Piano di governo del territorio di Desenzano: una grande occasione persa.

Uno squarcio del PLIS del Montecorno

Il 28 settembre a Desenzano è stato adottato dal Consiglio comunale il Piano di Governo del Territorio (Pgt), che succede al Piano Regolatore Generale (Prg). In qualità di cittadino desenzanese residente da 3 anni, facendo riferimento alla mia breve esperienza di amministratore locale, scrivo spinto da una sorta di “grido di dolore” rimasto in gola.

L’adozione di questo strumento urbanistico poteva essere l’occasione per compiere un doveroso cambio di direzione nella gestione del territorio locale. Nelle realtà vicine, come già segnalato anche dal Corriere del Garda, ci sono recenti esempi di una rinnovata presa di coscienza da parte degli amministratori locali, rispetto alle discutibili scelte del passato.

A Manerba nel 2009 la nuova amministrazione Simoni ha stracciato il Pgt precedentemente adottato per redarne una nuova versione con riduzione delle volumetrie concesse. A Padenghe il Sindaco Avanzini vuole porre fine all’edificazione di seconde e terze case, esaurita la potenzialità edificatoria del Pgt approvato dalla precedente Amministrazione. Ancor più significativa è la scelta del Sindaco di Moniga Lavo con il primo Pgt in Valtenesi prossimo alla “crescita zero”.

Questi 3 Comuni stanno cooperando per la creazione di un Parco locale d’interesse sovracomunale (PLIS), volto a tutelare e valorizzare aree pregiate, minacciate da possibili future costruzioni. Sebbene in questi piccoli paesi l’avanzata del cemento negli ultimi 20 anni abbia irrimediabilmente compromesso parte del verde esistente, finalmente le Giunte in carica hanno compreso il bisogno di interrompere una tendenza deleteria.

A Desenzano emerge, invece, una continuità con la politica di cementificazione e, seguendo la relazione di presentazione dell’Ass. all’urbanistica Giardino, mi ha colpito un estratto finale in cui si sostiene che il vero protagonista di questo nuovo strumento urbanistico è l’ambiente: una contraddizione con la previsione di una distribuzione complessiva di 409.325 mc, che porterà ad avere un suolo edificato che si attesterà al 26%.

Emerge una chiara volontà di fare di Desenzano una futura città, soprattutto in un’ottica turistica volta a valorizzare con opere e infrastrutture le qualità della cittadina, definita con ambizione “la capitale del Garda”. Si prevede un possibile aumento delle strutture ricettive e alberghiere (nel PGT sono vocazioni d’area, non destinazioni, ndr), la riqualificazione del lungolago Cesare Battisti e la creazione di un palazzetto dello sport multifunzionale, con un accenno all’intervento da operare sul Castello, tramite il quale si ricaveranno nuove sale utilizzabili per attività di carattere culturale. Secondo l’Assessore questi interventi daranno a Desenzano la caratura necessaria a renderla un’appetibile meta di richiamo turistico.

 

Uno scorcio del PLIS del Montecorno

La valorizzazione ambientale, sempre secondo l’Assessore, oltre che dalla sostenibilità e dalla qualità degli interventi, sarà garantita anche dalla nascita del nuovo “Parco della Battaglia” a San Martino d/B, che si aggiungerà agli altri già esistenti.

Gli interventi dei Consiglieri di minoranza hanno permesso di delineare in quale modo parti delle cubature saranno allocate. Molto è stato detto e ribadito sui due discussi PII, Grezze e Tassere, che prevedono la costruzione di circa 500 nuovi appartamenti, concessi esclusivamente per garantire la realizzazione di due opere altrettanto contestate e già oggetto di di raccolta firme e su cui il PD pensa a un referendum. Il Cons. Bertoni ha elencato altri nuovi ambiti di trasformazione: il calzificio Gallo (41.000 mq), la zona artigianale Pigna (26.000 mq), l’area Rio Venga (5.500 mq) e altri 43.800 mq in attività commerciali a Rivoltella, citando infine ulteriori ampliamenti in via Mantova e nella zona Mercatone.

Il Cons. Pienazza ha giustamente fatto presente che, oltre ai nuovi ambiti di trasformazione, pure nelle aree di consolidamento urbano si prevede un aumento di volumetrie su diversi edifici esistenti, tra cui si è preso ad esempio l’ex Hotel Ramazzotti, che dagli attuali 6.000 mc lieviterà a 8.900 mc. La cosa più emblematica è che dagli atti si delinea l’eventualità di creare aree adibite a nuovi centri urbani: in zone verdi in cui si realizzano nuovi insediamenti abitativi si prevedono ulteriori forme di crescita tali da plasmarli in futuri nuovi centri urbani. Una simile previsione la dice lunga sulle future prospettive di Desenzano.

Il Presidente del Consiglio comunale Merici ha parlato della necessità di favorire il “progresso” di una realtà che ha l’ambizione di diventare città. Ammesso e non concesso che i 3000 nuovi abitanti stimati dall’Ass. Giardino siano reali, bisognerà incrementare la rete di servizi atta a sostenerne il peso, in un Comune già pesantemente congestionato dal traffico automobilistico. Considerato l’elevato numero di appartamenti vuoti (se ne stimano tra i 1.000 2.000) e la situazione del mercato immobiliare, si rischia di far aumentare l’invenduto. Per le giovani coppie non si prevedono molte nuove soluzioni a prezzi calmierati: il precedente indice di edilizia convenzionata del 25% è sceso al 10% .

Con queste premesse, il sospirato grande afflusso verso Desenzano, di fronte ad un’inevitabile riduzione della qualità di vita dovuta alle conseguenze che l’aumento della popolazione comporta, potrebbe trasformarsi alla distanza in un grande esodo.

Scongiurato il pericolo del tanto famigerato Polo del lusso, si parla di aree a vocazione turistica, ma la continua perdita di aree verdi a vantaggio dell’urbanizzazione rischia anche di eliminare uno dei motivi di attrazione del Lago di Garda, ossia la bellezza del territorio, che i turisti potrebbero cercare altrove.

Per sostenere i costi dei servizi, secondo Giardino, l’unico modus operandi sarebbe quello di costruire per garantirsi entrate. Il problema di un bilancio che non permette grandi investimenti per migliorare le potenzialità di Desenzano è un nodo da sciogliere, ma, anziché ripetere che mancano i soldi, bisognerebbe spiegare a cosa sia attribuibile una simile situazione e di chi siano le responsabilità. Basta il Patto di stabilità? È necessario pensare nuove soluzioni, ma la mia sensazione è che questa maggioranza preferisca ricorrere più comodamente all’incameramento degli oneri di urbanizzazione.

Prima di un aumento del gettito fiscale, con particolare riferimento all’Ici sulle seconde case, a partire da determinate fasce di reddito in su, sarebbe opportuna una politica di tagli: eliminare alcune manifestazioni superflue per la comunità e ridurre le spese di altre non eliminabili.

Padenghe dal recupero dell’Ici evasa a partire dal 2006 su seconde case ed aree edificabili ha stimato una quota pari a 2 milioni di euro. Questa cifra permetterebbe di coprire i costi di realizzazione di almeno un’opera pubblica senza ricorrere per esempio ai tanto agghiaccianti PII, che non nascono da reali esigenze abitative ma rappresentano solo una merce di scambio. Mi domando pertanto se anche a Desenzano siano presenti simili fenomeni di evasione e se sia possibile dotarsi di adeguati strumenti di rilevazione.

Simone Maraggi

 

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