E dopo il moto ondoso…

… e il motoscafista prosegue nel suo sfogo: “Ma se ci fosse solo il problema del moto ondoso, sarebbe un paradiso! Ce ne sono altri legati agli interessi di chi lavora sul lago ed alle Amministrazioni che non fanno rispettare le regole premiando i più furbi; se ha tempo e pazienza gliene parlo”.

Prendo carta e penna e il motoscafista riprende: “Come dicevamo prima, il moto ondoso è causato principalmente dalle grosse imbarcazioni e da come queste vengono condotte; se ci fosse una maggiore sorveglianza da parte della guardia costiera o dei vigili del Comune, da noi dotati anche di moto d’acqua, sarebbe facile multare quelli che non rispettano le regole con ancoraggi scorretti o manovre pericolose. Ma guarda caso, nelle acque interne, e quindi nel lago, le imbarcazioni fino a 20 metri non hanno l’obbligo della targa e quindi sono sconosciute a tutti gli effetti all’organo di vigilanza; non si sa quante sono e possono eludere le regole perché non individuabili. Le sembra giusto?”

Mi guarda interrogativo e poi con aria da complotto: “O questo forse è per facilitare le vendite di barche grosse in barba alle responsabilità della guida e forse anche in barba al fisco? Perché, relativamente alle targhe, non vengono applicate le stesse regole in vigore per il mare?”.

Ovviamente non so rispondere, ma curioso chiedo come vengano allora effettuati i controlli. Il motoscafista scuote il capo: “I controlli? Magari venissero fatti! Ormai c’è un’anarchia strisciante che mina la convivenza di quelli che lavorano al porto; le numerose segnalazioni ed incontri che abbiamo avuto con l’assessore responsabile dei porti e della navigazione non hanno portato quasi a nulla. Le faccio solo degli esempi legati al lavoro di noi motoscafisti: a Sirmione siamo circa una trentina, in gran parte raggruppati in due Consorzi, ma non esiste un tariffario ufficiale che fissi i prezzi in funzione del percorso, della durata, del numero di persone trasportate. Specialmente con i gruppi, i pullman tanto per intenderci, ci contendiamo il lavoro abbassando il prezzo a tutto vantaggio della guida del gruppo che spesso, si dice, applica poi ai suoi accompagnati delle tariffe ben più salate. Se ci fossero delle tariffe ufficiali e ben esposte al pubblico, si lavorerebbe con la normale turnazione senza fare sotterfugi e cesserebbero gli eventuali illeciti guadagni delle guide (per inciso questo sistema sembra valere anche per i ristoranti dove le guide vengono fidelizzate con pranzi gratuiti e tangenti). Altro problema sono i recapiti telefonici dei Consorzi ai quali i turisti possono rivolgersi per informazioni e prenotazioni, ma a certi furbetti risulta più conveniente far circolare tra le guide dei gruppi il proprio numero di cellulare procacciandosi così il lavoro al di fuori delle regole dei Consorzi e su questo argomento non dico altro!”

Capisco che altro malcontento serpeggia al porto e vinco la reticenza del mio interlocutore: “Al porto purtroppo non è più come una volta, in questi ultimi anni sono nate delle rivalità non solo tra i Consorzi, ma anche nei confronti di altri che lavorano con attività diverse: è una guerriglia continua. E poi c’è la lotta per i punti di attracco. Per esempio, all’uscita dal porto ci sono delle scalette alle quali poter attraccare per far salire o scendere i clienti, ma capita di trovare il posto occupato da altri natanti tra i quali i famosi senza targa, di cui parlavamo all’inizio, o i motoscafini in attesa di essere noleggiati. Questi ultimi dovrebbero essere attraccati ad apposite boe, ma risulta più comodo e conveniente tenerli ancorati nel porto o nei suoi pressi, tanto non vengono fatti i controlli. Parlare con l’assessore al quale è affidata la gestione del porto è come parlare con un muro di gomma… faremo … vedremo! Ed intanto fa lavorare suo figlio con gli stessi che andrebbero controllati. Insomma, al porto non governa più l’Amministrazione ma…”.

Lo sfogo del motoscafista si interrompe, una famigliola di turisti si sta avvicinando, forse si lavora: “Prego un bel giro in motoscafo? Il giro della penisola, le grotte di Catullo, la fonte Bojola…”. Il richiamo ha funzionato, l’imbarco avviene, senza essere disturbato dal moto ondoso. Un sorriso e un cenno della mano portata alla fronte a mo di saluto, mette fine all’incontro.

Mentre la scia del motoscafo si stempera, rifletto su come è cambiata l’atmosfera tra chi lavora al porto. Una volta tra motoscafisti, pescatori, addetti al chiosco della frutta e i sirmionesi di passaggio, era tutto un susseguirsi di saluti, battute, risate, una colorita armonia paesana anche allora con le sue rivalità, ma sempre con il rispetto delle persone. Ora sembra che siano gli imprenditori ed in particolare quelli venuti da fuori a fare il bello e cattivo tempo un po’ in tutti i settori, approfittando della fama di Sirmione senza riguardo dell’immagine che viene data del paese. L’unica cosa che importa è il guadagno.

Silvano Buffa

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