Il padrone di Jerry è distrutto: «Non sono un mostro»

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Nell’immaginario collettivo è ormai diventato l’aguzzino degli animali per antonomasia. E non potrebbe essere altrimenti scorrendo i verbali della Polizia locale di Desenzano: secondo gli atti sul tavolo della procura di Brescia è lui che ha sepolto vivo Jerry, il suo fedele breton condannandolo a una fine atroce. A salvare il cane sono stati appunto i vigili che ora lo hanno adottato. Sul padrone pende una denuncia penale, una richiesta di risarcimento danni dell’Avvocatura dello Stato annunciato dal ministro Michela Brambilla. Le principali associazioni animaliste si costituiranno parte civile in un eventuale processo. Di fronte a questo vero e proprio accerchiamento giudiziario e mediatico, Mario, pensionato, 65enne amante della caccia, ha deciso di rompere il silenzio per raccontare la sua verità. La difesa? «Ho sepolto il cane perchè lo credevo morto». Una tesi che sembra stridere con la letteratura scientifica prodotta alla Procura dai vigili e con il rapporto dei veterinari della Asl. Eppure a Mario, quando nell’ufficio del suo avvocato Giuseppe Occhionero parla di Jerry, gli si fanno gli occhi lucidi.
«NON SONO UN SADICO – ripete -. Se fossi stato in malafede, avrei denunciato la scomparsa del cane». Nella sua casa delle Grezze ci sono altri due quattrozampe, un meticcio mezzo bretone e un setter che – se le accuse di maltrattamento a Jerry fossere provate in tribunale – di sicuro gli saranno sottratti d’autorità. «Li accudisco con cura – spiega Mario -, come del resto ho sempre fatto con Jerry. L’ho adottato, nel 2008, da una persona che non poteva più tenerlo. All’epoca aveva dieci anni e soffriva già di una malattia agli occhi». Poi le condizioni di salute del breton sono peggiorate. «Il veterinario mi ha detto che era debole di cuore e che dovevo dargli una pastiglia diuretica la mattina e la sera, e mezza per il cuore – racconta Mario -, cosa che ho sempre fatto fino alla sera della domenica del 31 ottobre. Sono sceso per dargli la pastiglia e l’ho trovato esanime, accasciato, vuoto come un sacco: ho pensato fosse morto».
A quel punto, per non tenersi quella che riteneva una carcassa in casa durante il ponte di Ognissanti, il cacciatore ha deciso di sbarazzarsene in modo vietato. «In quel campo buttano materiali edilizi di scarto. Non ho fatto una buca, l’ho solo coperto. Quando gli agenti mi hanno convocato al comando mostrandomi la foto di Jerry vivo – spiega – mi è venuto un colpo. Mi hanno dipinto come un mostro, ma non lo sono».

Enrico Grazioli – Bresciaoggi 10/11/11

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