Tassa di soggiorno: strumento importante per l’economia del turismo sul Garda

Il tempo della crisi sembra non finire mai, e le (quasi) improvvisate manovre finanziarie governative non sembrano però risolvere i problemi a lungo termine di ogni settore produttivo, e dell’Italia intera. Se si parla poi dei Comuni italiani, piccoli o grandi, questa è forse l’unica certezza che emerge dall’analisi del decreto correttivo: i soldi saranno sempre meno, e il patto di stabilità manterrà il suo ruolo di controllore economico dal quale non si può sgarrare. Tra i Comuni del lago di Garda si comincia allora a parlare della già discussa tassa di soggiorno turistica, una fac simile su scala ridotta di quella che già si paga a Roma e a Venezia, a Londra e a Parigi.

Nella lunga mattinata del 24 settembre scorso a Gardone Riviera si è parlato proprio di questo, nella prima riunione dei Comuni gardesani interessati, una discussione che presto coinvolgerà anche le tante categorie del turismo, albergatori, ristoratori, commercianti, operatori e varie associazioni. Una decina di giorni fa si è invece riunita un’apposita commissione, prima tappa di quello che dovrà essere un preciso e accurato studio per calcolare al meglio le quote, le modalità e perché no anche le agevolazioni relative alla tassa di soggiorno di prossimo arrivo.

A fine settembre un primo incontro chiarificatore in quel di Moniga del Garda, nella sala consiliare del Comune, con gli operatori turistici e commerciali del paese. Certo, la discussione si è mossa principalmente su tematiche locali, ma è già possibile farsi un’idea dei possibili sviluppi, e delle prospettive future: tenuto conto delle circa 23 milioni di presenze turistiche su tutto il lago di Garda, e ipotizzando una tassa di soggiorno anche minimale e dall’impatto irrisorio, non è difficile immaginare il potenziale gettito che ne deriva. A fare due conti in tasca, il risultato non è niente male.

La tassa di soggiorno dovrà essere gestita dai Comuni e diversificata – spiega al Corriere del Garda Luigi Alberti, vicepresidente della Riviera dei Limoni e dei Castelli – La discussione è appena cominciata ma una cosa è già chiarissima, la tassa di soggiorno sarà solo ed esclusivamente per il turismo”. Una tassa dei Comuni e per i Comuni: “I soldi dovranno restare ai Comuni per la gestione delle attività turistiche, dal verde alle spiagge, dalle manifestazioni alla sicurezza, e poi la formazione e l’informazione. Il nostro obiettivo è creare un sistema turistico forte in grado di coinvolgere tutte le realtà del lago”.

Soldi utili nell’ottica della valorizzazione del territorio, dei prodotti e del lago di Garda stesso: “Nessun contributo dovrà essere versato a Provincia o Regione. Se loro lo pretendono allora noi non la applicheremo!”. La storia del turismo gardesano comincia da lontano, tanto che la prima guida turistica vera e propria pare sia databile al 1838, in doppia lingua, tedesco e italiano: una vocazione più che storica, una vocazione a cui non si può e non si deve rinunciare.

Alessandro Gatta

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