A-letheia – Un medioevo nascosto, ma affascinanate

sant'emiliano

Il medioevo Gardesano è oscuro quanto affascinante. Oscuro non è qualitativo dei valori di cui si fa portatore, quanto piuttosto una considerazione della difficoltà ad estrapolarne materiali certi o quantomeno ricostruibili. Il materiale architettonico, antropico e paesistico prodotto tra il X ed il XV secolo è assolutamente notevole per quantità e bellezza, ma i normali strumenti interpretativi e i grossolani tentativi di ricostruzione storiografica operati negli anni passati non sono certo sufficienti a rendere meno offuscato il quadro. Non ci resta che goderne per quello che ci appare: incoerente, modificato, stratificato, innestato e, spesso, invisibile agli occhi, proprio perché parte integrante del paesaggio dell’entroterra.

Dopotutto la figura che meglio descrive l’atteggiamento artistico e produttivo del medioevo è quella dell’innesto: gesto che possiamo ritrovare dalla Croce di Desiderio come operazione intenzionale, fino alle forme aggregative e trasformative del patrimonio architettonico minore, dove si incontrano compresenze apparentemente incoerenti sia diacroniche che sincroniche. La vivacità di quel periodo, tanto fiorente sulle colline moreniche tra il fiume Chiese e il Mincio, trova la sua ragione nello stato necessario del fare e nella distanza da un’idea estetica connessa ad un concetto formale: la massima espressione è il Romanico, dove l’astrazione è derivata dall’espressività della tecnica costruttiva, manifestata dall’articolazione tipologica alla finitura.

pieve di San Pancrazio a Montichiari

In una bella giornata vale la pena invece prendere la bicicletta e provare a perdersi per le strade dell’entroterra di Desenzano: si troveranno una serie di luoghi dimenticati, violentati, trasformati e snaturati che nonostante tutto mantengono i caratteri di un passato remoto dal profondo fascino.

Notevoli sono i complessi padronali: dal Machetto, stravolto dai recenti interventi, che conservava a fianco della villa padronale un oratorio del XVII secolo, alla Corte del Giglio, ancora oggi diviso nelle tre parti (rustica, padronale e barchessa), alla cascina Ponticello, recinto quadrangolare con la torre a colombaia centrale sulla strada da San Martino a Pozzolengo. I complessi rustici non si contano: dalla cascina Taverna, complessa aggregazione di edifici rurali che parzialmente risalgono al trecento, alla località Calvata che conserva parte delle strutture di fortificazione e delle murature del mastio interno, a Montonale.

 

La pieve di San Donnino, a Rivoltella

I luoghi di culto costellano l’antico tracciato della deviazione della via Gallica: limitandosi a citare i siti archeologici di San Lorenzo e San Cipriano, oggetto di recenti e interessanti studi, meriterebbero una descrizione approfondita i siti di Madonna della Scoperta, sede dal duecento di un priorato di monache di clausura, ancora perfettamente riconoscibile nell’impianto morfologico di recinto ridefinito dal Comune di Lonato nel XVI secolo; dei resti dell’Abbadia San Vigilio, complesso monastico Benedettino risalente al 1104, definitivamente perduto dopo la realizzazione del Golf Club; dell’oratorio di San Girolamo; della Chiesa di San Zeno presso il cimitero di Rivoltella, sorta su preesistenze del trecento e dell’antica Pieve di San Donnino.

Quest’ultima, manica di un complesso rustico, si presenta in forme e usi rimaneggiati nei secoli: dall’aspetto quasi militare con mura perimetrali sostanzialmente cieche e massicce, forate da piccole monofore strombate (le cui architravi sono state trafugate e rimontate in costruzioni vicine) presenta al suo interno un impalcato intermedio e una volta a sesto ribassato, a celare la copertura a due falde. L’abside a base circolare costituito da corsi di pietrame con inserti di lesene lapidee è inglobato nell’abitazione retrostante.

La logica degli occhi, abituati a guardare quanto viene loro indicato, ci fa dimenticare di tutto quel patrimonio diffuso e materialmente e culturalmente fondamentale per la nostra memoria. Parlare di tutela è complesso, trattandosi spesso di costruzioni trasformate e divenute di proprietà privata; è doveroso però farne conoscenza, ritornando alle parole iniziali. Ecco che forse oscuro ed affascinante sono termini che si rincorrono; la fascinazione che ne deriva dipende tanto dalla libera possibilità interpretativa del processo di conoscenza di questi luoghi.

Flavio Vida, architetto, collabora con la cattedra di progettazione architettonica al Politecnico di Milano

studio.fva@gmail.com

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