Sirmione, il moto ondoso: un problema di educazione e proporzioni

lago Sirmione

Un tratto di lungolago di Sirmione in una vecchia foto

E’ estate: l’aria è piena di umidità e l’acqua del lago è quasi ferma. Percorro il lungolago senza una meta precisa; uno sguardo agli oleandri che fiancheggiano il marciapiede, uno sguardo verso l’altra sponda del lago. Un motoscafista attracca a una scaletta, ripete il suo monotono invito, quasi rassegnato a un diniego, invitandomi a scoprire le bellezze della penisola viste dal lago. È meravigliato quando, al posto del solito “no, grazie”, gli propongo un’ intervista.

Un po’ riluttante accetta, ma di scatto alza il capo, sembra fiutare l’aria e con un’agilità inaspettata per l’età, salta a bordo del suo motoscafo, scioglie l’ormeggio e si allontana quel tanto che basta per lasciare ballonzolare liberamente il motoscafo sull’onda che nel frattempo è arrivata a frangersi sul bordo arcuato del lungolago e che respinta dallo stesso crea una contro onda che, accapigliandosi con la prima, si riporta al largo come giocando di sponda al biliardo. “È il moto ondoso – mi grida il motoscafista – e ci complica la vita più del tempo e del turismo che cambia, è il moto ondoso!”.

Mentre nuovamente si lega al palo, rilancio: “Le onde ci sono sempre state”. “Sì, ma non di questo tipo – risponde, indicando un battello a più di 200 metri dalla costa – vede, una volta non erano così grandi e non viaggiavano a quella velocità; l’onda che sta sollevando tra pochi minuti sarà qua e ballerà tutto anche se il lago è calmo”. Prosegue: “Fossero solo i battelli andremmo a nozze! Ma lo sente questo rombo? Vedrà che tra poco girerà la punta uno di quei grossi motoscafi da esibizionisti che alzano di quelle code d’acqua che poi si trasformano in onde che vanno ad impazzire contro le coste”

Scuote il capo sconsolato e continua: “Non parliamo dei motoscafini a noleggio; hanno disseminato boe per l’ormeggio a centinaia su tutto il basso lago; dovrebbero avere una potenza limitata per poter essere guidati senza patente, ma spesso vengono truccati e chi li prende a noleggio conosce una sola posizione della manetta: avanti tutta! E poi ci sono le moto d’acqua, dovrebbero viaggiare ad una certa distanza dalla costa, ma il modo migliore per farsi notare e quello di fare evoluzioni proprio sotto costa; e via con le onde, tanto non ci sono controlli”.

Portandosi una mano sul capo aggiunge: “E i diportisti della domenica dove li mettiamo? Nelle festività spuntano come funghi con i loro natanti più o meno sproporzionati per il nostro lago; con arroganza viaggiano e si ancorano dove vogliono senza rispettare le regole, che forse non conoscono, rendendo la vita difficile a noi che sul lago lavoriamo; se poi il nostro cliente balla sulle onde che questi hanno provocato, ha ragione di lamentarsi e la brutta figura e il danno ricadono su di noi”.

Poi, quasi a concludere il suo sfogo: “C’è quasi da meravigliarsi quando le onde sono sollevate dal vento, ma quelle sono onde conosciute, non dico amiche, ma di quelle se ne prevede l’andamento e quindi l’attracco o la navigazione viene scelta di conseguenza; ma quelle artificiali, che impazziscono tra di loro facendo ballonzolare tutto quello che galleggia, ci rompono proprio i …! Senza contare il rischio di capovolgerci assieme ai turisti che sono a bordo”.

Poi, calmatosi e assumendo l’aria di chi la sa lunga: “Sa, il moto ondoso artificiale è dannoso anche per gli edifici. Che sia La Giudecca a Venezia o che sia il porto di Sirmione, la chiesetta di Sant’Anna o il Castello Scaligero, non fa differenza; questo moto artificiale è come un cancro che corrode le fondamenta e pone tutto a rischio di crollo. A questo proposito, la chiesetta di Sant’Anna, che si affaccia sul porto è stata salvata in extremis; le sue fondamenta erano state compromesse dalle onde, specialmente quelle sollevate da imbarcazioni condotte malamente. Il consolidamento delle sue fondamenta e il restauro sono avvenuti 5 o 6 anni fa, ma se non si affronta il problema, anche le mura del vicino Castello scaligero subiranno la stessa sorte”.

Sconsolato prosegue: “Dovremmo fare come in Trentino: i privati solo a vela, a motore solo i servizi pubblici! Ma se fosse solo questo il problema sarebbe un paradiso. Ce ne sono altri legati agli interessi di chi lavora sul lago e alle Amministrazioni che non fanno rispettare le regole premiando i più furbi; se ha tempo e pazienza gliene parlo”. Acconsento e il motoscafista prosegue nel suo sfogo; ma di questo ne parliamo nella prossima puntata.

Silvano Buffa

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