Perché la poesia?

Perchè la poesia è un faro nel buio che genera emozioni e che dona una speranza, il che vuol dire non solo parlar d’amore, ma anche della vita, del mondo, della società. Perché mai come oggi, in un paese in decadenza come il nostro, c’è bisogno di chi fa poesia, di chi, con la sensibilità del poeta, indichi una via. Sembra facile, forse ridicolo, quanto scrivo, ma non lo è, perché la balcanizzazione, oltre che la nostra politica, ha colpito anche il mondo della cultura e della poesia, il che vuol dire perdita di futuro. Poeti che si beccano tra loro, altri vittime del berlusconismo*, altri ancora che sgomitano, come politici, per avere cattedre e poltrone, stanno scordandosi della cosa più importante: la resistenza! Non basta fare gli indignati comodamente seduti alla scrivania di casa davanti a un pc. I poeti devono fare resistenza! Dal 2008 ad oggi con gli incontri di poesia del Galeter ho portato a Montichiari decine di poeti, alcuni italiani, altri stranieri, ma ci sono poeti che devono essere raggiunti nel loro paese. Uno di questi è Izet Sarajlic, vissuto a Sarajevo e scomparso il 2 maggio 2002. Kiko, questo il suo soprannome, è stato uno dei più grandi poeti contemporanei, inutile presentarvi la sua ricca biografia, basti sapere della sua grande amicizia con Alfonso Gatto e con Erri De Luca, per citare due esempi, e che è stato Presidente di Casa della poesia. Naturalmente io non ho potuto raggiungerlo a Sarajevo, ma lì, durante gli incontri internazionali, ho saputo vedere le tracce da lui lasciate decidendo di resistere nell’assedio alla città, dal ’92 al ’95. Credo ci sia poco altro da dire, se non “leggete le sue poesie”.

ULTIMO TANGO A SARAJEVO

Il novantaquattro, 8 marzo.
La Sarajevo degli amanti non si arrende.
Sul tavolo l’invito per il matinée di danza allo
Sloga.
Naturalmente ci andiamo!

I miei pantaloni sono un po’ logori,
e la sua gonna non è proprio da Via Veneto.
Ma noi non siam a Roma,
noi siamo in guerra.

Arriva anche Jovan Divjak. Dagli stivali si vede
che viene direttamente dalla prima linea.
Quando ti chiede un ballo sembri un po’ confusa.
Per la prima volta ballerai con un generale.

Il generale non immagina l’onore che ti ha fatto,
ma, a dire il vero, anche tu al generale.
Ha ballato con la donna più celebrata di Sarajevo.
Ma questo tango – questo è solo nostro!

Per la stanchezza ci gira un po’ la testa.
Mia cara è passata anche la nostra magnifica vita.
Piangi, piangi pure, non siamo in Via Veneto,
e forse questo è il nostro ultimo ballo.

LA FORTUNA ALLA MANIERA DI SARAJEVO

A Sarajevo
in questa primavera 1992,
tutto è possibile;
f
ai la coda per comprare il pane
e ti ritrovi al Servizio traumatologia
con una gamba amputata.
E dopo asserisci
d’aver avuto anche fortuna.

AGLI AMICI DELLA EX-YUGOSLAVIA

Che cosa ci è successo tutt’a un tratto
amici?
Non so
cosa fate.
Cosa scrivete.
Con chi bevete.
Quali libri leggete.
Non so più neanche
se siamo ancora amici.

SORELLE

Quelle di Esenin
si chiamavano Shura e Katia.
Quelle di Majakowskij
Ludimilla e Olia.
Le mie
Nina e Raza.
E tutte sono morte.
Raza e Nina
a cinquanta giorni di distanza.
Sono morte
o a dire il vero sono state uccise dagli stenti
Devo cercare da qualche parte
una nuova sorella.
Perché io non posso
non essere fratello.

CERCO UNA STRADA PER IL MIO NOME

Passeggio per la città della nostra giovinezza
e cerco una strada per il mio nome.
Le strade ampie, rumorose le lascio ai grandi della storia.
Cosa stavo facendo mentre si faceva la storia?
Semplicemente ti amavo.
Cerco una strada piccola, semplice, quotidiana,
lungo la quale, inosservati dalla gente,
possiamo passeggiare anche dopo la morte.
Non importa se non ha molto verde,
e neanche propri uccelli.
È importante che in essa possano trovare rifugio
sia l’uomo che il cane in fuga dalla battuta di caccia.
Sarebbe bello che fosse lastricata di pietra,
ma tutto sommato questa non è la cosa più importante.
La cosa più importante è
che nella strada con il mio nome
a nessuno capiti mai una disgrazia.

Noi del movimento dal sottosuolo continueremo a fare resistenza, continueremo anche con l’aiuto dei poeti di Casa della poesia quando sarà possibile, e se voi vorrete vedere come i poeti fanno resistenza non vi resta che venirci a trovare al Caffè Galeter in Via Guerzoni 92/h a Montichiari. Saremo lì il 29 ottobre con Fabio Barcellandi (Brescia) e Anila Resuli (Albania), e il 12 novembre con venti poeti provenienti da ogni angolo d’Italia, per l’incontro indetto da Thauma Edizioni.

Andrea Garbin

http://poesiadalsottosuolo.wordpress.

* Fenomeno politico, sociale e di costumi nato in Italia negli anni Ottanta inteso come conseguenza, e non causa, dell’anomalia italiana.

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