge, ma l’Art. 3 dice anche che tutti i cittadini – al di là delle differenze di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni sociali e personali – hanno pari dignità sociale, un concetto che tutta la carta costituzionale è impegnata a concretizzare. Siamo tutti diversi, ma la legge ci mette sullo stesso piano; la libertà è importante ed è uguale tra tutti gli uomini.

L’Art. 2, invece, dice che è i doveri sono necessari per garantire i diritti: “Non possono esserci diritti, se non ci sono corrispettivi doveri”. È una questione di coerenza, di responsabilità: “Diventare adulti vuol dire avere la capacità di gestire la propria libertà”. Diciamo che vorremmo che la legge fosse veramente uguale per tutti, ma ne siamo in grado? Ci piace l’aria pulita, ma non rinunciamo all’auto nemmeno per andare a prendere il giornale. Lo stesso vale per la Costituzione”.

Niente determinismo, l’uomo è l’artefice, ma serve sapere che i risultati necessitano anche molto tempo. “Il pensiero umano ha la capacità di cambiare il giusto in ingiusto. Se dipende da noi, vuol dire che può essere cambiato, ma questo presuppone impegno e responsabilità e allora talvolta si preferisce restare sottomessi”. Certo, noi italiani siamo mammoni, ci servono i partiti che ci cullano, come DC e PC. Ci servono i leader che ci dicano cosa fare. È così comodo non pensare, a maggior ragione con una scuola che spesso educa più a obbedire che a essere responsabili.

Per attuare quel triangolo persona – diritti – pari opportunità promessoci nella Cosituzione serve il nostro impegno, serve pensare, ma la nostra amata scatola televisione è un ottimo anestetico e, come se non bastasse: “Siamo un paese di tifosi di squadre. Sono convinto che la gente che dice che la Costituzione vada cambiata non l’abbia letta, come lo stesso per chi sostiene il contrario”.

Sintesi. Serve educare a ragionare con la propria testa. EG

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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