La nota di Eupoli – Desenzano tra campanilismo e urbanità

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Sergio Lingeri, autore di racconti e testi drammaturgici

Mentre cercavo tra le mie scartoffie una vecchia foto di Rumenigge, ritrovo uno scritto insolito mandatomi da tale Silvio Bellico e tratto da un’opera intitolata “Le mie frazioni”. Ne riporto un passo: «è dover d’ogni uomo ch’abbia in amor la Patria levarsi contro l’oppressore che tiranneggia le terre nostre. Centenaro e Lido alzano i lor gridi, Popoli di Desenzano sotto il giogo dell’impero lonatese. Gente nata nella nostro Comune Paese, ma costretta a un dominio straniero, a un’altra favella, a leggi inique! Ahimè Centenaro, tu sei figlia nostra orbata al padre! E tu Lido, hai cognome che non t’appartiene, quasi fossi genìa che il tuo fattore ha rinnegata! Ma chi ti generò ti accoglierebbe tosto fra le braccia e intonerebbe il canto che risuona dal suol lonatìo, d’esto paese io non sono natìo”. Interessante nota (ho la pelle d’oca?!) di patriottismo desenzanese, frazioni irredente, imperialismo comunale… e cose simili. Nel centocinquantenario sembra non passare di moda. Viene da notare che almeno al lido i locali chiudono più tardi. Tutto questo per dire, ormai a Desenzano siamo in clima elettorale. La tendenza sembrerebbe portare, da quel che si sente, da quel che si legge, a una certa frammentazione delle liste, col solito centro destra e centro sinistra ovviamente, forse qualche lista partitica “sola” o isolata, e una serie di civiche che dovrebbero essere apolitiche. Si voterà insomma più la persona che il partito, mi sento dire. Allora questa cosa che conta più l’individuo del simbolo che sta dietro la si sente da anni alle comunali, e mi sembra una str…amberia. Non per fare il controcorrente a tutti costi, ma proprio quando l’identità politica delle persone (i votanti, non i candidati) è vaga e sembra di essere in una indefinita ammucchiata (cosa di per sé rischiosa in vari ambiti!), è importante ritrovare gli ideali in modo netto, pulito, preciso, siano essi da una parte, dall’altra, oppure in centro (non storico magari, sennò magari si disturba). Il candidato conta, senza dubbio, e in alcune civiche ci sarà anche qualcuno di meritevole, che ha fatto bene magari, ma che “inspiegabilmente” non ha trovato posto in lidi a lui consoni. Rassegnamoci però sul fatto che A DESENZANO LE ELEZIONI SONO POLITICHE! Dopo Brescia, è il paese più importante della provincia (e gli altri se ne facciano una ragione) e tutti gli schieramenti politici ci tengono a vincere. Desenzano vuole essere una città? Come prima cosa allora, si abitui a esserlo! L’urbanitas (così i latini chiamavano l’“attitudine cittadina”) non manca, nei giovani ci sono stili diversi, tendenze, voglia di fare… eppure si ha sempre l’impressione di voler rimanere un paesone, o paesotto! Il campanilismo, lo snobbismo, l’arrichismo e compagnia bella sono da provinciali. E non è il luogo di nascita che determina l’urbanitas dei cittadini, ma è la possibilità di avere decoro urbano, svago, sport, lavoro, cultura, politica, otium e negotium insomma, di qualità! Pertanto credo che sia più sensato dire che votare (o non votare) è in assoluto un gesto politico, quindi si voti politicamente, corretto o scorretto non importa. Sergio Lingeri

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