Venezia 68

È calato il sipario anche su Venezia 68, un’edizione che sulla carta sembrava essere la migliorie dell’epoca Muelleriana e che si è confermata molto buona, sia per i film presentati che per i riconoscimenti assegnati. La giuria, presieduta dall’americano Darren Aronofsky (Leone d’Oro nel 2008 per “The Wrestler”), ha scelto di premiare le opere d’autore, quelle che forse sono meno facili da distribuire, ma si confermano senza dubbio di primissima classe.

Il Leone d’oro è andato infatti al russo “Faust” di Aleksandr Sokurov e il Leone d’Argento al cinese “People Mountain People Sea” di Cai Shangjun (film sorpresa della sezione Concorso), mentre il Gran Premio della Giuria è finito inaspettatamente nella mani di Emanuele Crialese per il discusso “Terraferma”.

A bocca asciutta sono rimasti grandi nomi come Cronenberg con il suo “A Dangerous Method” e Polanski con “Carnage” (al cinema dal 16 Settembre), accanto a William Friedkin con “Killer Joe” e “Shame” di Steve McQueen, pellicola grazie alla quale Michael Fasbender si è aggiudicato la Coppa Volpi come miglior protagonista maschile.

Senza alcun dubbio possiamo affermare che “Faust”, vincitore indiscusso della Mostra di Venezia 2011, è un capolavoro, una moderna versione dell’opera di Goethe con cui Sokurov attualizza la tensione al male e alla conoscenza dell’uomo attraverso un universo figurativo di straordinaria bellezza, cui lui stesso da forma e che diventa un dipinto animato di ispirazione fiamminga e dalle suggestioni dell’iconologia russa. Un film che non si può dimenticare, capace di cambiare il nostro immaginario e la nostra coscienza cinematografica e non solo, basta concedergli solo un po’ di pazienza.

Molto bello e importante anche l’Argento “People Mountain People Sea”, dramma nella Cina rurale sulla ricerca di un assassino da parte di un operaio minerario; ancor più apprezzato “A Simple Life” di Ann Hui, storia commovente dell’affetto tra un produttore cinematografico e la sua anziana domestica, che è valso la Coppa Volpi femminile a Deanie Yip.

Parlando di film nazionali, invece, torniamo a “Terraferma”, storia corale di un’isola siciliana, tra mito e realtà, in una dimensione favolistica e nello stesso tempo attualissima. Gli abitanti, in gran parte pescatori, dovranno decidere se attenersi alle antiche leggi del mare e soccorrere i migranti o rispettare la legge che li obbliga al respingimento. Il film, piuttosto condannato al Lido, è già nelle sale, quindi potrete giudicare voi se dar ragione ai critici oppure no.

Da segnalare anche “L’ultimo terrestre” innovativo esordio alla regia del famoso fumettista, Gianni Pacinotti, in arte Gipi. Il film somiglia, infatti, a un fumetto, con le sue immagini-quadri di rimando felliniano. Un trentenne dalla faccia triste lavora in una sala Bingo, microcosmo di meste meschinità umane. Spia la vicina di casa che bacia un belloccio fatuo e arrogante. Un trans è l’unico amico che il protagonista ha e, intanto, il telegiornale annuncia l’arrivo degli alieni, ma nessuno ci fa troppo caso: siamo abituati a tutto. E in questa provincia già aliena di suo, e alienante, si consumano drammi di solitudine e di ordinario orrore.

Fuori concorso è stato presentato “Il villaggio di cartone” del maestro Ermanno Olmi, che è stato festeggiato solo un paio di mesi fa con il premio “Il Vittoriale degli Italiani”, a suggello della sua carriera sempre perseguita con impegno e passione. Evento molto atteso più dal pubblico dei sui fan è stato poi il rockumentary “Questa storia qua” di Alessandro Paris e Sibylle Righetti, su Vasco Rossi, anche questo già al cinema.

Un riconoscimento importante arriva in parte anche a Brescia, dato che nel lungometraggio “Là-Bas” di Guido Lombard, che si è aggiudicato il “Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis” e il Premio della Settimana della Critica, tra le protagoniste compare la promettente attrice bresciana Esther Elisha. Il film, che grazie ai successi veneziani ha trovato la distribuzione da parte di Cinecittà Luce, racconta «l’educazione criminale» di un giovane immigrato africano nel difficile universo di Castelvolturno, a pochi chilometri da Napoli.

Veronica Maffizzoli

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